28/11/2015
Il ministro del "lavoro", venuto fuori dalle Cooperative, affermando che “prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21″ esprime lo spirito classista che anima il governo, i suoi sostenitori e gran parte delle opposizioni parlamentari nei confronti del mondo dell'istruzione e del lavoro: qualcuno avrebbe detto che "ha la faccia come il c**o".
E' il simbolo di una lotta di classe combattuta dall'alto verso il basso. Proviamo a tradurre in termini concreti il senso materiale della frase del ministro e della sua "filosofia del tempo":
- ogni sapere critico va abolito: l'esame viene inteso come una pratica da risolvere nel minor tempo possibile; al diavolo gli approfondimenti, non sono produttivi;
- chi non può permetterselo deve astenersi dagli studi universitari: lo studente-lavoratore, che lavora per mantenersi gli studi, è caldamente indirizzato a "realizzarsi" solo nel proprio lavoro sottopagato;
- l'università ha valore di consumo e non d'uso: il sapere e la cultura non hanno più portata universale, ma vanno consumati rapidamente, per poter fruire delle poche competenze e conoscenze acquisite nel mondo del lavoro stravolto dal Jobs Act;
- chi non riesce a laurearsi in tempo è un "fallito": da chi ci chiama "bamboccioni" a chi preferisce l'inglese "choosy", nessuno degli aspiranti stregoni al governo ha mai fatto i conti con la deriva autoritaria che le istituzioni scolastiche stanno avendo, con la diminuzione del numero degli appelli, l'accorpamento di dipartimenti ed ex facoltà che appesantisce la burocrazia e taglia posti di lavoro, anche grazie ai continui tagli ai danni di scuole e università pubbliche.
La nostra idea di università, pubblica, gratuita e di massa per tutte e tutti, prevede l'abolizione del 3+2 e il ritorno alle lauree quadriennali e quinquinnali a ciclo unico, con la possibilità di co-programmare il percorso di studi da parte di ciascuno studente, la soppressione del linguaggio economico nel mondo universitario (a partire da crediti e debiti formativi), l'incremento massiccio del numero e dell'entità delle borse di studio, la cui copertura deve essere completa, la garanzia di alloggio negli studentati e dei pasti pagati in mensa per ogni studente fuorisede idoneo, l'accesso gratuito e illimitato a biblioteche, musei, mostre e iniziative, il ripristino del valore legale del titolo di studio.
Noi vogliamo un'università in cui ci si possa iscrivere e laureare a qualsiasi età e con qualsiasi valutazione numerica finale, e che lasci, a chi la frequenti, la possibilità di autorealizzarsi in ciò che più sente vicino ai propri interessi.