Il Coraggio delle Donne - PD Circolo Vomero

Il Coraggio delle Donne - PD Circolo Vomero Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Il Coraggio delle Donne - PD Circolo Vomero, Organizzazione politica, Via solimene 15, Naples.

Forza alle idee, al lavoro e al talento delle donne
La scommessa sul lavoro e sull’imprenditoria femminile va considerata uno degli obiettivi integranti nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo nazionale

20/09/2024

Quando arrivi, telefona

19.09.24 - Redazione Italia

Tutte tutti noi abbiamo sentito o pronunciato questa frase, prima della partenza di una persona cara. Anche se sapevamo che avrebbe viaggiato in modo comodo e sicuro.
Riusciamo ad immaginare il giorno della partenza di uno/a giovane migrante, che prova a lasciarsi dietro le spalle la guerra, la miseria, o l’incertezza? Riusciamo ad immaginare i suoi sentimenti? Sa, anche solo in parte, i rischi che correrà? Ha salutato gli amici, il cane, la casa?
Fino alla famosa frase di chi resta: “Quando arrivi (Se arrivi), telefona”
Da trent’anni i governi italiani studiano modi per rendere la vita difficile ai migranti.
Dalla legge Turco – Napolitano (governo di centro-sinistra), alla Bossi – Fini (centrodestra), ai decreti sicurezza (movimento 5 stelle – Lega) al decreto Cutro (destra): non una riga di una legge italiana è pensata per agevolare l’accoglienza (che pure è OBBLIGATORIA, se leggiamo la Costituzione). Dissuadere, scoraggiare, bloccare. Deludere. Che serva d’esempio: l’Europa e l’Italia sono fortezze, non potete entrare. Arrangiatevi. Vi aiuteremo a casa vostra. Cioè continueremo a predare le vostre materie prime, ad inviarvi i nostri rifiuti e vendere ai vostri governi un po’ di armi così possiamo dichiararli “paesi sicuri” e avere la giustificazione per rispedirvi a casa.
A “noi” servirebbero bambini, ci servirebbero lavoratrici e lavoratori, ci servirebbe un po’ di umanità in più. Ma “voi” non potete entrare. Se ci proverete faremo di tutto per respingervi. Finanziamo le guardie costiere libica e tunisina, perché vi riacchiappino e vi riportino indietro. Diretti verso il lager e la tortura. Abbiamo accettato i ricatti del governo turco per non lasciarvi partire. Abbiamo reso difficile e rischioso il soccorso in mare, e criminalizzato chi lo compie. Ci siamo inventati anche i centri di detenzione in Albania: immorali, inutili e costosi. Ma ottima polvere per gli occhi. Immediatamente presi ad esempio dall’Unione Europea che sembra continuare la storia coloniale delle sue potenze fondatrici, impegnata in un riarmo senza precedenti. Alla faccia del Premio Nobel per la pace ricevuto qualche era geologica fa e di quel che c’è scritto sui trattati fondativi.
E, come i peggiori criminali della storia, non abbiamo trascurato i dettagli. L’ultima pensata del governo italiano è la proposta (che passerà: nel nostro povero parlamento passa di tutto) di legare il possesso di una SIM telefonica al permesso di soggiorno.
Cosicché per voi sia sempre più difficile telefonare a casa, e dire “Mamma, sono vivo. … Oggi ho mangiato. … Mi hanno promesso un lavoro. … L’Italia non è come l’avevo immaginata, ma è un bel paese, ci sono anche persone accoglienti”.
Non avete diritti, nemmeno quello di telefonare a casa. “L’Italia non è un paese buono”, ha detto la vedova di Satman Singh, abbandonato dal padrone a morire con un braccio staccato dal corpo.
Care e cari italiani, sbrighiamoci ad inventare azioni di disobbedienza civile contro questo ennesimo atto di arroganza istituzionale. O la storia ce ne chiederà conto. Come ha chiesto conto ai tedeschi costretti dagli alleati a visitare i lager nel 1945. I lager accanto a casa loro, che avevano fatto finta di ignorare.

13/08/2023

Eri tempesta, Michela. La burrasca più bella

"La sua logica era implacabile, il suo rigore intellettuale scevro di compromessi, tanto che quando la incontravi, la gioia il calore e la gentilezza di cui ti inondava stordivano e lasciavano sorpresi, come davanti a un regalo desiderato a lungo.
Non concepiva l’amore come possesso, non concepiva la politica senza pensiero, non concepiva la letteratura senza critica, la religione senza dubbio, l’amicizia senza dono. Non c’è libro scritto, da Il mondo deve sapere ad Accabadora, da Chirù a Istruzioni per diventare fascisti, da Ave Mary a Tre ciotole passando per God save the q***r, da Noi siamo tempesta a Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più, che non contenesse il grumo della sua ribellione: che non era solo contro il patriarcato, gli schemi rigidi che non contengono la vita vera, la destra estrema e quella inconsapevole. Era ribellione contro la mancanza di senso, contro la diffusa assenza – come aveva detto intervistata da Andrea Malaguti all’ultimo Salone del libro – di “un’etica del pensiero”.
(...)
Il nuovo fascismo non lo vediamo arrivare, aveva scritto solo pochi mesi fa, “perché non siamo abituati a vedere il fascismo arrivare da una democrazia. Lo abbiamo sempre visto partire da monarchie o instabilità più o meno dittatoriali”. Lei, invece, aveva ripercorso le tracce di una destra estrema che si appropriava del discorso pubblico partendo dalla guerra all’immigrato, dalle leggi che hanno creato il reato di immigrazione clandestina, dal caso Englaro, dal controllo dei corpi e soprattutto del corpo delle donne, dal razzismo esaltato e non combattuto, dalla precarizzazione del lavoro e della vita, dalla diseguaglianza invisibile e sempre crescente. L’ultima battaglia era stata a difesa della sanità pubblica, che non smetteva di benedire. «Vivo con la certezza matematica che se mi fosse successo tutto questo in Sardegna sarei senz’altro morta», mi scriveva quando dibattevamo delle disparità territoriali terribili di cui nessuno sembra volersi occupare, se non per creare un’autonomia differenziata che le aumenterà. Ha postato fino all’ultimo il costo enorme delle medicine oncologiche che doveva prendere e che qualunque cittadino come lei può permettersi solo grazie a un sistema che non stiamo difendendo abbastanza. Che è sotto stress, compie ingiustizie, a volte maltratta, “ma per colpa dei tagli – diceva Michela – tutto viene da lì”.
Si prendeva cura di tutto, Michela Murgia, si faceva carico di tutto, e in questo era interamente politica. Eri tempesta, Michela. La burrasca più bella che ci potesse capitare." (Annalisa Cuzzocrea)

I Centri antiviolenza offrono colloqui telefonici e servizi di accompagnamento e supporto all'uscita dalla situazione di...
19/07/2023

I Centri antiviolenza offrono colloqui telefonici e servizi di accompagnamento e supporto all'uscita dalla situazione di violenza.

10/07/2023

Il cattivo esempio

Non sappiamo, naturalmente, cosa sia successo quella sera.
Solo i protagonisti lo sanno. Dunque non siamo in grado,
nessuno lo è, di parlare dei fatti. Quel che sappiamo bene invece è
quale sia stata la reazione ai fatti: pessima, la peggiore possibile. Il
presidente del Senato Ignazio Benito La Russa ha dato prova per
l’ennesima volta di non avere minimamente idea di quale sia
l’importanza del ruolo che incarna. O, se lo sa, non è in grado. Non
è un giudizio politico. Non c’entrano il fascismo delle origini, le
visite di famiglia al cimitero dei soldati di Salò con foto ricordo.
Quello lo sappiamo, è la sua storia personale. Ma se anche fosse
stato un ex comunista, un ex democristiano, un radicale libertario
il problema sarebbe il medesimo. Quando rivesti un ruolo super
partes, quando sei un’istituzione che deve garantire i cittadini ed
essere modello in cui tutti gli italiani possano riconoscersi tu non
puoi, assolutamente non puoi prendere parte. Non devi. In specie,
non devi farlo per motivo personale. Mettere avanti la difesa di un
parente, addirittura di un figlio, al compito imparziale che sei
chiamato a svolgere. Non puoi anticipare un giudizio che spetta a
un’altra istituzione dello Stato, la magistratura. Non puoi agire in
modo scomposto, istintivo, come farebbe forse una persona
qualsiasi ma anche fra le persone qualsiasi, invece, c’è chi si
astiene dall’anteporre i suoi interessi personali a quelli della
comunità. Ce ne sono milioni, di persone così, e difatti l’Italia è un
Paese democratico e civile. Quando sei il presidente del Senato,
ecco: sei un simbolo. Il tuo comportamento è un modello. Quello
che fai o non fai, dici o non dici autorizza chiunque, d’ora in avanti,
ad agire nello stesso modo. I simboli, difatti, servono a questo:
nascono per spiegare bene anche a chi non sa né leggere né
scrivere quale sia l’ordine delle cose. Cosa si può e cosa non si può.
Il presidente del Senato non è lì per dare la parola ai parlamentari
e suonare il campanello quando sforano i tempi. Questo può farlo
chiunque. Il presidente del Senato deve incarnare e garantire
un’istituzione: farsi Stato. Mostrare ai cittadini lo Stato cos’è.
Poi, nel merito, la vicenda è odiosa. Si tratta del più delicato e
fragile dei temi. Il rispetto del consenso. La non prevaricazione. Il
rapporto fra uomini e donne, in questo caso: il modo di
comportarsi fra uguali. Uguali? Chiediamocelo ancora una volta,
alla luce delle reazione di La Russa. Quel che sappiamo, grosso
modo, è questo. Il figlio ventunenne del presidente, Leonardo
Apache, è indagato per violenza sessuale. Una sua coetanea, le
cronache dicono una ex compagna di scuola che non vedeva da
tempo, lo accusa di averla resa incosciente con sostanze che
inibiscono la volontà durante una serata in cui si sono
casualmente incontrati in un locale costoso ed esclusivo di Milano.
Di averla portata a casa sua, che è anche la casa del presidente La
Russa, di averle quindi usato violenza mentre non era in grado di
reagire. Sappiamo anche che la mattina dopo il presidente La
Russa ha visto la ragazza, forse aprendo la stanza del figlio e
sorprendendola a letto, forse in corridoio o mentre andava in
bagno, non sappiamo. Quel che sappiamo è che ha detto di averla
vista e “trovata assolutamente tranquilla”, circostanza che ora fa
di lui un potenziale testimone al processo. Ma soprattutto
sappiamo quel che ha dichiarato in difesa del giovane Leonardo
Apache (che è un trapper, sì, nome d’arte Larus. I testi delle
canzoni celebrano ogni tipo di abuso e di violenza, anche sulle
donne, ma si sa che la musica è arte, no? Cosa canti non rileva). Ha
detto, il presidente, di aver “interrogato” suo figlio. Che già è un
uso insolito della lingua, in genere coi figli si parla, si chiede, si
domanda, si acconsente o si pretende, li si educa. Ma lui è un
avvocato: si vede che li interroga. Dice di aver, dopo
l’interrogatorio forse a colazione, o in cucina, o in soggiorno,
desunto che “non abbia compiuto nessun atto penalmente
rilevante”. Ha emesso sentenza, dunque, prima ancora che la
Giustizia istruisca la causa. Ci sarebbe da obiettare che ci sono
anche gesti non “penalmente rilevanti” ma comunque orribili,
moralmente discutibili, inaccettabili. E però andiamo avanti.
Siamo al penale domestico. Insiste, il Presidente, coi suoi dubbi: la
ragazza non solo la mattina era “tranquilla” ma aveva “fatto uso di
cocaina per sua stessa ammissione” (lo ha ammesso a chi? A lui?
Sempre in cucina?) e ha denunciato dopo quaranta giorni: a suo
giudizio – si vede - troppo tempo. Ci sono biblioteche che
testimoniano come possano volerci non giorni ma anni e decenni
a verbalizzare un trauma, è letteratura e persino esperienza di vita
a tanti nota. Ma di nuovo andiamo avanti.
Mettere in dubbio la parola di una donna che accusa di essere
stata manipolata, abusata contro la sua volontà è un esempio
terrificante. Sempre, ma se sei un’istituzione è inammissibile. In
questo caso specifico, torniamo ai dettagli conosciuti, la ragazza
era con un’amica e le loro conversazioni telefoniche mostrano
come abbia chiesto aiuto, l’amica le abbia detto scappa. I tabulati
del telefono di Leonardo Apache – leggo - non possono invece per
il momento essere assunti come prova, vedremo gli sviluppi, in
ossequio alle garanzie che si devono alla seconda carica dello
Stato. Anche ai suoi familiari? La giustizia e le procedure diranno.
Resta il fatto che migliaia di donne si trovano ogni giorno in
condizioni simili, anche senza essere frequentatrici di club
esclusivi e di figli notevoli. Milioni di ragazze escono da casa ogni
sera e vanno incontro a un destino che non riescono a governare.
Alla violenza, al sopruso, alla legge del più forte, sovente alla
morte. Fuori e dentro casa. Non fosse che per questo: per rispetto,
per monito, per indicare una rotta. Non può, la seconda carica
dello Stato. Non deve. Fossimo in un Paese diverso, ci fosse una
coscienza pubblica diversa sarebbe chiamato a lasciare l’incarico:
non bastano le scuse. Le scuse, si insegna ai bambini, quando ti
ostini nell’errore non bastano e non servono più. Bisogna pensarci
prima, trattenersi prima. Bisogna avere coscienza di sé. Ma sono
favole, queste. Si sa, invece, come vanno le cose.

Buon lavoro
04/07/2023

Buon lavoro

"Un onore e una grande responsabilità", spiega la parlamentare ligure

27/06/2023

Le firme raccolte con il testo qui sotto riportato, devono avere un significato soprattutto per la sinistra. Abbiamo infatti spedito la riflessione a PD, M5S, SI e gruppo misto. Non poteva essere altrimenti, visto che la destra ha fatto il possibile per intestarsi una battaglia che è nostra: salvaguardare le donne ovunque. Non saremo mai libere se le altre non lo saranno.
La sinistra non ci ha capite e non ha voluto farlo; non per questo pensiamo che agli errori non si possa porre rimedio: i parlamentari, in modo diverso da noi, hanno il potere di farlo.
Siamo donne che stanno insieme, sigle e storie diverse che, non unitarie ma unite, fanno Differenza femminile. Abbiamo scelto di parlare di quella differenza che è una forza, così come l’obbedienza è una debolezza.
Differenza Femminile, Napoli
26 giugno 2023
Le donne non sono una merce, i bambini non sono una merce.
La messa al bando della GPA fa parte della lotta mondiale al femminicidio, noi lo crediamo e lo abbiamo imparato: non si può cedere una parte del corpo senza cedere noi stesse.
Sappiamo anche che la povertà oltre ad essere il risultato dello sfruttamento è anche lo strumento con cui i potenti grandi e piccoli si garantiscono diverse forme di obbedienza e schiavitù.
Le donne sono povere, ma non sono deboli: vengono rese deboli da pratiche che distruggono la loro salute e la loro stima di sé.
Una campagna, perché tale è, che suggerisce di essere fattrici e non madri, che dissimula il passaggio di denaro per la vendita di un figlio, è realmente la barbarie del ritorno a pratiche feudali e di stile coloniale che non chiedono il genio delle donne ma solo e unicamente la cessione della loro generatività-
La messa al bando della GPA non può vedere contrario chiunque abbia a cuore il progresso civile e sociale dell’umanità qui e nel mondo.
Noi sappiamo che dichiarando la pratica dell’utero in affitto reato universale, insieme alle donne, saranno, come sono ora, meglio tutelati i bambini nel loro accesso alle cure e nella piena consapevolezza di sé. La bigenitorialità è un artificio, ora e lo è per chi la rivendica per i bambini comprati. Reclamandola a gran voce, le prime ad essere danneggiate sono quelle di noi che da anni lottano per tutelare le loro famiglie monogenitoriali, spesso felici, ma messe a rischio da chi vorrebbe l’obbligatorietà della presenza doppia in famiglia. In nome di questo ci sono bambini rubati in nome di regimi che reclamano la proprietà dei bambini di fronte all’attribuzione di debolezza incapacità alle madri e alle donne in generale.
Sono sempre di più le persone che si rivolgono alla sinistra del parlamento per la messa l bando della GPA, noi lo siamo da sempre e sappiamo che la nostra forza è decisiva in questo momento confuso e caratterizzato da un’ideologia che propaganda la scomparsa dei sessi.
La misoginia progressista e quella di destra, in tutto il mondo, mira a governare i corpi per riordinare le donne nelle gerarchie maschili, e il primo obiettivo si è dimostrato essere il controllo della maternità e dell’interruzione di gravidanza. È sorprendente la coincidenza dei metodi dei movimenti pro-vita con quelli del mercato della riproduzione a pagamento: alle donne viene imposto di non abortire un feto già pagato in un caso, nell’altro di non abortirlo in cambio di denaro e di un’assistenza che spetterebbe di diritto sempre.
Noi vogliamo far pace con la politica, dalla politica ci aspettiamo segnali di pace a partire dal voto per dichiarare l’utero in affitto reato universale
Differenza Femminile Napoli
Sostengono:
UDI Napoli
Collettivo Luna Rossa
Ass.ne Freedomina
Ass.ne TerradiLei
Ass.ne Arcidonna
Ass.ne Donne Insieme aps
Femministorie Catania
Collettivo Donne In-Curanti
Maria Elena Muffato
Lia Aurioso
Flavia Maria Lepre
Alessandra Valle
Cristina Gramolini
Melina Gatti
Patrizia Levi
Marcella De Carli
Sara Rinaudo
Stefano Dell'Agata
Laura Minguzzi
Simona Messori
Laura Di Mascolo
Isabella Mele
Maria Esposito
Clara Pappalardo
Stefania Cantatore
Laura Minguzzi
Nuccia Gatti
Udi Partenope
Lucia Rossi Coletta
Annalisa Cerchia
Sara Coppola
Maria Rosaria Olivieri
Linda Caputo
Stefano Primerano
Caterina Mion
Fabio Cedrola
Silvana Campese
Laura Fiore
Gabriella Ferrari Bravo
Carla Calce
Enza Turco
Rozita Shoaei
Clara Lalla Cantatore
Liliana Valenti
Barbara Maestrini
Marilena Zirotti
Ofelia De Rienzo
Margherita Fusco
Fabiana Anzilotti
Regina Sacchi
Ofelia di Rienzo
Flavia Orazzo
Agnese Pepe
Daniele Astarita
Silvia Mazzara
Donatella Muselli
Marcello Framondi
Anna Amitrano
Ludovica Bucci
Maria Fusco

Grazie senatrice   per tutto ciò che ha fatto per questo suo impegno per l aiuto che ha dato per esserci sempre stata......
12/09/2022

Grazie senatrice per tutto ciò che ha fatto per questo suo impegno per l aiuto che ha dato per esserci sempre stata...il sistema va cambiato deve iniziare davvero a tutelare le vittime in primis i nostri figli,al nostro governo servono più politici come lei

Sono orgogliosa di annunciare che la Commissione di inchiesta sul femminicidio e ogni forma di violenza di genere, che presiedo dal 2018, ha concluso i suoi lavori. Uno sforzo impegnativo e corposo che segnerà in modo determinate uno spartiacque nella conoscenza, nella prevenzione e nel contrasto a un fenomeno strutturale di natura culturale, per cui ancora muore nel nostro Paese una donna ogni 3 giorni. Ringrazio tutte le senatrici e i senatori componenti della Commissione, gli uffici del Senato e i consulenti di assoluta eccellenza che ci hanno aiutatoi. Tutto questo ci ha portato ad approvare all'unanimità, in questi anni ben 13 relazioni:

1. Relazione su "Misure per rispondere alle problematiche delle donne vittime di violenza dei centri antiviolenza, delle case rifugio e degli sportelli antiviolenza e antitratta nella situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19"
2. Relazione sui dati riguardanti la violenza di genere e domestica nel periodo di applicazione delle misure di contenimento per l'emergenza da COVID-19
3. Relazione sulla governance dei servizi antiviolenza e sul finanziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio
4. Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria
5. Relazione su "Contrasto alla violenza di genere: una prospettiva comparata"
6. Relazione sulle mutilazioni genitali femminili
7. Relazione "La risposta giudiziaria ai femminicidi in Italia. Analisi delle indagini e delle sentenze. Il biennio 2017-2018
8. Relazione sui percorsi trattamentali per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere.
9. Relazione "sulla vittimizzazione secondaria delle donne che subiscono violenza e dei loro figli nei procedimenti che disciplinano l'affidamento e la responsabilità genitoriale",
10. Relazione sulla formazione scolastica e universitaria e sulla comunicazione
11. Relazione sull'attuazione delle linee guida nei pronto soccorso per le donne che hanno subito violenza
12. Relazione sul riordino della normativa in materia di violenza di genere
13. Relazione conclusiva

Le prime relazioni si possono scaricare sul sito della Commissione Femminicidio https://www.senato.it/20301 , le ultime 4 alla voce Resoconti Martedì 6 settembre.

Ho voluto elencarle per dare il senso del lavoro a 360 gradi che abbiamo svolto. Le conclusioni? Serve più formazione degli operatori della giustizia, ma non solo, più educazione nelle scuole e nelle università e campagne di sensibilizzazione. La violenza va riconosciuta immediatamente e le donne che denunciano vanno credute e protette in modo adeguato. Bisogna ricorrere di più e meglio alle misure cautelari già a disposizione dei magistrati e utilizzare di più il braccialetto elettronico, per tenere lontani gli uomini maltrattanti dalle loro vittime. Il femminicidio avviene sempre al termine di un'escalation di violenza verbale, fisica e psicologica che va fermata. Le donne vanno sostenute con il reddito di libertà e finanziando di più e meglio i centri antiviolenza e le case rifugio. Infine, bisogna mettere ordine nell'ingente patrimonio normativo di prevenzione e repressione della violenza domestica e di genere, attraverso un Testo Unico, che la Commissione avrebbe voluto presentare. La fine della legislatura ce lo ha impedito, ma lasciamo un'eredità importante. Ora non si ricomincia da zero.

12/09/2022

perché..

È necessario spendere bene e velocemente le risorse che siamo riusciti a ottenere nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di circa 80 miliardi per il Mezzogiorno, per le scuole, le infrastrutture sociali e materiali, per la transizione ecologica e l’ambiente, l’innovazione, il turismo. Siamo di fronte a un’occasione storica preziosa e irripetibile.

Allo stesso modo va attuato e utilizzato appieno il Patto per Napoli, che consente nel tempo finalmente di ripianare il debito, risanare le nostre aziende partecipate, offrire servizi migliori ai napoletani, onorare i debiti dell’amministrazione nei confronti dei, aziende e imprese che rischiavano di fallire. Per questo ci opporremo alla volontà espressa dalla destra di rimettere in discussione questi strumenti.

Sarebbero scelte scellerate, che insieme all’autonomia differenziata di Salvini (una sorta di secessione in cui ogni territorio spende in servizi le tasse che i propri cittadini versano), metterebbero a rischio opportunità e diritti fondamentali per il Sud e per Napoli, a partire da quello alla salute e quello all’istruzione pubblica e di qualità per tutte e tutti.

Sono stati arrestati due dei ragazzi che avrebbero violentato in   a Milano, la notte di Capodanno, nove ragazze. Mahmou...
13/01/2022

Sono stati arrestati due dei ragazzi che avrebbero violentato in a Milano, la notte di Capodanno, nove ragazze. Mahmoud Ibrahim e Abdallah Bouguedra dopo aver dato inizio alle aggressioni, avrebbero chiamato gli amici a supporto, anche per confondere le forze dell'ordine nascondendo dietro un muro di persone quanto stava accadendo.

"Milano come Colonia" si è detto.
Ma la verità è che la sulle colpisce ogni giorno, in ogni tempo e luogo, in varie forme e modi, e tutti riconducibili alla cultura del possesso su cui si basano le relazioni uomo/donna da sempre, in ogni dove, al di là di differenti sfumature di latitudine.

Dopo lo e il di Sarah Everard scrissi “LE STRADE LIBERE LE FANNO LE DONNE CHE LE ATTRAVERSANO.” “SEMPRE CHE NON CI SIANO UOMINI IN GIRO.”

Perché il problema è che il mondo è degli uomini. Così come i mezzi per attraversarlo. Degli uomini sono le strade, gli autobus, le metro, i treni. Lo sono di giorno e di notte. Ogni donna lo sa.
Sono piazze d’Uomo.

Se è pur vero che il luogo meno sicuro per una donna è la propria casa, dove si consumano la maggior parte delle violenze anche sessuali, il “fuori” per le donne è il luogo della ineluttabilità!

Noi tutte cresciamo educate all’idea che subire un evento molesto o violento, dal allo stupro, faccia parte della nostra vita, che "accade", quindi condannate al controllo, all’allerta, sempre guardinghe. Conviviamo con la paura di camminare o viaggiare da sole, perché per noi l'agguato è sempre una possibilità, e non c'è donna che non conosca . Siamo tutte importunate, molte abusate, è la nostra storia, sfiancante. Una storia che a volte porta a pensare a soluzioni estreme, legittime ma irricevibili, per vivere sicure, come quella dei “vagoni rosa”.

Non è più ora di accomodamenti, ma di educazione. Esiste una sola risposta, una sola speranza, e risiede nell’educare al rispetto. Finché non prenderemo in seria considerazione l’esercitare il rispetto, il mondo non sarà mai per tuttə.

16/12/2021

Favorire l’imprenditoria, ridurre il carico di cura, potenziare i servizi per l’infanzia: ecco gli ingredienti per superare le disparità di genere

Indirizzo

Via Solimene 15
Naples
80100

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