21/08/2026
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La discussione sul grano importato e sulla necessitร di garantire maggiore trasparenza, tracciabilitร e tutela della produzione italiana riporta al centro una domanda che, a Mottola e nellโintera provincia di Taranto, merita di essere affrontata con coraggio: perchรฉ non costruire qui una vera filiera del grano, dalla terra alla pasta?
La proposta, lanciata nei giorni scorsi dalla segretaria di Forza Italia Francesca Pisano, parte da una considerazione semplice: Mottola e il territorio ionico hanno una forte vocazione agricola e una significativa produzione cerealicola, ma il valore della materia prima rischia di essere disperso quando il grano lascia il territorio per essere trasformato altrove.
A rendere ancora piรน attuale questa riflessione - sostiene Francesca Pisano - รจ la posizione assunta oggi da Coldiretti, che interviene con decisione sulla questione del grano importato, chiedendo maggiori controlli sullโorigine delle materie prime, tracciabilitร e garanzie per consumatori e agricoltori italiani. Lโorganizzazione annuncia inoltre la disponibilitร a mobilitarsi e richiama la necessitร di investimenti e di politiche capaci di rafforzare le filiere nazionali.
ร proprio da questo punto che puรฒ partire una riflessione concreta anche per il nostro territorio.
Se il problema รจ valorizzare il grano italiano, perchรฉ non cominciare da quello che produciamo qui?
Al netto di aziende locali che troppo spesso comprano altrove il grano da trasformare, infatti, in provincia di Taranto non esiste oggi un vero pastificio industriale, mentre le realtร di trasformazione piรน vicine si trovano principalmente nel territorio barese.
Questo significa che potrebbe esserci uno spazio da colmare e, soprattutto, unโopportunitร da costruire.
Lโidea non รจ semplicemente quella di realizzare un nuovo stabilimento. Lโobiettivo sarebbe molto piรน ambizioso: creare una filiera territoriale organizzata, mettendo attorno allo stesso tavolo agricoltori, aziende agricole, cooperative, operatori della trasformazione, istituzioni e soggetti finanziari.
Un possibile percorso potrebbe partire dalla costituzione di un consorzio o di una rete di imprese, capace di aggregare la produzione cerealicola, favorire la trasformazione locale e arrivare fino alla commercializzazione di una pasta realizzata con grano del territorio.
Si darebbe, cosรฌ, piรน valore ai prodotti degli agricoltori locali, alla trasformazione della materia prima sul territorio e al rafforzamento della posizione economica dei produttori.
Ciรฒ aprirebbe la comunitร mottolese a nuove opportunitร occupazionali e a maggiore ricchezza che rimane nellโeconomia locale, in una filiera piรน tracciabile e riconoscibile dal campo alla tavola.
Non si tratterebbe, quindi, di una questione esclusivamente locale.
Un progetto di questo tipo potrebbe avere una dimensione provinciale e ionica, coinvolgendo il versante occidentale della provincia di Taranto e mettendo in rete una produzione agricola che oggi, troppo spesso, viene valorizzata economicamente lontano dal luogo in cui nasce.
Anche il tema delle risorse non puรฒ essere ignorato.
Esistono strumenti pubblici destinati agli investimenti, allโinnovazione, alla trasformazione agroalimentare e alla costruzione di filiere: occorre avere la capacitร di intercettarli, costruendo un progetto serio, sostenibile e condiviso.
La stessa Coldiretti, nella sua presa di posizione, richiama la necessitร di sostenere gli agricoltori italiani, di rafforzare i controlli e di investire nelle filiere, anche attraverso strumenti contrattuali e risorse dedicate.
Il punto, allora, รจ decidere cosa vogliamo fare del grano che produciamo noi.
Mottola puรฒ continuare a essere soltanto un territorio che produce materia prima oppure puรฒ provare a diventare parte di una filiera capace di trasformarla, commercializzarla e creare valore aggiunto.
Per questo la proposta รจ semplice, ma vuole essere concreta: costituire un tavolo con agricoltori, cooperative, imprese, associazioni di categoria, istituzioni e tutti i soggetti pubblici interessati.
Verifichiamo insieme quanta materia prima รจ disponibile, quali investimenti sarebbero necessari, quali strumenti finanziari possono essere utilizzati, quale modello industriale sarebbe sostenibile e quale mercato potrebbe avere una pasta prodotta con il grano del nostro territorio.
Perchรฉ - conclude Pisano - forse รจ arrivato il momento di smettere di chiederci soltanto ยซcosa manca qui?ยป e iniziare a domandarci:
ยซCosa possiamo costruire qui?ยป
La sfida lanciata da Coldiretti sul grano importato puรฒ diventare, anche per il nostro territorio, lโoccasione per aprire una discussione nuova: non solo difendere ciรฒ che produciamo, ma trasformarlo in una vera opportunitร di sviluppo.
Chi รจ disposto a provarci, si faccia avanti.
Sarร questo il primo passo da compiere.