Una lunga e piacevole camminata nel territorio compreso fra Chiaramonte, Giarratana e Monterosso fra prati verdi e boschi di conifere; si ripercorre un tratto del vecchio tracciato della ferrovia Ragusa--Palazzolo passando dentro brevi gallerie. Partenza: ora 08:30 raduno campo Boario sulla SP RG—Chiaramonte al km 1,2;
Arrivo: ore 09:00 presso punto di partenza Monte Arcibessi, zona Corulla;
Rient
ro: intorno alle ore 18:00;
Durata dell’escursione: 1 giorno
Equipaggiamento: zaino piccolo, scarpe da trekking, bastoncini, mantella, abbigliamento consono alla stagione in corso, magliette di ricambio, cappello, necessità individuali;
Mezzo di trasporto: auto propria;
Tipologia del percorso: tracciato chiuso ad anello : strada sterrata e asfaltata, pista forestale, tracciato ferrovia, brevi gallerie, l’ultima lunga circa 400 metri, sentiero non segnato;
Difficoltà del percorso: medio---alta, classificazione CAI EE;
Dislivello: 250 metri in discesa e altrettanto in salita;
Altitudine: l’escursione si svolge su un’altitudine compresa fra 600 e 850 metri;
Lunghezza del percorso: circa 18 chilometri;
Tempo di percorrenza: circa 7 ore compreso le soste;
Pasti: a sacco in proprio, acqua secondo necessità (non ci sono sorgenti di acqua potabile sul percorso);
Numero massimo dei partecipanti: non vi sono limiti;
Quota di partecipazione: Euro 2 contributo CAI solo Sezione di Ragusa;
Informazioni particolari: l’escursione è adatta a persone allenate data la lunghezza del percorso; si raccomanda il frontalino o una comune lampadina a pila per attraversare l’ultima galleria;
Programma dettagliato dell’escursione
Gli escursionisti, dopo avere parcheggiato le auto e la registrazione, prendono il cammino lungo una strada rurale in lieve discesa per circa due chilometri, fino ad incrociare il tracciato della vecchia ferrovia, che inoltrandosi in una zona forestale coperta da conifere, attraversa alcune piccole gallerie, l’ultima delle quali è lunga quasi 400 metri, dove all’interno ci può essere del fango. Dopo l’uscita, il gruppo continua l’escursione sovrastando la collina sopra la galleria stessa e proseguendo su uno sterrato in parte pianeggiante, ma che diventa subito in discesa e che si snoda fra gli alberi di pino e di cipresso, fino al raggiungimento del fondovalle che è la parte più bassa del percorso, dove si farà la pausa pranzo. Nel pomeriggio l’escursione continua su una strada in parte in salita fino ad arrivare alla sommità del percorso, che scorre su un crinale fino a raggiungere “ U Dammusazzu” ( antico Ostello ) la parte più alta del percorso; dopo una breve discesa, la comitiva arriva alle auto. Evidenza dei luoghi e cenni storici
La maggiore evidenza che il percorso offre è data dalla natura tipica del paesaggio dell’altopiano ibleo con in muri a secco, i prati in parte coltivati e in parte lasciati a libero pascolo,dai tanti casolari delle masserie; l’aspetto toccante è dato dalla varietà dei colori primaverili e dall’ampio panorama, occasione per foto panoramiche. Il trenino di Ciccio Pecora Il treno di Ciccio Pecora era una figura familiare per chi viveva nei Monti Iblei, nel sud della Sicilia, tra la fine del 19° secolo e la prima metà del secolo scorso. Era una piccola vaporiera che trainava due o al massimo tre vagoni ed attraversava i paesini di quel tratto di entroterra. Proverbiale era la lentezza del piccolo convoglio che arrancava nelle salite fino a dover costringere i passeggeri a scendere nei tratti più ripidi per dare modo al trenino di poter ultimare l’arrampicata. Le persone a piedi, pure camminando lentamente non avevano problemi a tenere il passo del pubblico veicolo e superata la fase difficile risalivano tranquillamente nelle carrozze senza il bisogno che il locomotore si fermasse. E pure il signor “Ciccio Pecora” che con il suo gregge che pascolava lungo il cammino della ormai dismessa strada ferrata, ci metteva del suo per costringere il convoglio all’ennesima interruzione. Una nota storica certa: nel1933 S.M. il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, salì su una di tali locomotive, esattamente sulla "Sasf 06", meglio conosciuta come "Giarratana", saranno tremate sicuramente le vene ai polsi al fuochista della locomotiva. Sfamare di carbone la bocca della vaporiera del cosiddetto "Treno di Ciccio Pecora" non era roba da poco. Era normale che i passeggeri "normali", soprattutto i più giovani, scendevano dal treno per agevolarlo nelle salite, salvo andare – a seconda della stagione - a funghi o a raccogliere fichi, per poi riacciuffare il vagone quando la china si era fatta meno impervia. Tanto, il Treno, che doveva il suo nomignolo alla somiglianza con i giocattoli esposti in vetrina, a Ragusa, da Francesco Battaglia Ciulla, passato agli onori della cronaca come "Ciccio Pecora", non superava i trenta all´ora.