01/06/2026
A Parigi, come da prassi, la vittoria della Champions League della squadra cittadina si trasforma in una notte di guerriglia e devastazione. Il bilancio stimato dal Ministero dell’Interno francese parla di 1 morto, 300 feriti e circa 800 persone in stato di fermo. Era già capitato nel 2018, nel 2020 e nel 2025, con danni incalcolabili.
Le immagini parlano chiaro. A mettere e ferro e fuoco Parigi è sempre lo stesso tipo di “folla”: quella delle banlieue, principalmente composta da immigrati di seconda e terza generazione, spesso di origine nordafricana. Per loro stessa ammissione, il calcio è solo un pretesto: lo scopo finale - a prescindere dal risultato - è quello di creare il caos in un Paese che non sentono loro e per il quale provano un innato risentimento.
Parigi è la triste metafora di un’Europa alla deriva, con città in ostaggio, caos sociale a fasi alterne, ghetti etnici pronti ad esplodere alla prima occasione. Quella che un tempo era la capitale culturale del Vecchio Continente - culla di artisti, filosofi e letterati di fama mondiale - è oggi un campo di battaglia che attesta il totale fallimento della “società aperta”.