17/08/2026
Oggi guardiamo con il cuore pesante a quanto sta succedendo nella montagna friulana, con tristezza infinita per i boschi che bruciano e le comunità coinvolte, e altrettanta gratitudine per tutte le persone che stanno lavorando per limitare i danni.
Purtroppo non è un’emergenza, sarà sempre più frequente: la comunità scientifica lo sta gridando da decenni.
Incendi, alluvioni, siccità sono le conseguenze di un modello di sviluppo basato sul consumo indiscriminato di risorse naturali e sulla crescita infinita.
Lo abbiamo detto in modo chiaro anche noi nel febbraio del 2023, quando decidemmo di organizzare il primo incontro della campagna per le elezioni regionali in Carnia, a Pieria di Prato Carnico. Perché nelle “terre ai margini” le cose succedono prima e prima si possono trovare le soluzioni.
Una campagna basata sulla denuncia di una crisi ambientale evidente, che ha bisogno di risposte radicali e immediate, di proposte (che in questi anni abbiamo fatto a centinaia).
Invece chi oggi governa in Friuli-Venezia Giulia ritiene che il cambiamento climatico non sia una priorità.
Pensano che in montagna sia più importante mettere i soldi per gli impianti sciistici (190 milioni in 3 anni), piuttosto che trovare il modo di gestire in maniera sensata i boschi e le foreste.
Pensano che gli alberghi per i ricchi (quasi 20 milioni di fondi regionali) vengano prima della manutenzione dei sentieri e dei rifugi alpini.
Quando denunciamo la crisi climatica e chiediamo di investire le risorse del bilancio regionale in un vero piano di mitigazione dei rischi e adattamento, ci accusano di teo-ambientalismo e fanno spallucce.
Come sempre è successo nella Storia, prima o poi la verità verrà fuori.
Speriamo non sia troppo tardi. Resistiamo.