26/04/2026
Finalmente dopo anni di incurie e abbandono il palazzo si presenta con le sue facciate restaurate, una operazione lunga e faticosamente portata avanti con risultati molto soddisfacenti, ma lasciano perplessi alcune scelte della DL, come quella di demolire la mensola sotto il balcone nell’angolo (perché non originale degli anni '30 e in cattive condizioni) e lunghi tratti di cornicione, perché anch'essi non originali, lasciando il tufo a vista (un po' come se un edificio dei primi del Novecento non potesse essere re-intonacato).
Nota della redazione:
L'attuale stato dei luoghi lascia questa porzione di prospetto in una condizione di apparente incompiutezza, esponendola a un rapido degrado materico. Inoltre, il ripristino degli elementi citati sopra avrebbe rispettato la ratio dell'idea progettuale di Avena, che concepì quella facciata come un unicum finito; non trattandosi dell'impianto fanzaghiano originario, una loro ricostruzione formale non avrebbe rappresentato un falso storico.
L'articolo 29 del D.Lgs. 42/2004 (Conservazione): Definisce il restauro come "l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale e al recupero del bene medesimo." A nostro parere se l'intonaco viene rimosso e non ripristinato, non si sta facendo "restauro conservativo" intelligente, ma una "scarnificazione" che espone l'integrità materiale del tufo a rischi chimico-fisici. L'intonaco assorbe l'urto della cristallizzazione dei sali (sub-florescenza) e l'erosione eolica. Se il cornicione resta in tufo n**o, addirittura con i ferri esposti, i sali cristallizzeranno all'interno dei pori della pietra, i ferri si ossideranno e le piogge provocheranno lo scagliamento profondo e si distaccheranno presto anche le parti di intonaco sottostanti.