09/10/2026
Monfalcone, cronaca di una settimana qualunque in tre atti.
Atto primo. Una maestra che insegna da 34 anni alla Duca d’Aosta, e che lì ci è andata pure a scuola da bambina, dice una cosa semplice: la mia non è una classe ghetto, i miei alunni sono integrati, e la mia alunna bengalese in grammatica merita dieci.
Atto secondo. Apriti cielo. L’eurodeputata Cisint, che in quelle classi (parola della maestra) non è mai entrata ma davanti al cancello ci ha girato un bel video, risponde così: la maestra “contraddice le colleghe”, non sa come stanno le cose, e comunque lei “verificherà” se un’insegnante può esporsi pubblicamente. Già che c’è, fa sapere che sabato il ministro ascolterà la dirigente “di quell’insegnante”. Tanto per chiarire chi comanda.
Atto terzo. Arrivano i rinforzi. La garante comunale per l’infanzia, nominata con decreto del sindaco, ci regala la perla: i bambini stranieri portano scabbia, pidocchi e malattie esantematiche, e hanno il velo già all’asilo. La dirigente scolastica la smentisce punto per punto: pidocchi uno o due casi l’anno, come in qualsiasi scuola; scabbia un solo caso, di un bambino mai entrato in classe; bambine col velo nessuna. Oggi al Tgr la garante prova a fare retromarcia. Un po’ tardi.
Il copione è sempre lo stesso: se non la pensi come lei, prima ti demolisce, poi ti fa capire che è meglio stare zitti, poi sguinzaglia i suoi.
Ma il punto vero è un altro. A forza di raccontare le scuole di Monfalcone come discariche sociali, sono proprio loro a convincere le famiglie bisiache a iscrivere i figli nei paesi vicini. Poi si lamentano delle classi “sbilanciate”. È una profezia che si autoavvera, ed è pure falsa: nella classe di mio figlio il più bravo è un bambino bengalese. E nessuno ha preso la scabbia.
Le parole della garante sono prive di fondamento, offensive e discriminatorie. Chi dovrebbe tutelare tutti i bambini non può additarne una parte come untori. Ne chiediamo le dimissioni.
Sabato arriva il ministro: porte chiuse per le presidi, gazebo aperto per la Lega. Noi le porte delle nostre scuole preferiamo tenerle aperte. Come la maestra Sabrina.