02/06/2026
UNA PROMESSA DISATTESA, RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE CHE LIMITAVANO DI FATTO L'UGUAGLIANZA DEI CITTADINI
Abbiamo scelto la Repubblica, pensando che la Repubblica potesse implicare l'unità. L'omogeneità delle condizioni nei territori della nascente Italia parlamentare, la comparabilità delle condizioni infrastrutturali, l'equa distribuzione delle risorse di una Repubblica nascente. Ci abbiamo creduto, ci crediamo. Ma la Repubblica ha scelto di non essere unitaria, ha scelto i suoi baricentri, le sue cattedrali, i suoi porti, i suoi centri finanziari, i suoi poli industriali, i suoi servizi territorializzati, la sua sanità di eccellenza, persino i suoi pregiudizi.
La Repubblica non è riuscita ad essere una pur rimanendo indivisibile.
Oggi sfileranno ai Fori imperiali il 71% di militari e Forze dell'Ordine composte da giovani del Sud. Giovani votati alla difesa dell'Italia repubblicana non unitaria ma indivisibile.
Anche quest'anno il sud esporterà 23.000 dei suoi giovani più qualificati verso i baricentri del nord, molti sceglieranno di espatriare. La disoccupazione giovanile del sud supera il 25%.
209 mld di euro del PNRR non sono bastati per riequilibrare un divario spaventoso. Chiesti all'Europa per sanare divari sono ora investiti anche lì dove l'Italia è più simile all'Europa più infrastrutturata.
Spese senza obiettivo, risorse senza equità.
Buon compleanno alla Repubblica, alla quale era stato affidato un compito unitario. E' rimasta solo l'indivisibilità del territorio.
Le colonie cessate all'esterno risorgono all'interno, buone per procacciare energia rinnovabile, maestranze per le fabbriche, insegnanti per le scuole pubbliche, Forze dell'Ordine e militari, tutto decentrato nella Repubblica del nord, l'unica vera patria a cui tutto è dovuto.
La Repubblica va difesa con orgoglio, ma quella che coniuga parlamentarismo e unità territoriale. Significa pretendere equità territoriale, l'unico vero omaggio che si possa tributare ad una anziana istituzione che rappresenta un patto popolare ancora da adempiere.
Viva la Repubblica, quella unita ed equa ovunque!
SA