03/09/2026
Angelo ha 11 anni.
Ed ogni mattina accidenti è sempre la stessa storia.
Sveglia. Colazione. Si veste. Va a scuola.
e.. "BOOM!" Un’altra spinta.
Questa volta però è più forte delle altre.
«Nessuno ha detto nulla. Eppure avevano visto tutti.»
Le sue parole fanno più male della spinta.
Le risatine. Gli sguardi.
L’indifferenza
Poi arrivano la tristezza. La rabbia.
La solitudine.
«Angelo, perché non mangi?»
«Non ho fame, mamma.»
Finché un mattino non ci sono più la sveglia e la colazione.
Angelo resta a letto.
Angelo non va più a scuola.
Intanto, fuori da quella stanza, le spiegazioni sono già pronte:
«È perché ha un DSA.»
«È un bambino strano.»
«Non vuole socializzare.»
«Il problema è lui.»
Le bugie corrono VELOCISSIME.
A chi sa sempre tutto, a chi ha sempre una diagnosi improvvisata e una soluzione pronta, vorrei fare una domanda:
avete mai visto un bambino di 11 anni chiuso nel suo letto, con lo sguardo vuoto, che risponde a malapena persino a sua madre?
Probabilmente no.
Perché i bambini li vedete come sono al momento: tristi, irritabili, aggressivi o silenziosi. Ma difficilmente come sono "dentro".
Non li vedete a casa.
Non li vedete quando smettono di mangiare.
Non li vedete quando non vogliono più alzarsi.
Nel mio lavoro, purtroppo, storie simili sono di una frequenza disarmante.
Viviamo in un mondo in cui chi non è un professionista spesso pensa di avere già tutte le risposte.
Il nostro dovere, invece, è fare domande.
Ascoltandone davvero le risposte.
E poi fare altre domande.
Il resto, quando si sente finalmente accolto, può farlo il bambino.
E Angelo lo ha fatto. Ma è riuscito a farlo perchè NON E' RIMASTO SOLO.
Oggi è di nuovo così:
Sveglia.
Colazione.
Si veste.
Va a scuola.
Il suo sguardo da sognatore continua a perdersi fuori dalla finestra.
Ma adesso fantastica e sorride insieme ad alcuni compagni.
Quegli stessi compagni con cui, grazie ai pomeriggi trascorsi insieme, è riuscito a costruire un’amicizia reale.
Condividete questa storia.
Non per me.
Per tutti gli Angelo che stanno ancora aspettando che qualcuno smetta di giudicarli e cominci, finalmente, ad ascoltarli.
Angelo è un nome di fantasia. La storia, purtroppo, NO.