23/09/2021
Anche Progresso Sociale Valdarno prende posizione sui vergognosi insulti a Luca Canonici e sull'imbarbarimento della campagna elettorale sui social. Lo facciamo a partire dal ricordo di un grande politico.
Un'avvertenza: il post è lungo, ma in questa campagna elettorale così convulsa non fa male fermarsi dieci minuti a riflettere.
OGGI 23 SETTEMBRE E' IL COMPLEANNO DI ALDO MORO. IL 105°
È molto importante, per noi di Progresso Sociale Valdarno, celebrarlo proprio oggi, per quello che è stato, oltre la tragedia del suo sequestro e della strage della sua scorta.
Aldo Moro aveva un disegno politico lungimirante, che si è sviluppato nel corso di decenni con un obiettivo difficilissimo da raggiungere: l’allargamento della base sociale dello Stato.
Che significa coinvolgere strati sempre più ampi di popolazione nel governo del paese.
Dalla segregazione del potere, gestito dal fascismo abolendo la democrazia e riservandolo solo ad adepti scelti e nominati dal duce (o dal prefetto o dal podestà) “per i loro meriti” era necessario traghettare la società verso la diffusione del potere ed il suo esercizio in modo compiutamente democratico.
Il primo passo fu la realizzazione dei governi del “centro sinistra” che oggi sembrano una banalità: all’inizio degli anni sessanta significava portare nelle stanze del potere esponenti di partiti (sorti dal risorgimento o dalla resistenza) che avevano nei loro statuti la possibilità di prendere il potere con la rivoluzione.
Poi con la solidarietà nazionale, che addirittura apriva la possibilità di governare ad un partito (il PCI) che gli alleati atlantici dell’Italia consideravano un terminal della potenza avversaria.
Addirittura cercava un modo per “istituzionalizzare” le brigate rosse. Il resto del mondo ci è arrivato venti anni dopo, con i processi politici che hanno portato alla normalizzazione dell’IRA, dell’ETA, delle FARC.
Anche il suo riformismo perseguiva l’obiettivo dell’inclusione e dell’apertura dello stato ai cittadini: tra le sue riforme ricordiamo l’introduzione dell’educazione civica, l’abolizione dell’avviamento professionale con la riforma della scuola media e l’introduzione del suo obbligo (garantendo quella mobilità sociale che garantì allo Stato crescita e benessere).
Riformò il diritto di famiglia introducendo la parità di diritti e doveri tra i coniugi e il riconoscimento dei figli “comunque nati”.
Operò anche in campo internazionale, in modo significativo, facendo superare all’Italia il ruolo subalterno che il trattato di pace della seconda guerra mondiale le riservava in quanto paese sconfitto: con gli accordi sull’Alto Adige mise fine ai devastanti attentati degli anni cinquanta; collaborò alla definizione degli accordi di Helsinki che furono la vera causa della fine dell’Unione Sovietica; con gli accordi di Osimo mantenne (venti anni dopo la sua morte!) l’Italia fuori dalla guerra scoppiata con la fine della Jugoslavia.
E tutto questo fatto rivendicando orgogliosamente di essere soltanto un docente universitario, il suo vero lavoro. La politica era, per Moro, semplicemente servizio alla società.
Nel nostro piccolo e con le nostre capacità vorremmo perseguire un analogo obiettivo: riportare la politica ad essere un servizio agli altri e non un mezzo di prevaricazione. Riportare la politica al centro dell’interesse della gente come mezzo per tutelare e consolidare il bene comune, garantendo quel progresso sociale nel nome del quale ci siamo associati.
E proprio oggi, proprio in questo anniversario, dobbiamo assistere all’indegno spettacolo che “sedicenti politici” locali (un ex candidato sindaco e consigliere comunale, addirittura un presidente di consiglio comunale), mettono in scena portando avanti le loro tesi con un linguaggio che è la negazione esatta di quei principi con l’esaltazione dell’esclusione, della discriminazione, e con la contrapposizione intesa come valori in sé.
Viva il Progresso Sociale.
Viva la democrazia.
Viva l’Italia.