11/06/2026
Si è spenta a Milano Sultana Razon, pediatra, testimone della Shoah e moglie di Umberto Veronesi.
Nata a Milano il 24 agosto 1932 da Nissim Razon e Regina Afnaim, apparteneva a una famiglia ebrea sefardita di origine turca, arrivata in Italia nel 1930.
Durante la guerra, ancora bambina, visse la persecuzione antiebraica, l’internamento e la deportazione. Dopo l’internamento del padre a Ferramonti di Tarsia, la famiglia fu trasferita a Taglio di Po. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i genitori furono imprigionati nel carcere di Rovigo, mentre Sultana, insieme alla sorella e ai cuginetti, rimase per un periodo sola, affidata all’aiuto di una contadina del paese.
In seguito anche i bambini furono arrestati e ricongiunti ai familiari. Tutti vennero trasferiti a Fossoli e da lì deportati a Bergen-Belsen. Grazie ai passaporti turchi, furono separati dagli altri prigionieri e, nell’aprile 1945, rilasciati nell’ambito di uno scambio con prigionieri tedeschi detenuti in Turchia. Dopo il passaggio in Svezia e l’arrivo a Istanbul, Sultana tornò a Milano nel gennaio 1946.
Rientrata in Italia, riprese gli studi e divenne medico pediatra oncologa. Per oltre quarant’anni lavorò al Fatebenefratelli e al San Carlo di Milano, contribuendo alla nascita dei primi reparti di pediatria nei due ospedali.
Nella sua vita condivise un lungo percorso familiare con Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale. Dal loro matrimonio nacquero sei figli.
Nel corso degli anni scelse di trasformare la memoria della persecuzione vissuta in testimonianza, incontrando studenti e giovani per raccontare la Shoah. Nel 2013 pubblicò il libro autobiografico “Il cuore, se potesse pensare”. Una storia d’amore, ricerca e battaglie e nel 2019 ricevette l’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano.
Con Sultana Razon Veronesi scompare una voce preziosa della memoria, una donna che ha attraversato persecuzione, deportazione, ritorno alla vita e impegno al servizio degli altri.
La Fondazione Museo della Shoah si unisce al cordoglio della famiglia e di tutti coloro che ne custodiscono la memoria.