Monfalcone Civica e Solidale

Monfalcone Civica e Solidale Monfalcone Civica e Solidale nasce dalla volontà di costruire, insieme al resto del CentroSinistra, un’alternativa concreta al governo delle destre.

Il nostro progetto è nuovo, aperto e partecipato, di Cittadine e Cittadini. Frutto di diverse esperienze civiche, dell’apporto di sensibilità ambientaliste, della partecipazione attiva de “La Sinistra per Monfalcone”. Assieme condividiamo gli stessi valori di solidarietà e di impegno per il bene comune, che riteniamo essenziali per rilanciare la nostra città. In questi anni, l’Amministrazione Cisi

nt ha trattato Monfalcone come un contenitore da abbellire. Sono stati realizzati interventi su piazze, fiori e opere pubbliche, ma è mancata la cura per la “sostanza” della città: i suoi abitanti, i lavoratori, i giovani, gli anziani, con i loro bisogni in continua evoluzione.

È proprio qui che vogliamo fare la differenza: rimettere al centro la persona, puntare a una vera coesione sociale, lavorare sul benessere quotidiano di tutte e tutti. Il nostro obiettivo è dare risposte concrete a chi cerca servizi adeguati, opportunità di lavoro innovative, una tutela ambientale consapevole e nuove prospettive culturali. Vogliamo costruire un progetto dove la città non sia solo bella e curata, ma anche viva, vitale, in grado di valorizzare i propri talenti e le proprie risorse. Monfalcone Civica e Solidale guarda al futuro e desidera farlo insieme a chi crede in una città più unita e più giusta, per riportare il bene comune al centro della politica locale, dando voce a tutti coloro che condividono questa visione e vogliono partecipare a un cambiamento reale. Sostienici, partecipa, aiutaci a costruire una Monfalcone migliore: civica, solidale e davvero vicina alle persone.

31/05/2026

Ieri Monfalcone si è colorata e animata di suoni e musiche.

Una festa fatta da persone diverse, per colore della pelle, per modo di vestire, per lingua, per provenienza, per abitudini e tradizioni ma unite dalla stessa voglia di condividere, di stare assieme di conoscere e di farsi conoscere.

Chi ha partecipato ha sentito che per un giorno Monfalcone poteva essere diversa, una città in cui la diversità è una ricchezza che altri non hanno.

Chi ha partecipato ieri ha riso, cantato e ballato con persone conosciute e sconosciute, ha ballato su note mai sentite, ha incontrato sorrisi autentici.

Chi ha partecipato ieri ha potuto tornare bambino o bambina sotto una grande bandiera di bandiere del mondo che ci ricorda che siamo tutti e tutte abitanti di questa terra.

Chi ha partecipato ieri era felice semplicemente di stare assieme ad altri ed altre e ha visto che un altro mondo è possibile.

A volte basta poco per fare la differenza tra la rabbia e la felicità, ieri abbiamo provato ad esser felici e ci è riuscito!

📚 Un anno di mandato: molte conferenze stampa, poche risposte sui problemi reali della cittàLa conferenza stampa del sin...
31/05/2026

📚 Un anno di mandato: molte conferenze stampa, poche risposte sui problemi reali della città

La conferenza stampa del sindaco Fasan sul primo anno di amministrazione ha raccontato una città fatta di cantieri, opere pubbliche e progetti annunciati. Ma è altrettanto significativo ciò di cui il sindaco ha scelto di non parlare.

È stato un bilancio di parte, costruito per raccontare solo ciò che conviene raccontare.

A partire dal tema che più di ogni altro ha segnato il dibattito pubblico monfalconese negli ultimi anni: immigrazione e integrazione. Un argomento utilizzato spesso come elemento identitario e politico, ma completamente assente nel bilancio di questo primo anno di mandato. E forse non è un caso: perché dopo anni di propaganda, la città continua a non vedere un vero progetto di integrazione, prevenzione del disagio e costruzione di coesione sociale.

Allo stesso modo è mancato qualsiasi riferimento serio all’ambiente.

Monfalcone è un Comune che spende oltre 5 milioni di euro all’anno per il servizio rifiuti, ha aumentato le tariffe a carico dei cittadini ma non ha ottenuto un reale incremento della raccolta differenziata. I costi salgono, ma i risultati non migliorano.

E ancora più grave è il silenzio sulla nuova centrale a gas, destinata ad avere un impatto ambientale e climatico rilevante sul territorio. In un momento storico in cui il gas è al centro di tensioni internazionali, guerre e pesanti conseguenze economiche sulle famiglie, l’amministrazione non ha battuto ciglio nemmeno davanti alla riduzione delle compensazioni promesse alla città.

Ma il silenzio più pesante è stato quello su Fincantieri, cioè sul tema che più di ogni altro incide sulla vita economica, sociale e ambientale di Monfalcone. Di fronte alla questione centrale per il futuro della città, il sindaco ha preferito non rispondere alle domande della stampa. Ed è proprio su questo terreno che la destra monfalconese si gioca gran parte della propria credibilità politica.

Anche sui servizi il bilancio resta insufficiente.

La conferenza stampa del sindaco ha dimenticato di parlare degli aumenti spropositati delle tariffe, ben conosciuti dalle famiglie che hanno un proprio caro in casa di riposo e che vedono crescere i costi senza adeguate risposte. Una menzione particolare la vogliamo fare anche noi sul cimitero che vede aumenti delle tariffe anche del 102% per alcune voci come il personale di servizio (da 37€ a 75€) e del 50% per il servizio di trasporto funebre (da 234€ a 350€), soldi presi direttamente dalle tasche dei cittadini su servizi essenziali! Ci mancherebbe che non pensi a rifare i vialetti!

Sulle scuole si è scelta una gestione prevalentemente ordinaria: manutenzioni e ristrutturazioni, ma senza aumentare realmente l’offerta educativa. Restano gravi le liste d’attesa per le scuole dell’infanzia e per i nidi, che continuano a colpire famiglie e bambini come accade ormai da anni.

Manca inoltre una vera politica di prevenzione e attenzione agli adolescenti, soprattutto verso quei ragazzi che non frequentano ambienti sportivi o associativi e rischiano di restare senza punti di riferimento educativi e sociali. Il disagio giovanile continua ad essere un tema inascoltato e potenzialmente drammatico per il futuro della città. Il Centro Giovani, invece di diventare uno spazio di aggregazione e presidio sociale, si è trasformato progressivamente in un semplice “corsificio”.

Per questo il giudizio su questo primo anno di mandato non può certo essere quello trionfale raccontato dal sindaco.

Più che un’amministrazione capace di imprimere una nuova direzione alla città, si è vista finora una prosecuzione di opere e cantieri avviati molti anni fa, in alcuni casi persino prima delle giunte leghiste (vedi case di via Rossini).

Quanto alle autocelebrazioni e ai voti dati a sé stessi, ne comprendiamo l’importanza comunicativa, ma forse è meglio calare un velo pietoso. Perché il rischio è quello di avere un’amministrazione troppo impegnata a incensarsi e a dare i numeri, invece che a risolvere davvero i problemi della città.
Voto 4 ½.

⚠️ Sono venti anni che Monfalcone vive una profonda trasformazione. Basta passeggiare in centro città per rendersene con...
24/05/2026

⚠️ Sono venti anni che Monfalcone vive una profonda trasformazione. Basta passeggiare in centro città per rendersene conto. La proposta di legge presentata da Enrico Bullian parla di azioni per garantire “coesione” e “rilancio sociale”. Sono parole importanti.

Possono davvero diventare soluzioni concrete? È una domanda seria, che merita risposte serie.
La piccola città paga un prezzo molto alto per garantire il funzionamento del grande Cantiere Navale. La convivenza tra persone molto diverse non è semplice, ma il cuore della crisi cittadina non è etnico, ma economico e sociale.
Negli anni il cantiere navale ha attirato molto lavoro povero, pagato poco ed anche tanta precarietà. Così tuta la città è diventata povera e precaria. Piena di paura e preoccupazione. Esposta al pericolo di infiltrazioni camorristiche favorite dal meccanismo dei sub appalti e dalla crisi del commercio e dell’artigianato locale.
Per questo una legge, da sola, non basta.
Serve definire un piano strategico per rilanciare l’economia cittadina, rafforzando servizi come scuola, casa, sanità, trasporti, sostenendo chi vive situazioni di difficoltà. Un piano del genere deve avere un respiro strategico condiviso e declinato su una pluralità di livelli. In maniera che i diversi tavoli di confronto producano risultati in sinergia tra di loro.
Il Comune deve gestire gli impatti quotidiani, la Regione sostenere servizi e coesione, il livello nazionale assumersi la responsabilità delle grandi scelte industriali. Fincantieri e sindacato devono garantire sicurezza, legalità ed equilibrio sociale.

La legge regionale obbliga tutti al confronto. Ora la politica locale dovrebbe smettere la campagna elettorale permanente ed iniziare a chiedersi non “cosa mi conviene fare?”, ma “ cosa serve fare ?”.

Dati i precedenti non c’è da essere molto ottimisti, ma la situazione è in movimento e questa è già una buona notizia. L’alternativa è vedere la città trasformarsi nei prossimi anni in tante città etniche (bengalesi, balcanici, napoletani, vecchi monfalconesi e altri) che occupano lo stesso spazio urbano, ma che non si parlano tra di loro.
Tutte avranno una cosa in comune: saranno dei dormitori per operai del cantiere.

Monfalcone non se lo merita. Ha ancora tante risorse umane, professionali per evitare questo triste destino. Ma bisogna agire adesso.

Maurizio Villani

Monfalcone Civica e Solidale guarda con interesse alla proposta avanzata dal gruppo di lavoro “Monfalcone 2040”, compost...
17/05/2026

Monfalcone Civica e Solidale guarda con interesse alla proposta avanzata dal gruppo di lavoro “Monfalcone 2040”, composto da cittadini autorevoli che, pur non appartenendo oggi alla politica attiva cittadina, rappresentano per storia personale e professionale una parte importante della comunità monfalconese.

Le domande poste dal documento – sul futuro demografico della città, sul lavoro, sull’integrazione e sulla qualità dei servizi – meritano di essere discusse senza pregiudizi e senza propaganda.

La proposta della Legge per Monfalcone proposta dal Consigliere Regionale Bullian va in questa direzione. Questa proposta realizza, almeno sulla carta, molti degli auspici che tanti monfalconesi esprimono da anni, spesso anche da sensibilità politiche differenti. Porta elementi e proposte concrete, dal mediatore dei conflitti ad un nuovo modo di pensare la scuola con classi più piccole e docenti con meno carichi di lavoro, sono solo degli esempi per rendere Monfalcone attrattiva proprio per la sua offerta qualitativamente superiore dei servizi e non un luogo da cui i monfalconesi emigrano.

Perché i problemi e le sfide che abbiamo davanti sono evidenti a tutti e non possono essere affrontate solo con slogan securitari o divisioni identitarie.

Monfalcone ha bisogno di un vero dibattito pubblico sul proprio futuro: sulla capacità di costruire integrazione, rafforzare i servizi e diventare un modello positivo per la regione, invece che una periferia lasciata sola ad affrontare cambiamenti enormi.

Per questo servono studi scientifici, impegni politici ed investimenti pubblici e la regione, se vuole, può svolgere un ruolo di primo piano.

Temiamo purtroppo che la giunta leghista non saprà cogliere questa occasione, dopo anni segnati più dalla ricerca dello scontro (e del consenso) che dalla costruzione di un confronto serio.

Ma proprio per questo crediamo sia giusto continuare a insistere, perché la città apra finalmente una discussione ampia, fondata sui dati, sul dialogo e sulla responsabilità collettiva.

Monfalcone Civica e Solidale

MONFALCONE É UN TRUMAN SHOWAltre dieci telecamere, altri 345 mila euro spesi, altri occhi elettronici puntati sulla citt...
14/05/2026

MONFALCONE É UN TRUMAN SHOW

Altre dieci telecamere, altri 345 mila euro spesi, altri occhi elettronici puntati sulla città.
Con questo nuovo intervento Monfalcone arriverà a 238 telecamere comunali: quasi 8 telecamere ogni 1.000 abitanti.
Per capire la sproporzione basta un confronto.
Milano ha una densità di telecamere molto inferiore a quella di Monfalcone: circa 1,7 ogni 1.000 abitanti.

Ma il problema non è il numero in sé, ma la convinzione che il continuo aumento degli occhi elettronici rappresenti una reale lotta a degrado e criminalità.

Invece la reale prevenzione è fatta di conoscenza del territorio, rapporti umani e risposte concrete di tipo sociale ed educativo.

Proposte presentate (da noi) più volte in consiglio e mai ascoltate.

La sensazione è che questa amministrazione sulla prevenzione non sappia che pesci pigliare, sbamdierando l' ennesimo occhio elettronico come un grande risultato.

Ma la sicurezza vera non nasce da una telecamera in più.
Se davvero questi strumenti fossero sufficienti a prevenire i problemi, allora non si spiegherebbe la diffusa percezione di frammentazione sociale, disagio e insicurezza.

Invece la sicurezza reale si costruisce in un altro modo: con il vigile di quartiere, con operatori di strada presenti nei rioni, con interventi educativi sul disagio giovanile, con reti sociali capaci di proteggere gli anziani dalle truffe e dall’isolamento, tutte cose che un paio di telecamere non possono fare, nemmeno se fossero migliaia.

Una comunità sicura ha bisogno dalla presenza umana, soprattutto quando è frammentata e insicura.

Perché è di questo che parliamo - senso di disagio e frammentazione sociale - non di reati gravi. Anche il capo della Polizia Simonelli, come ricorda sempre il Sindaco, ha affermato che i numeri dei reati non sono così elevati. E allora viene da chiedersi perché si continui a spendere soldi pubblici in videosorveglianza, contribuendo alla narrazione di una città permanentemente sotto assedio.
La prova di questo cortocircuito è proprio nel confronto con Gorizia che pur avendo la metà delle telecamere e vigili non armati non ha la percezione di essere una città insicura e in pericolo, sarà un caso?

Noi crediamo invece che serva spendere di più in prevenzione, sostegno economico, offerta dei servizi per creare una città più sicura.

Cristiana Morsolin - Coraggio Monfalcone Solidale Alessandro Saullo

🚨 FINCANTIERI CHIEDE I DANNI AL COMUNE. E NOI LO AVEVAMO DETTO.La notizia dell’avvio di un contenzioso da parte di Finca...
03/05/2026

🚨 FINCANTIERI CHIEDE I DANNI AL COMUNE. E NOI LO AVEVAMO DETTO.

La notizia dell’avvio di un contenzioso da parte di Fincantieri, con una richiesta di risarcimento tra i 400 e i 600 mila euro, si inserisce in una sequenza di atti e dichiarazioni che meritano di essere ricostruiti.
Il primo passaggio è quello del bilancio di previsione. In quella sede, come MCS, abbiamo avanzato la richiesta di prevedere un accantonamento specifico nel fondo rischi, in relazione a una controversia già in essere. In aula, a quella richiesta era stato risposto che l’ipotesi di un danno risarcibile fosse “destituita di ogni fondamento”. L’accantonamento, di conseguenza, non è stato previsto.
Pochi giorni dopo, il 3 aprile, nella fase di illustrazione del rendiconto, emerge un ulteriore elemento: un accantonamento per le liti indicato in circa 600 mila euro viene ricondotto a un “errore materiale”, mantenendo il fondo su valori molto più contenuti e scaricando di fatto la responsabilità sugli uffici.

E poi, come se tutto questo non fosse successo, ecco che Cisint, da consigliera comunale, ci fa sapere che esiste, già dal 12 marzo, una richiesta di risarcimento danni da parte di Fincantieri.

Il risultato? Nel rendiconto 2025, domani in approvazione, quell'accantonamento non c'è ma ne compare un altro non meglio identificato per un importo simile (556.500 euro). Cosa sono quei soldi? Che il rischio esista? Ma intanto il bilancio di previsione era stato presentato senza, per non far br**ta figura con Fincantieri nel mezzo delle trattative?

È questo il modo di amministrare: si gioca a fare i furbi, si usa la professionalità degli uffici come scudo, e poi quando i nodi vengono al pettine si parla di "questione molto tecnica" che "non influirà sul dialogo in atto". Peccato che a pagare il conto siano i cittadini di Monfalcone. 💸

Francesco Martinelli

Oggi è stata una giornata molto ricca , abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le necessità dei giovani del territori...
11/04/2026

Oggi è stata una giornata molto ricca , abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le necessità dei giovani del territorio e abbiamo trovato un mondo ricco di idee, proposte e valori.

I nostri giovani vanno sostenuti e dato loro Spazi, fisici e di impegno, molto più ampi di quelli che finora sono stati riservati loro.

⏩ Costruiamo risposte, insieme.Troppo spesso si parla dei giovani senza ascoltare i giovani. Sabato 11 aprile vogliamo i...
07/04/2026

⏩ Costruiamo risposte, insieme.

Troppo spesso si parla dei giovani senza ascoltare i giovani. Sabato 11 aprile vogliamo invertire la rotta.
Ci troviamo al Carso in Corso per la nostra terza assemblea generale.

Cosa serve davvero ai e alle giovani oggi?

“Giovani a confronto" è un momento per analizzare bisogni reali e costruire risposte collettive.

Parliamo di salute mentale e bisogni reali in un incontro aperto a tutti in cui vogliamo dare spazio ai giovani e alle loro esperienze.
Vi aspettiamo per un confronto aperto con chi vive il territorio ogni giorno: saranno con noi le realtà di Attic, Onda, No Planet B e rappresentanti degli studenti.

📍Dove: Carso in Corso, Monfalcone
📆 Quando: Sabato 11 aprile, ore 11:00
L'incontro terminerà per l'ora di pranzo.

Non restare a guardare, la tua voce conta. Passa a trovarci, ti aspettiamo! 🗣️✨

La Settimana Santa è, per i cristiani, un tempo in cui si riscoprono emozioni sempre nuove e profonde. Dalla Domenica de...
05/04/2026

La Settimana Santa è, per i cristiani, un tempo in cui si riscoprono emozioni sempre nuove e profonde. Dalla Domenica delle Palme, attraverso il Giovedì e il Venerdì Santo, giungiamo al grande mistero della Veglia pasquale: riti antichi che, anno dopo anno, sanno rinnovare in profondità il nostro essere.

Letture e riti ci consegnano uno spaccato di umanità sempre attuale, concreto, reale. L’uomo e la donna sono, al tempo stesso: il “noi” pavido e opportunista (il popolo manipolato che chiede di liberare Barabba e di crocifiggere Gesù); il “noi” prepotente e impaurito davanti al nuovo (il Sinedrio, i sacerdoti, il potere, i soldati); il “noi” fragile e impreparato ad attraversare la durezza del mondo (Pietro); il “noi” opportunista, traditore e poi pentito (Giuda). Ma sono anche il “noi” coraggioso nel restare e amare (le Marie ai piedi della croce) e il “noi” giusto che sa riconoscere la verità (il centurione che osserva, comprende e proclama: «Costui era veramente il Figlio di Dio»).

Questo amore, però, ci chiama ad agire: a uscire dalle nostre comodità per portare un segno di speranza nelle tante situazioni difficili che ci stanno attorno.

L’augurio che rivolgiamo alla nostra Monfalcone è quello di lasciare il “noi negativo” in un angolo del cuore, per aprire invece il “noi positivo” ai fratelli, indipendentemente dal loro credo, dalla loro storia, dalle loro paure. Testimoniando con la vita l’amore assoluto di Gesù, potremo imparare a vivere tutti meglio e in maggiore armonia.

Buona Pasqua, Monfalcone.

𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒃𝒊𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒊 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒕𝒂𝒔𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒖𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒑𝒐𝒔𝒐 𝒆 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒊L’aumento del...
20/02/2026

𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒆𝒈𝒈𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒃𝒊𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒂𝒏𝒊 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒕𝒂𝒔𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒖𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒑𝒐𝒔𝒐 𝒆 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒇𝒆𝒍𝒊𝒄𝒊

L’aumento del 25% delle rette della casa di riposo viene raccontato come una conseguenza inevitabile dell’aumento dei costi.

Ma in un bilancio di parte corrente che supera i 56 milioni di euro, 300.000 euro rappresentano poco più dello 0,5% della spesa complessiva. Non una voragine, non un’emergenza ingestibile: una scelta.
Se la priorità politica fosse stata quella di proteggere le famiglie con un anziano non autosufficiente in struttura, le strade alternative esistevano.

Negli ultimi anni il Comune ha investito cifre molto rilevanti in eventi, manifestazioni e iniziative temporanee: fiere tematiche, sagre in centro, street food, concerti in piazza, rassegne, allestimenti straordinari, campagne promozionali collegate, per non parlare delle festività Natalizie che costano alla collettività centinaia di migliaia di euro all'anno.

Ogni singolo evento può sembrare contenuto; nel loro insieme rappresentano una voce significativa del bilancio. A queste spese si sommano contributi economici, agevolazioni, costi di logistica, sicurezza, comunicazione e supporto tecnico.

Non si tratta di demonizzare gli eventi: una città vive anche di momenti di aggregazione. Ma quando si decide di aumentare di circa 3.600 euro annui la retta di una casa di riposo, la domanda politica diventa inevitabile: era davvero impossibile ridimensionare una parte di queste spese effimere per liberare risorse? Era impossibile chiedere un piccolo sacrificio al calendario degli eventi prima di chiederne uno così pesante alle famiglie?

Un’analoga riflessione vale per i contributi a fondo perduto destinati a iniziative economiche e promozionali. In anni recenti si è fatto ampio ricorso a interventi diretti per sostenere e animare il tessuto commerciale attraverso iniziative spot.

Anche qui, nessuno mette in discussione l’obiettivo: ma in un contesto in cui si colpiscono in modo così duro le rette della casa di riposo, sarebbe stato ragionevole introdurre maggiore selettività, rinviare alcune misure non strutturali, concentrare le risorse sulle fragilità sociali prima che sulla promozione economica. Con una revisione combinata di eventi, manifestazioni e contributi non essenziali, una parte consistente dei 300.000 euro si sarebbe potuta recuperare senza compromettere i servizi fondamentali.

A questo si aggiunge il tema fiscale. Il Comune dispone di margini di modulazione dell’IMU entro i limiti consentiti dalla legge. Una lieve rimodulazione sulle grandi proprietà produttive o sugli immobili di maggiore valore avrebbe potuto contribuire a distribuire il peso in modo più equo (leggi alla voce "ba***re i pugni con Fincantieri"). Anche un incremento molto contenuto avrebbe generato entrate sufficienti a ridurre drasticamente la necessità di intervenire sulle rette.

Invece si è scelta la strada più semplice: aumentare in modo uniforme le rette, portando la copertura del servizio oltre l’82% attraverso la compartecipazione diretta degli utenti: ed è qui che emerge il nodo più grave.

L’aumento colpisce tutte le fasce ISEE nello stesso modo. Non c’è una vera progressività, non c’è una modulazione incisiva, non c’è gradualità.

Un aggravio di 3.600 euro annui pesa in maniera completamente diversa su una famiglia con reddito medio-basso rispetto a una con reddito elevato. Eppure l’incremento è identico.
È una scelta regressiva. È una redistribuzione al contrario.

Si è deciso di mettere le mani nelle tasche dei cittadini più fragili, invece di chiedere un contributo proporzionato a chi ha maggiore capacità contributiva o di intervenire su spese non essenziali.

Una sorta di Robin Hood al contrario: non si tocca l’alto, si interviene sul basso.

Non è un dettaglio tecnico, ma un principio politico. Quando si applica un aumento identico per tutti, senza una reale progressività, si sceglie una logica che ignora la capacità contributiva. La storia insegna che questo tipo di impostazione è sempre delicata. Margaret Thatcher non cadde per una riforma industriale, ma per la “poll tax”: una tassa uguale per tutti, indipendentemente dal reddito, percepita come profondamente ingiusta proprio perché non teneva conto delle differenze economiche tra i cittadini. Quando le istituzioni ignorano il principio di equità, il consenso si incrina rapidamente.

Qui non siamo di fronte alla poll tax britannica, naturalmente. Ma il meccanismo logico è simile: un aumento uniforme che pesa in modo radicalmente diverso a seconda della condizione economica di chi lo subisce. Ed è proprio questa uniformità a renderlo politicamente sbagliato.

Governare significa stabilire priorità. Stabilire se viene prima l’evento in piazza o la tutela di una persona fragile. Stabilire se è più urgente finanziare l’ennesima iniziativa temporanea o evitare un aumento che può mettere in difficoltà concreta una famiglia.

Trecentomila euro, in un bilancio da oltre cinquantasei milioni, si potevano trovare. Non si è voluto farlo. Ed è su questa volontà politica che la città deve aprire una discussione seria, nel merito e con i numeri alla mano.

Indirizzo

Piazza Cavour, 5
Monfalcone
34074

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