31/01/2026
Associazione *MONZATTIVA* Il cuore della città batte nelle botteghe, nonostante i Comuni siano lasciati soli.
Il commercio di vicinato non è solo una questione di scontrini e bilanci: è parte del sistema sociale e identitario della nostra Monza. Riscoprire e sostenere le botteghe, dalle insegne storiche alle nuove scommesse imprenditoriali, significa investire in strade illuminate, quartieri sicuri e una comunità che si riconosce guardandosi in faccia.
Eppure oggi quel tessuto appare sfilacciato, non per mancanza di volontà dei nostri commercianti, ma per un sistematico abbandono da parte di chi, dalle poltrone romane a quelle del Pirellone, dovrebbe garantire le condizioni minime per sopravvivere: non si può chiedere agli imprenditori di farsi carico, da soli, del welfare di un’intera comunità, mentre lo Stato e la Regione giocano a nascondino.
Ci troviamo nel mezzo di una tempesta perfetta dove l’inflazione galoppante ha eroso il potere d'acquisto dei cittadini e il caro energia è diventato una tassa occulta sulla sopravvivenza. Non dimenticando l'assalto subito in precedenza dalla GDO e dall'e-commerce con gli affitti sempre piu costosi e fuori controllo. In questo scenario, i Comuni sono stati lasciati colpevolmente soli: siamo al paradosso di un’amministrazione locale che deve fare i salti mortali senza il supporto di una Regione Lombardia che latita clamorosamente sul fronte dei bandi diretti e degli aiuti strutturali.
È troppo facile riempirsi la bocca di "eccellenza territoriale" se poi, al momento di sostenere e riqualificare il commercio locale di vicinato, i rubinetti restano chiusi.
Grave è anche il silenzio assordante dello Stato, che ha deliberatamente ignorato la giungla legislativa dei rider e della logistica selvaggia. Non legiferare (azione che non ha costi ma necessita di un progetto) su queste realtà significa favorire il Far West, lasciando i sindaci a gestire da soli l'impatto di un modello economico che cannibalizza il piccolo commercio senza restituire nulla in termini di diritti o decoro urbano. È un'omissione di soccorso istituzionale. Ora servono regole nazionali che non trasformino le nostre strade in piste per corrieri sfruttati, a danno delle vetrine storiche.
Perchè non pensare a una sorta di misura come Industria 5.0 per il commercio, sostenendo chi ci crede ancora e vuole investire?
Perchè non intervenire semplificando la giungla normativa?
Perchè non intervenire sui contratti di lavoro, dando flessibiltà e non precariato selvaggio?
Perché non lavorare su misure fiscali per i proprietari che affittano i propri locali a prezzi contenuti?
La nostra ricetta per invertire la rotta è chiara, ma richiede coraggio: dobbiamo continuare ad aumentare i passaggi in città, per trasformare il consumo in socialità, ma non basta. Servono incentivi fiscali drastici, ma soprattutto, serve che la Regione torni a finanziare i quartieri e che lo Stato smetta di considerare il commercio di vicinato come un residuo del passato.
Le botteghe sono una parte della nostra rete di sicurezza sociale: se cade quella, cade una parte della città. Difenderla non è più una scelta, è un dovere civile contro l'incuria di un sistema politico che guarda troppo in alto per accorgersi di cosa succede nelle strade della nostra città. (Comunicato a cura di MonzAttiva)