15/11/2025
La scorsa domenica, si è svolto in piazza a Mozzate un evento sul tema della PACE, organizzato dall'Amministrazione comunale a seguito di una nostra mozione, presentata in Consiglio Comunale sulla questione della guerra israelo-palestinese.
Per chi fosse interessato, riportiamo il discorso letto a nome del gruppo consiliare:
09.11.2025, Mozzate – Evento sulla PACE
Intervento di "Un’Altra Mozzate"
L’incontro di oggi nasce da una mozione su Gaza che il nostro gruppo ha presentato al Consiglio Comunale e che è stata condivisa anche da Passione Civica.
Votare questa mozione è stato per tutti noi un atto di solidarietà e di coscienza
democratica: non solo un gesto simbolico, ma una chiamata collettiva alla responsabilità.
L’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, con violenze contro civili e la cattura di ostaggi, è stato una gravissima violazione del diritto internazionale. Non esiste causa che giustifichi un crimine contro civili. Ma un crimine non ne giustifica altri.
La risposta dello Stato d’Israele ha prodotto una devastazione senza precedenti: oltre 63.000 palestinesi uccisi, di cui più di 17.000 bambini, a cui si aggiungono decine di migliaia di feriti; quartieri cancellati, ospedali bombardati, soccorritori colpiti mentre salvavano vite.
E non lo dice una parte politica: lo documentano l’ONU, organizzazioni umanitarie internazionali, e la Commissione indipendente d’inchiesta che ha accusato il governo israeliano di violazioni gravissime, fino al rischio di genocidio.
Quando un popolo viene privato dei beni essenziali e della libertà di vivere con dignità, non parliamo più semplicemente di guerra. Parliamo di un popolo schiacciato. E nessuna società libera può voltarsi dall’altra parte.
In questo momento siamo davanti a un passaggio delicato.
Da poche settimane è stato annunciato un nuovo cessate il fuoco tra Israele e Palestina. È un passo importante, che accogliamo con prudente speranza. Prudente perché sappiamo che un cessate il fuoco non è la pace.
È un varco fragile, che può richiudersi in un istante se non viene accompagnato da volontà politica, garanzie concrete e rispetto pieno del diritto internazionale.
La storia ce lo insegna: dal 1948, dalla guerra del 1967, dagli Accordi di Oslo del 1993, costruire pace è un percorso difficile.
A Gaza resta drammatica l'emergenza abitativa: centinaia di migliaia di persone dormono all'aperto, in rifugi di fortuna e in accampamenti sovraffollati. L'allarme è stato lanciato dall'Onu: centinaia di migliaia di famiglie affrontano l'inizio della stagione delle piogge senza la protezione necessaria. Sul fronte alimentare, ci sono stati evidenti progressi: il Programma alimentare mondiale ha raggiunto oltre un milione di persone con distribuzione di cibo. Ma la produzione alimentare locale resta problematica, a causa dei danni alle terre coltivabili e della contaminazione del suolo. Solo il 13% dei terreni agricoli nella Striscia di Gaza non è stato danneggiato, e la maggior parte resta inaccessibile perché situata in aree dove è ancora presente l'esercito israeliano. Danneggiati serre, pozzi agricoli e infrastrutture agricole e circa il 90% degli alberi da frutto, in particolare gli ulivi.
Proteggere i civili e garantire accesso a cibo, acqua e cure non è una concessione: è un dovere giuridico e morale.
Una pace vera nasce dal riconoscimento reciproco della dignità umana.
Ma soprattutto il piano di Trump, è rimasto vago su questioni delicate che fanno sì che il cessate il fuoco sia sempre più precario.
Le forze israeliane hanno condotto incursioni nella Cisgiordania occupata e dal cessate il fuoco sono almeno 104 i palestinesi, tra cui bambini e donne, uccisi nei raid aerei di Israele.
Per questo dobbiamo chiedere all’Italia e all’Unione Europea di parlare con voce chiara, perché non esiste pace stabile che lasci irrisolta la questione della Cisgiordania.
La pace non può escludere territori, né popoli. Pensare il contrario significa condannare il futuro a nuovi conflitti.
Il nostro compito — politico, morale, UMANO — è fare in modo che non sia l’ennesima tregua sospesa nel silenzio, ma l’avvio del percorso verso una pace vera e giusta.
PACE: una parola che oggi è la più urgente e concreta di tutte.
Quando guardiamo a Gaza, vediamo l’immagine di un’umanità ferita: case distrutte, bambini spaventati, famiglie spezzate. Ma quella ferita attraversa anche noi, perché ogni volta che la vita umana viene calpestata, tutta la comunità mondiale ne porta il segno.
E non dobbiamo dimenticare che quello della striscia di Gaza è solo uno dei conflitti in atto in questo difficile momento storico: nel complesso, si stima siano attivi circa 56 conflitti armati a vari livelli di intensità, il numero più alto registrato dalla Seconda Guerra Mondiale.
Tra questi il conflitto tra Russia e Ucraina, a noi così prossimo, al quale purtroppo sembriamo quasi esserci abituati… tre anni dopo l’inizio della guerra, milioni di ucraini sono ancora lontani dal loro paese d’origine e molti di loro non hanno più una casa propria; inoltre nell’ultimo anno le vittime tra la popolazione sono aumentate a causa dell’aumento degli attacchi dei droni.
Ma anche la terribile guerra civile in Myanmar, e molti altri conflitti significativi in paesi come Siria, Yemen, Etiopia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Haiti...
Dire che gli enti locali hanno un ruolo nella costruzione della pace significa riconoscere che la pace si costruisce dal basso, giorno dopo giorno. Significa che i Comuni devono essere antenne del disagio e custodi di speranza. Significa ascoltare, accogliere, difendere i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, e ricordare che la storia — anche quella più dolorosa — serve a non ripetere le atrocità del passato.
Costruire la pace dagli enti locali significa anche non dimenticare le forme più subdole di violenza — quella che colpisce le donne, i bambini, i più fragili — e trasformare la nostra comunità in un luogo di tutela, di ascolto, di cura.
Non possiamo fermare le bombe, ma possiamo impedire che l’indifferenza metta radici.
Possiamo educare al rispetto, alla convivenza, alla solidarietà.
E allora sì, da un piccolo Comune può partire un grande messaggio: che la pace non è un sogno, ma una responsabilità quotidiana. Che l’educazione è la via che illumina il futuro.
E che, anche di fronte al dolore del mondo, noi scegliamo di stare dalla parte della vita.