27/08/2020
"Da oggi e fino alle prossime elezioni regionali terrò una nuova rubrica:
"VI DICO IO COSA HA FATTO RAFFAELE FITTO QUANDO ERA PRESIDENTE DELLA PUGLIA SULLA QUESTIONE ILVA/TARANTO".
Oggi prima puntata.
Bisogna sapere che nel 2003 il Presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto, oggi nuovamente candidato a ricoprire il medesimo ruolo dopo 15 anni dal termine del suo mandato, era anche Commissario delegato per l'emergenza ambientale in Puglia.
In tale duplice veste il Presidente e Commissario Fitto condusse una interlocuzione con la famiglia Riva, proprietaria dello stabilimento siderurgico di Taranto per la sottoscrizione, che avvenne l'8.1.2003 di un "atto d'intesa" tra la proprietà dello stabilimento e gli enti pubblici interessati Comune di Taranto, provincia di Taranto, Comune di Statte (all'epoca tutti in mano al centrodestra).
E cosa si diceva di bello in questo "atto d'intesa" (al quale seguirono altri, nello stesso solco, ormai brillantemente tracciato)?
Si elencavano, tre le altre "intese" (evidentemente concepite e scritte dai Riva), cose del tipo che il problema delle polveri che si posavano sul quartiere Tamburi, provenendo dai parchi minerali Ilva, si sarebbe affrontato spruzzando acqua e "microfilmatura" sulle montagne di minerale (sì acqua e microfilmatura, avete letto bene) e che gli enti pubblici interessati avrebbero messo proprie risorse per la costruzione ed il completamento di altre "collinette ecologiche" (come quelle esistenti e oggetto di sequestro nel 2019), mentre Ilva di converso si impegnava a fare istanze, richieste, relazioni, proposte di interventi, protocolli d'intesa, proposte di futuri interventi da farsi autorizzare in seguito a complessi procedimenti autorizzatori da sottoporre ad organismi statali (ricordiamo che all'epoca governava il centrodestra di Silvio Berlusconi) ancora in via di ideazione e formazione.
Su questi "atti d'intesa" è, in questa prima puntata, sufficiente riportare il giudizio, a dir poco "tranchant", del GIP di Taranto dr.ssa Todisco nell'ambito del processo "ambiente svenduto" tutt'oggi pendente dinanzi al Tribunale penale di Taranto, che così li definiva: “la più grossolana presa in giro compiuta dai vertici dell'Ilva” in danno della collettività jonica, proprio perché molte delle opere da realizzarsi da parte della stessa ILVA S.p.A. in base agli stessi atti di intesa (si veda, tra tutti, ed a mo’ di esempio, il famigerato “controllo in continuo delle emissioni dei camini”, più volte promesso e ancora non del tutto realizzato) non solo non sono state mai realizzate, ma sono state oggetto della istanza sottoposta proprio al Tribunale di Taranto con la richiesta di dissequestro dell’impianto e la autorizzazione alla produzione, rigettata dal GIP, dopo che la Procura sul punto, nell’esaminare il “piano di risanamento” (sic!) proposto dall’Ilva, si era così espressa: "Con amarezza dobbiamo rilevare che nel piano l’Ilva si impegnava ad effettuare lavori per risanamento che in realtà erano già negli atti d'intesa del 2003-2004, evidentemente non rispettati".
Siamo solo all'inizio.
Seguitemi nelle prossime entusiasmanti puntate della nuova rubrica estiva."
Grazie a Massimo Moretti per questo importante "sevizio"!