25/06/2026
Ci sono emozioni che, anche dopo più di vent’anni, non smettono mai di farti ba***re il cuore più forte.
Negli interventi di antincendio boschivo, quando le fiamme corrono veloci e la montagna diventa irraggiungibile a piedi o con i mezzi di terra, spesso ci troviamo costretti a fermarci e ad affidare la lotta al fuoco ai mezzi aerei. In quei momenti restiamo lì, con gli occhi rivolti al cielo, a osservare manovre che sembrano impossibili.
Li vediamo arrivare sfiorando le cime degli alberi e, a volte, persino le nostre teste. Li seguiamo mentre volteggiano tra il fumo e le fiamme, commentando ogni passaggio, ogni virata, ogni lancio. Da terra riusciamo quasi a incrociare lo sguardo dei piloti nel cockpit mentre compiono manovre che richiedono coraggio, esperienza e una straordinaria precisione. Eppure, nonostante siano passati più di vent’anni da quando vivo queste scene, ogni volta è come la prima. Lo stesso rispetto, la stessa ammirazione, la stessa emozione. A volte, nonostante l’impegno di tutti, la montagna non si salva. E questo lascia sempre un segno. Ma una cosa posso assicurarla: ogni persona coinvolta, dai piloti agli operatori di terra, mette in campo tutto ciò che ha. Professionalità, sacrificio, fatica e cuore. Perché dietro ogni incendio ci sono uomini e donne che non si arrendono, che combattono fino all’ultimo metro, fino all’ultima possibilità. E quando il fuoco finalmente si spegne, resta la consapevolezza di aver dato tutto.