21/08/2026
🗳️ 𝗡𝗢𝗟𝗔: 𝗗𝗢𝗩𝗘 𝗩𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗜 𝗩𝗢𝗧𝗜?
Ogni volta che a Nola si parla di politica sembra che stia per cambiare tutto.
Sui social leggiamo malumore, critiche, delusione. Sembra quasi che la città sia pronta a voltare pagina.
Poi arrivano le elezioni.
E spesso scopriamo una Nola diversa da quella raccontata ogni giorno su Facebook.
Una volta si diceva:
“Piazze piene, urne vuote”.
Oggi potremmo dire:
👉 “Pagine social piene, urne vuote di cambiamento”.
E non perché i nolani non vadano a votare.
𝗜 𝗡𝗨𝗠𝗘𝗥𝗜 𝗗𝗜𝗖𝗢𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢.
Nel 2022:
🔹 Buonauro: 10.312 voti – 52,78%
🔸 Barbato: 8.920 voti – 45,65%
Una città quasi divisa a metà.
Tre anni dopo, nel 2025:
🔹 Andrea Ruggiero: 14.156 voti – 73,72%
🔸 Barbato: 2.169 voti – 11,30%
Circa 6.750 voti si sono spostati.
Sono finiti nell'astensione?
No.
L'affluenza è passata appena dal 69,53% al 67,93%.
Quei voti, quindi, non sono scomparsi.
Si sono ricollocati.
𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗠𝗨𝗢𝗩𝗘 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢 𝗔 𝗡𝗢𝗟𝗔?
Una parte importante del voto locale sembra seguire persone, gruppi e reti costruite negli anni più delle tradizionali appartenenze politiche.
Questo non significa parlare automaticamente di clientele o comportamenti illegali.
Significa però riconoscere l'esistenza di bacini di consenso capaci di spostarsi, separarsi e ricomporsi.
𝗘 𝗤𝗨𝗜 𝗟'𝗘𝗦𝗣𝗘𝗥𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝗢𝗚𝗚𝗜 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗧𝗘.
L'attuale amministrazione è nata da una coalizione molto larga. Poi alcuni equilibri si sono rotti, alcune componenti sono finite all'opposizione e nuovi sostegni sono arrivati da altri settori del consiglio comunale.
Questo passaggio può essere letto in due modi.
È soltanto una nuova ricollocazione dei voti e dei gruppi?
Oppure:
si sta provando a costruire un progetto politico capace di rendere meno decisivi i vecchi equilibri del consenso?
È ancora presto per dare una risposta definitiva.
Il banco di prova saranno le scelte, gli atti e i risultati.
Perché se un gruppo viene semplicemente sostituito da un altro, non è cambiato nulla.
Se invece chi governa riesce a mantenere autonomia anche rispetto a chi ha contribuito alla vittoria elettorale, allora il discorso cambia.
Ed è proprio da qui che nasce il ragionamento più generale.
Forse continuiamo a fare la domanda sbagliata:
“Chi sarà il prossimo candidato?”
Perché cosa succede quando troviamo una persona e poi la lasciamo sola a cercarsi i voti necessari per vincere?
Quella persona dovrà andare dove i voti già esistono.
Dovrà cercare gruppi, liste, portatori di consenso.
E rischieremo di ricominciare esattamente da dove eravamo partiti.
𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗘, 𝗔𝗟𝗟𝗢𝗥𝗔, 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢?
A capire che il cambiamento non può essere delegato a un candidato.
Se davvero esiste nella città quella voglia di cambiamento che ogni giorno leggiamo sui social, allora quella città deve uscire dai social e diventare una comunità reale.
Non basta commentare.
Non basta indignarsi.
Non basta aspettare che compaia qualcuno a cui dire:
“Adesso pensaci tu.”
Bisogna fare il contrario.
La città deve cominciare a chiedersi:
𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗡𝗢𝗟𝗔 𝗩𝗢𝗚𝗟𝗜𝗔𝗠𝗢?
Quale città vogliamo tra dieci anni?
Quali priorità?
Quale sviluppo?
Quale centro storico?
Quale futuro per commercio, cultura, giovani, servizi, mobilità e periferie?
Da queste domande deve nascere un progetto condiviso.
E solo dopo bisognerà cercare le persone disposte a farsene carico.
Perché la politica dovrebbe tornare a funzionare così:
✅ CITTÀ → PROGETTO → PERSONE → CONSENSO
Non:
❌ CANDIDATO → RICERCA DEI VOTI → ACCORDI → PROGRAMMA
Questa riflessione non nasce per sostenere un candidato contro un altro.
E neppure per dichiarare conclusa l'esperienza politica che Nola sta vivendo oggi.
Al contrario: proprio l'esperienza attuale può aiutarci a capire se sia possibile governare senza restare prigionieri dei gruppi che hanno costruito il consenso.
Ma, guardando oltre la singola amministrazione, resta una responsabilità che appartiene alla città.
Non possiamo chiedere continuamente una politica diversa e poi lasciare chi prova a costruirla da solo davanti al problema di trovare i voti.
Se vogliamo davvero cambiare il meccanismo, il consenso nuovo deve nascere prima del candidato, non dopo.
E questo consenso non nasce soltanto da Facebook.
Nasce quando la città riesce a dire:
“Questa è la Nola che vogliamo.”
Poi verranno i nomi.
Poi verranno le liste.
Poi verranno le elezioni.
Ma prima deve ve**re la città.
Prima il progetto.
Poi le persone.
Infine il consenso.
Altrimenti continueremo ad avere pagine social piene di cambiamento e urne che raccontano sempre un'altra storia.