10/06/2026
Ci sono parole che non possono essere accolte con indifferenza, perché mettono in discussione valori che appartengono alla nostra storia più profonda. Per questo Montelibretti non può accettare il concetto di "remigrazione".
Non può accettarlo perché parte dall'idea che esistano persone che appartengono a una comunità e altre che, per le loro origini, non potranno mai appartenerle davvero. 𝐄̀ 𝐮𝐧'𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡'𝐞̀ 𝐨𝐠𝐠𝐢.
Una comunità non si costruisce sul luogo di nascita. Si costruisce attraverso il lavoro, il rispetto reciproco, le relazioni umane, la partecipazione alla vita collettiva e il senso di appartenenza.
𝐂𝐡𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨, 𝐥𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞, 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐨.
𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐚 𝐛𝐞𝐧𝐞.
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢, 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢, 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀. 𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐛𝐨𝐫𝐠𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢, 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢, 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢. 𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚, 𝐦𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨.
𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐒𝐚𝐧 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚, 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐧 𝐁𝐨𝐫𝐠𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐫𝐨𝐜𝐞𝐯𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢, 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢: 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀ 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐮𝐭𝐨 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐧𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨. 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝'𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐢, 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐝'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧𝐳𝐚, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚, 𝐦𝐚 𝐮𝐧 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨.
Per questo c'è una profonda contraddizione tra chi partecipa alle nostre tradizioni religiose, segue le processioni del Corpus Domini, onora i nostri Santi e allo stesso tempo sostiene idee fondate sull'esclusione. 𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐜𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐚𝐫𝐞. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞. 𝐄 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚, 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨.
Accettare il linguaggio della "remigrazione" non sarebbe soltanto un errore politico o culturale.
𝐒𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐮𝐧 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢:
farebbe danno alla nostra immagine e alla nostra reputazione, alla convivenza civile che ogni giorno costruiamo nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle piazze e nelle nostre famiglie. Farebbe danno ai giovani, ai quali consegneremmo il messaggio che una persona può essere giudicata non per ciò che fa, ma per il luogo da cui proviene. Farebbe danno al nostro futuro, perché nessuna comunità cresce alimentando diffidenza, paura e divisione.
𝐋𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞, quando si normalizzano concetti che dividono le persone tra chi merita di restare e chi dovrebbe andarsene, si apre una ferita nel tessuto sociale che colpisce tutti. Oggi il bersaglio può essere qualcuno che viene da un altro Paese. Domani potrebbe essere qualcuno che viene da un'altra città, da un'altra regione o semplicemente qualcuno considerato diverso.
𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐳𝐚𝐧𝐨 𝐦𝐮𝐫𝐢, 𝐦𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚. 𝐂𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐝𝐢𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐥'𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐬𝐢𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧.
Per questo il concetto di "remigrazione" non ci rappresenta e non può rappresentare Montelibretti. 𝐍𝐨𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐢 𝐡𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐞𝐝𝐮𝐭𝐨.
Difendere l'accoglienza, il rispetto della persona e la convivenza tra culture diverse non significa rinunciare alla propria identità. Significa esserne degni. Significa custodire il meglio della nostra storia e consegnarlo alle generazioni future.
𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥'𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐄̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐚 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚. 𝐄𝐝 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐫𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢.
Insieme con i militanti di estrema destra ci sono le associazioni civiche e uomini di partito come il meloniano Giuseppe Gioa, vicesindaco a Montelibretti, e A…