25/09/2026
Per anni la destra Cittadina ha continuato a raccontare Monza come una città travolta da un'emergenza sicurezza. Eppure è interessante che sia "Le Monde", uno dei quotidiani più autorevoli d'Europa, a restituire un'immagine molto diversa della nostra città: una realtà prospera, considerata tra le più tranquille d'Italia, nella quale il fenomeno più evidente non è l'esplosione della criminalità, ma il modo in cui la paura viene costruita, alimentata e trasformata in consenso politico.
Il reportage dedicato a Monza colpisce proprio per questo. Non nega che esistano problemi, ma mostra come troppo spesso il dibattito pubblico venga piegato a una narrazione identitaria in cui ogni episodio diventa l'occasione per indicare un colpevole già scelto, quasi sempre riconducibile all'immigrazione.
L'esempio del Leone del Ponte dei Leoni è emblematico. Dopo il danneggiamento della statua, il racconto pubblico si è riempito di accuse contro i cosiddetti "maranza", di richiami al fallimento dell'integrazione e di slogan sull'immigrazione fuori controllo. Poi si è scoperto che i responsabili erano ragazzi italiani. Ma, come spesso accade, la smentita non ha avuto la stessa forza della narrazione iniziale. È il meccanismo del capro espiatorio: prima si costruisce la paura, poi la realtà passa in secondo piano.
Per questo consideriamo particolarmente significative le parole del nostro sindaco, Paolo Pilotto, riportate nell'articolo. Quando afferma che "la percezione del quotidiano conta più delle statistiche". Non sta minimizzando il tema della sicurezza, al contrario, riconosce che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare le preoccupazioni dei cittadini, ma anche la responsabilità di non trasformarle in uno strumento di propaganda.
La differenza è tutta qui. C'è chi usa la sicurezza per dividere e chi la affronta come una politica pubblica fatta di prevenzione, presidio del territorio, scuola, sport, cultura e mediazione sociale. Governare significa dare risposte concrete, non alimentare l'idea di un'emergenza permanente né costruire consenso indicando ogni volta un nuovo nemico.
Monza non ha bisogno di chi descrive ogni giorno una città in guerra con sé stessa. Ha bisogno di istituzioni che sappiano affrontare le criticità con serietà, senza negarle, ma senza trasformarle in paura.
Il centrosinistra può farlo, può parlare di sicurezza in maniera seria. Il centrodestra Monzese è pronto per fare questo salto di qualità?