07/11/2025
Quello che è accaduto alla ragazza aggredita sul treno tra Carnate e Arcore ci riguarda tutti.
Una violenza improvvisa, dentro uno spazio che dovrebbe essere sicuro. Un treno regionale, nel percorso quotidiano di migliaia di persone.
Chi viaggia ogni giorno lo sa: la sicurezza sui treni e nelle stazioni è peggiorata. Non è una percezione, è una realtà.
Davanti a ciò l’indignazione e dichiarazioni a caldo non bastano: la sicurezza non si fa con gli slogan, va costruita. Servono misure concrete frutto di un coordinamento tra Trenord, Ferrovienord, RFI, Polfer, Regione e Comuni, ognuno con responsabilità chiare, perché oggi invece i livelli decisionali si scaricano l’uno sull’altro.
Serve più presenza reale sui convogli, soprattutto nelle fasce serali e sulle linee più esposte.
Serve una videosorveglianza funzionante, con una centrale che monitora e interviene davvero, non telecamere installate solo per fare numero.
Servono stazioni più sicure, con accessi ove possibile regolati da tornelli, così entra solo chi dispone di un titolo di viaggio. Ma non basta mettere barriere se poi si lascia il resto del contesto nell’abbandono.
Perché attorno alle stazioni si concentra spesso fragilità e disagio sociale.
E la sicurezza non è solo repressione: è anche prevenzione, presa in carico, percorsi alternativi.
Se ignori la fragilità, prima o poi la subisci.
Viaggiare senza paura è un diritto.
Il diritto di studiare, lavorare e tornare a casa.
Semplicemente.
Non ci abituiamo all’idea che in Lombardia prendere un treno sia rischioso.
Non ci rassegniamo.
Continueremo a pretenderlo, finché questo diritto non sarà garantito.