24/05/2025
Dove possiamo trovare una fonte autorevole e indipendente per capire davvero cosa sta succedendo in Ucraina, al di là della propaganda e delle semplificazioni mediatiche?
Jacques Baud potrebbe essere una risposta. Ex colonnello dell’esercito svizzero, è un esperto di intelligence e sicurezza internazionale. Ha lavorato per i servizi strategici svizzeri e ha ricoperto ruoli nella NATO, dove è stato responsabile della lotta contro la proliferazione delle armi leggere. Nel 2014, durante la crisi ucraina, era coinvolto nei programmi NATO e si trovava in Crimea, monitorando il traffico di armi e analizzando la situazione sul campo. Ha studiato a fondo il conflitto, criticando apertamente le politiche occidentali e l’influenza della NATO nella regione.
🔍 Analisi in 5 punti delle dichiarazioni di Jacques Baud
1. Fanatismo ideologico e influenza dei gruppi ultranazionalisti:
Baud afferma che una parte significativa della politica ucraina post-2014 è stata influenzata da gruppi ultranazionalisti, come il battaglione Azov, che secondo lui hanno avuto un ruolo sproporzionato nel determinare l’orientamento ideologico del paese. Egli sostiene che:
“Il governo ucraino ha integrato elementi radicali nella Guardia Nazionale, e questi gruppi hanno avuto un’influenza ideologica che ha superato il loro peso elettorale.”
Questa affermazione è coerente con quanto Baud ha scritto anche nel suo libro “Ukraine entre guerre et paix”, dove denuncia l’uso politico di questi gruppi da parte del governo per rafforzare la narrativa anti-russa .
2. Derussificazione come progetto politico:
Baud descrive la “derussificazione” come un processo sistematico promosso dallo Stato ucraino, che include:
la rimozione della lingua russa dall’istruzione e dai media,
la distruzione di monumenti legati alla cultura russa,
e la riscrittura della storia nazionale.
Nel video afferma:
“Non si tratta solo di una guerra militare, ma anche culturale: l’Ucraina ha intrapreso un processo di derussificazione che mira a cancellare ogni traccia dell’identità russa.”
Questa posizione è confermata anche da sue precedenti interviste e pubblicazioni, dove Baud critica l’Occidente per aver ignorato le implicazioni culturali e identitarie di queste politiche .
3. L’Occidente e la narrativa unilaterale:
Baud accusa i media occidentali di aver costruito una narrativa manichea, in cui l’Ucraina è sempre vittima e la Russia sempre aggressore, senza considerare le complessità storiche e culturali del conflitto. Dice:
“L’Occidente ha scelto di sostenere una parte senza comprendere le dinamiche interne dell’Ucraina, contribuendo così a radicalizzare il conflitto.”
Questa critica è ricorrente nei suoi scritti, dove Baud sottolinea l’importanza di analizzare i fatti sul campo piuttosto che affidarsi a narrazioni ideologiche .
4. Il ruolo della NATO e la militarizzazione dell’Ucraina:
Baud sostiene che la NATO, a partire dal 2014, ha contribuito alla militarizzazione dell’Ucraina, trasformandola in un “proxy” per contenere la Russia. Egli afferma:
“L’Ucraina è stata armata e addestrata per anni, non per difendersi, ma per provocare una reazione russa.”
Questa visione è coerente con quanto Baud ha dichiarato in altri contesti, dove accusa l’Alleanza Atlantica di aver ignorato gli accordi di Minsk e di aver spinto l’Ucraina verso una strategia di confronto .
5. Soluzione negoziata e critica alla strategia occidentale:
Infine, Baud propone una soluzione diplomatica al conflitto, criticando l’idea di una “vittoria totale” sull’esercito russo come irrealistica. Dice:
“Continuare a inviare armi non risolve il problema: serve una soluzione politica che tenga conto delle realtà sul terreno.”
Questa posizione è centrale anche nei suoi libri, dove Baud propone un ritorno al dialogo multilaterale e alla neutralità dell’Ucraina come via d’uscita dal conflitto .
Se volete approfondire cliccate sul video
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