11/05/2026
La richiesta di un gruppo di cittadini, che hanno avuto ruoli importanti nella storia amministrativa della città, di fare di Monfalcone l’oggetto di uno studio a livello accademico, per trovare le soluzioni alla crisi che ci attanaglia, è giusta e va sostenuta.
Lo diciamo da anni, Monfalcone è una piccola realtà che sta subendo una trasformazione impressionante, senza che siano state messe in campo le risorse e i progetti per gestire la situazione. Ciò ha comportato il paradosso che una città che produce ricchezza per tutta la regione e per l’intera nazione è sempre più povera, incapace di affrontare i problemi e dal futuro sempre più incerto.
Lo studio, come hanno evidenziato i promotori di “Monfalcone 2040” dovrà valutare qual è la situazione attuale, le prospettive future per quanto riguarda la nostra condizione sociale ed economica e i progetti da avviare per cambiare radicalmente la situazione e rilanciare la città, a partire dalle necessarie politiche di integrazione.
Il Partito Democratico ribadisce la sua disponibilità a collaborare con tutti coloro che hanno a cuore il futuro della città. Per fare ciò, è bene ribadirlo, ci vuole, prima di tutto, una forte volontà politica da parte di tutti. Ci vuole la capacità di accettare la realtà in tutti i suoi aspetti: l’immigrazione esiste, e permanente e chi racconta b***e come la remigrazione o, come fa la giunta, pensa di risolverla con “dispetti” e prevaricazioni agli immigrati non fa altro che peggiorare la situazione; l’integrazione è un percorso che riguarda tutti, chi è presente da anni e chi è arrivato, la base di convivenza esiste già nelle nostre leggi, a partire dalla Costituzione che sancisce la parità di diritti tra donne e uomini, la libertà di espressione e di fede, la separazione tra Stato e Chiesa; una città non può produrre ricchezza per tutti e diventare povera, l’economia cittadina non può fondarsi sul lavoro precario, povero, sfruttato, ma sulla qualità, la formazione e sicurezza e tutti devono agire in questo senso (a partire da Fincantieri); Monfalcone da sola non ce la può fare, ci vogliono le istituzioni pubbliche (a partire dallo Stato, senza il quale non si può realizzare nulla) e l’intervento dei privati, ci vogliono risorse e progetti, a partire dalla scuola, e un dialogo permanente per progettare il futuro (il b***etto tra le istituzioni governate dalla destra e Fincantieri fino a oggi non ha portato a niente).
Si deve agire subito, ma non a chiacchiere, in modo concreto. Chi governa la città prenda atto di non essere in grado di farlo da solo e accetti i consigli, le indicazioni e la disponibilità a collaborare degli altri.
La città non può continuare in un inarrestabile declino solo perché la destra che la governa non vuole risolvere i problemi. Governano la città, la Regione e lo Stato e niente di niente è stato fatto per un semplice motivo: tenere alta la tensione, lasciare i problemi aperti, fare demagogia è l’unico modo che hanno per raccogliere voti.
È anche necessaria una grande riflessione collettiva che coinvolga la cittadinanza, i monfalconesi devono poter leggere il loro presente, discutere, trovare un percorso collettivo per gli anni a ve**re. Servono degli “Stati generali della città”, aperti a tutti, con una discussione libera, franca, che parli con i dati della realtà e per questo lo studio proposto è fondamentale: cittadini, operatori economici, categorie, partiti, sindacati, associazioni, rappresentanze culturali e religiose, immigrati, tutti sono chiamati a discutere di un futuro che è collettivo o non sarà affatto. Il comune se ne faccia promotore, chi lo governa rappresenta solo una parte e, al punto dove siamo arrivati, una parte non può governare da sola Monfalcone.
Ci giochiamo il futuro adesso, se non vogliamo essere la discarica di una fabbrica che produce ricchezza destinata ad altri, mentre i giovani ci lasciano per costruire il futuro altrove, lasciandoci a rimuginare sul passato e le occasioni perdute.