17/04/2020
Zona rossa si ...zona rossa no..
È questo il (vero) problema?
Direi di NO...ma forse è utile capire il perchè.
Nei giorni scorsi, più volte, ho richiesto con forza che venissero forniti dati riguardo all’evoluzione dell’emergenza epidemiologica nel nostro comune. Con tale richiesta, nel riconoscere, come a più riprese già ribadito, l’innegabile ruolo che le attuali misure restrittive hanno avuto e stanno avendo nel contrasto al dilagare dell’epidemia, il sottoscritto si era posto l’obiettivo di evidenziare come la diffusione di tali dati, da parte di chi, per dovere istituzionale, è chiamato a gestire tale emergenza fosse atto giusto, oltre che dovuto ai cittadini amministrati.
L’obiettivo che mi ero preposto, purtroppo, è stato raggiunto solo parzialmente. L’Amministrazione comunale infatti, pur avendo fornito dei dati, lo ha fatto in maniera disorganizzata e sommaria. Tralasciando le considerazioni sulle irrituali modalità di diffusione delle informazioni, che continuano a non contemplare l’utilizzo dei canali di comunicazione istituzionale ufficiali, e sulla mancata definizione di tempistiche regolari con le quali prevedere ulteriori aggiornamenti, i dati in questione, a ragion veduta, risultano anche essere incongruenti rispetto a quelli forniti da altre fonti (Sindaco Metropolitano), nonché mancanti di alcuni parametri fondamentali quali il numero dei tamponi effettuati, quello delle persone sottoposte alla misure della quarantena, ecc. Ribadendo quindi ulteriormente il concetto secondo cui, per poter confidare nell’adeguatezza e nell’efficacia delle azioni messe in campo dalle autorità, la comunità ha giustamente bisogno di essere informata in maniera chiara e precisa, rinnovo l’invito rivolto all’Amministrazione Comunale a voler provvedere con regolarità all’emanazione di bollettini informativi completi anche dei dati relativi al numero di tamponi effettuati e delle persone in quarantena. Mi permetto altresì di far notare ai nostri amministratori come, l’acquisizione, la verifica e la valutazione in maniera seria e credibile di tali dati sarebbe stata assolutamente opportuna e necessaria prima di spingersi, come è successo, a chiedere "con forza" che “la zona rossa venga revocata”, considerando per di più che ad oggi la distanza sociale è l'unico strumento valido che abbiamo per bloccare i contagi, nonché quello che ha salvato le nostre comunità dal disastro sanitario certo. In considerazione delle prerogative territoriali, che vedono la nostra area caratterizzata da piccoli comuni strettamente interconnessi tra di loro e interdipendenti dal punto di vista delle reti dei servizi e commerciali, sarebbe inoltre opportuno ragionare estendendo lo sguardo quantomeno ai territori limitrofi. Solo così facendo, oltre ad avere la ragionevole certezza che le proposte eventualmente formulate siano quelle più consone e realmente rispondenti alle esigenze della nostra comunità, si potrà mettere fine alla gestione confusionaria e raffazzonata che ha fin qui contraddistinto l’operato dell’amministrazione comunale, ripercuotendosi inevitabilmente sulla comunità, veramente provata da questo continuo incedere a tentoni che mal si addice a chi invece aveva ricevuto il mandato di prendersene cura.
Fatte queste necessarie premesse, vorrei ora, fare alcune considerazioni su elementi di altra natura che, potrebbero però, risultare di fondamentale importanza per i giorni a ve**re. Il punto 4 lettera E) dell’ordinanza n. 29/2020 del Presidente della Regione Calabria, che ha prolungato fino al 26 aprile la c.d. “zona rossa” per Montebello Ionico ed altri otto comuni calabresi, dispone che il Dipartimento di Prevenzione assicuri “il rafforzamento e l’ampliamento degli screening sanitari, dando priorità alla popolazione del Comune oggetto dell’Ordinanza rispetto a quelle di altri Comuni”. Viene dunque sancito a chiare lettere che, con l’obiettivo di evitare un’ulteriore proroga delle restrizioni, le attività di screening sanitario, ampliate e rafforzate, devono privilegiare il comune di Montebello Ionico, ma nonostante ciò non si hanno ad oggi notizie concrete né relativamente alle modalità, né relativamente alle tempistiche per l’attuazione di tale disposto. Anzi, a voler essere ancora più precisi, nel nostro comune, oltre a dover registrare la mancanza di dati relativi alle azioni di screening di tipo più generale, occorre rilevare come non si abbia conoscenza nemmeno riguardo al completamento e agli eventuali esiti degli screening, iniziati nelle scorse settimane, che avevano visto coinvolto il personale e gli ospiti del centro per disabili della Cooperativa Rinascita ed avevano costretto il legale rappresentante di questa importante realtà a lanciare una disperata richiesta di aiuto alle istituzioni compresa l’Amministrazione comunale di Montebello.
Sempre in tema di considerazioni relativamente alla situazione in corso, mi tocca ancora rilevare come il punto 5 della citata Ordinanza, faccia obbligo “a tutte le persone che si spostino o giungano all’interno del territorio regionale per attività consentite e autocertificate, di utilizzare la mascherina o, in alternativa, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca”. Sorvolando sull’ultima locuzione, che già risulta essere abbastanza indicativa dell’inadeguatezza delle misure di protezione della cittadinanza messe in campo dall’Istituzione regionale, mi corre l’obbligo di segnalare come, a fronte di tale disposto, né la Regione, né il comune di Montebello Ionico abbiano inteso attivare alcuna iniziativa per la fornitura gratuita di mascherine ai cittadini o quantomeno alle fasce più vulnerabili della nostra comunità, obbligando di fatto tutti a soluzioni fai da te per nulla efficaci. Mi sia consentito, anche da non addetto ai lavori, evidenziare come a mio avviso pretendere di proteggersi da un virus con un qualsiesi indumento a copertura di naso e bocca equivalga a ritenere che sia possibile riempire d’acqua un cestino di vimini.
Considerato tutto ciò, mi permetto di suggerire all’Amministrazione comunale, anche in ottica dell’avvio di quella fase 2 ormai auspicata e attesa da tutti, che anziché impiegare il tempo nel reiterare inutili quanto, a mio avviso, inopportune e rischiose richieste di revoca dell’Ordinanza che sancisce la “zona rossa”, sarebbe più opportuno e proficuo impegnarsi in azioni tese a far dare concreta e reale attuazione all’Ordinanza Regionale anche e soprattutto nelle parti in cui si sancisce il necessario rafforzamento degli screening sanitari con priorità al nostro comune, nonché per attivare le azioni necessarie a fornire la popolazione degli indispensabili dispositivi di protezione individuale e risolvere la miriade di piccoli e grandi problemi concreti (disservizi idrici, uffici postali aperti a singhiozzo, inadeguatezza dei servizi d’assistenza a cittadini, anziani, disabili, ecc.) che ancora oggi sono in attesa di soluzione e continuano ad appesantire la già difficile condizione in cui versa la comunità montebellese.
Ing. Fabio L. Macheda
Consigliere comunale