08/08/2026
Francesco Guccini è, di per sé e da tempo, già Storia. Che miracolo è quello che porta le sue canzoni nel nostro cuore così a lungo nel tempo?
Forse le parole che suonano come titoli di coda, come la volontà di non arrendersi ad una vita affamata, nostalgica e disordinata, parole che volano verso un mondo dove, ancora, è tutto da fare e dove, ancora, è tutto o quasi tutto da sbagliare.
Sono le parole dei momenti di grandi incertezze, di amarezza esistenziale e disillusione attenuati dalla speranza e dall'autoironia.
Le sue canzoni sono state l'eterno risuonare di anni di formazione e scoperte quando, a contare, non era la risposta quanto il continuare a domandare e incuriosirsi affidandosi al dubbio.
Siamo stati una generazione che si voleva colta, con il gusto e la necessità di essere problematici e fuori luogo, non proprio gucciniani militanti ed integralisti, piuttosto con la consapevolezza che il presente era un territorio ostile dove cadevano gli ubriachi "per le strade che hanno scelto".
E tutto questo accadeva quando, per dirne una, i Pink Floyd stavano architettando The dark side of the Moon.
Sull'altro versante si percuotevano i tamburi con la lingua, si mettevano in campo quaranta parole dove un silenzio avrebbe potuto chiarire l'incomprensibile.
Se lui costruiva ponti fra la musica, la poesia e l'impegno sociale, a lui si ricorreva quando ti assaliva il dubbio sulle grandi apparenze ideologiche.
A lui, le cui parole brillavano più delle note, guardavi quando ti scoprivi birillo in un gioco di carambola condotto da mani imperscrutabili.
Le cose si direbbero peggiorate nella miseria morale del tempo che ci tocca vivere, nell'infimità sociale dell'indistruttibile ipocrisia borghese.
Qui non si tratta di conservare il passato ma, ancora, di realizzare le sue speranze.
Ancora di risentire nelle Università occupate i suoi versi che ti impongono di guardarti allo specchio mentre avverti già il dissolversi delle utopie.
Non è facile arrivare al forziere dei suoi tesori e l'operazione è sconsigliata ai distratti, ai diversamente impegnati, ai carrieristi prevedibili con i quali condividiamo il tedio a morte del vivere in provincia. Con quelli che ti ricordano che ogni deviazione dalla ritualità può avere conseguenze drammatiche per la Comunità e compromettere l'equilibrio del Mondo.
Le sue sono anche canzoni d'amore, di un amore risaputo e un po' stanco ma immensamente grande perché conscio delle difficoltà e della noia, delle quotidiane piccole cose prevedibili e che prova imbarazzo quando, teneramente, vuol parlare di sé. Anche qui i scopriamo eroi delle occasioni p***e.
Ma, s'io avessi previsto tutto questo.