Regno di Napoli

Regno di Napoli Per oltre cinque secoli la vera capitale dell'antico stato italiano. Francesco II delle Due Sicilie, ultimo Re di Napoli
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« Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altr'aria, non ho veduti altri paesi, non conosco altro suolo, che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni mie ambizioni. »
Cit. Busto Francesco II di Borbone Reggia di Portici opera del Maestro Domenico Sepe

Questa locandina annuncia le celebrazioni per il 165° Anniversario della fine dell'Assedio di Gaeta (1860-61), che si te...
16/02/2026

Questa locandina annuncia le celebrazioni per il 165° Anniversario della fine dell'Assedio di Gaeta (1860-61), che si terranno domenica 15 febbraio 2026 a Gaeta.
L'evento commemora la resa della fortezza di Gaeta, ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie, avvenuta il 14 febbraio 1861.
Dettagli dell'Evento
Data e Ora: Domenica 15 febbraio 2026, a partire dalle ore 10:00.
Luogo: Santuario della SS. Trinità (Montagna Spaccata), Gaeta.
Ospite d'Onore: Sarà presente S.A.R. il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro.
Partecipanti: L'Associazione di Rievocazione Storica 1° Reggimento Re curerà i momenti cerimoniali con figuranti in divisa d'epoca.
Programma della Giornata
Ore 10:00: Celebrazione della Santa Messa al Santuario, presieduta dall'Arcivescovo di Gaeta, Mons. Luigi Vari.
Ore 11:30: Spostamento sulla sommità della falesia (Batteria Transilvania) per gli interventi istituzionali.
Cerimonia Finale: Tradizionale lancio a mare di una corona di fiori in memoria dei caduti dell'assedio, seguito da un simbolico alzabandiera e colpi a salve eseguiti dai rievocatori.

31/01/2026

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Il Natale di Napoli e dei Borbone«Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il...
24/12/2025

Il Natale di Napoli e dei Borbone

«Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il Presepe […] Si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e lì ci si mette la Madonna, il Bambino Gesù e tutti i personaggi […]. Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s’incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni» (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, 1787)

Il Settecento è il periodo di massimo splendore del presepe nelle corti d’Europa, in particolare presso i palazzi reali della dinastia cattolica dei Borbone. Dalla Spagna di Filippo V, sovrano che ogni anno allestiva la scena della Natività al Palazzo del Buen Retiro, la passione presepiale giunse a suo figlio, Carlo di Borbone, dal 1734/35 re di Napoli e di Sicilia.

Si narra che il sovrano e la regina Maria Amalia di Sassonia nel periodo natalizio fossero in prima persona impegnati nell’allestimento del presepe, occupandosi di ricamare le statuine dei pastori con pregiate stoffe e ricche decorazioni nella scena della Natività.

Una delle particolarità del presepe napoletano della corte borbonica era quello di essere popolato da innumerevoli figure umane (mercanti, acquaioli, calzolai, fabbri, sarti, maniscalchi, ambasciatori, etc.) e di animali (bufale, cani, pecore e specie esotiche) e ambientato tra rovine di templi greco-romani, per influsso degli scavi delle antiche città di Ercolano e Pompei, osterie, botteghe e altri luoghi della scena urbana della Napoli settecentesca, popolare e cosmopolita.

Alla realizzazione parteciparono artisti come Bottiglieri, Sanmartino (l'autore del famoso Cristo
Velato della Ca****la Sansevero), Mosca, Celebrano, Vassallo, Gori, i quali modellavano in terracotta le figure più importanti, mentre le altre avevano solo la testa e membra di terracotta e la struttura di fil di ferro e stoppa. Le figure erano collocate su uno "scoglio" di sughero, secondo regole rigide e nel rispetto delle scene canoniche, quali la Natività, l'Annuncio ai pastori e l'Osteria.

"Quando mancavano pochi giorni alla tradizionale data del 12 dicembre, le attivita, nella reggia di Caserta, diventavano frenetiche: s'allestiva il presepe regale, una delle grandi passioni del Re Ferdinando. Con soffocati "jamme...jamme!" ed ansiosi "E stateve accuorte!", il direttore del presepe incitava e sorvegliava il continuo andirivieni degli addetti che portavano centinaia di pastori, con ceste di giunco e protetti da "cannaucci", dai loro stipi lontani fino alla grande sala ovale, al centro del lato orientale del palazzo, spesso anche teatrino domestico. Lì, i presepianti, sotto la guida di scenografi e pittori, li posizionavano: i pastori più belli e più preziosi erano posti in primo piano, poi c'erano quelli da secondo piano ed infine quelli, più piccoli ed ordinari, 'per le lontananze'.
Finalmente arrivava il giorno dell'inaugurazione: il Re Ferdinando e la Regina Carolina, seguiti dalla corte, entravano nella sala pressoché al buio. Poi, mentre una lieve musica si diffondeva dall'alto, pian piano cominciava a far chiaro come al sorgere dell'alba, grazie ad un marchingegno che imitava le ore del giorno inventato dall'architetto Nauclerio, finché, a luce piena, il presepe appariva in tutta la sua strabiliante bellezza tra un coro di esclamazioni di gioia e di sorpresa. Subito gli sguardi vagavano avidi e veloci sui tanti personaggi ed animali che affollavano la scenografia, ma la curiosità dei più era, innanzitutto, nel riconoscere quali membri della corte fossero stati ritratti fra i pastori e, man mano che venivano individuati, era tutto un indicare, sorridere, ammiccare e sussurrare commenti, specie quando, come spesso accadeva, i riconosciuti erano personaggi potenti e superbi come il marchese Tanucci con la consorte. Anche Ferdinando e Carolina si divertivano un mondo, forse non a caso, con quelle satiriche riproduzioni dei loro cortigiani e, quando una volta il Re scoprì che perfino i suoi amatissimi levrieri erano stati riprodotti fedelmente dal bravo presese pista
Vassallo, preso da incontenibile entusiasmo, non si stancava d'indicarli agli ospiti con colorite
espressioni dialettali..."

La tradizione presepiale alla corte napoletana proseguì con i successivi sovrani borbonici, testimoniata, tra l’altro da uno degli ultimi allestimenti realizzato nel 1844 alla Reggia di Caserta, durante il regno di Ferdinando II, su progetto di Giovanni Cobianchi, opera immortalata dal pittore Salvatore Fergola, in occasione dell’inaugurazione della ferrovia Napoli-Caserta.

Il presepe di corte nella sontuosa residenza reale infatti, veniva allestito ogni anno con una scenografia diversa e restava esposto dal 12 dicembre al 2 febbraio, festa della Candelora. Il presepe di corte alla Reggia di Caserta, nonostante abbia subito nel tempo vari smembramenti, nel 1988 è stato nuovamente riallestito, sotto la direzione di Enzo Catello e la realizzazione di Roberto De Gennaro, ed è oggi visitabile nella Sala Ellittica degli Appartamenti Storici lungo il percorso museale.

Auguri Carlo re di NapoliIl giorno 10 maggio del 1734, nel pomeriggio, Carlo di Borbone, vinta la fiacca resistenza che ...
04/11/2025

Auguri Carlo re di Napoli

Il giorno 10 maggio del 1734, nel pomeriggio, Carlo di Borbone, vinta la fiacca resistenza che gli austriaci ed i partigiani di Carlo VI avevano tentato qua e là nel reame, entrava trionfalmente in Napoli per porta Capuana e fra l'entusiasmo del popolo si recava in Duomo a fare atto di devozione a S.
Gennaro il cui sangue, poco innanzi, aveva compiuto l'atteso miracolo.

«Il soldato napolitano è vivace, intelligente, ardito, ed in uno assai immaginoso; e però facile ad esaltarsi e correre ...
08/06/2025

«Il soldato napolitano è vivace, intelligente, ardito, ed in uno assai immaginoso; e però facile ad esaltarsi e correre alle imprese più arrischiate, ma pur facile a scorarsi. Si sottomette agevolmente alla disciplina, allorché questa muova da un potere giusto, forte e costante. L'istruzione elementare delle diverse armi è eccellente: esse manovrano con esattezza e speditamente, sì separate che unite;»
(Carlo Mezzacapo, Rivista Militare, anno primo - volume primo, Torino 1856) fonte Wikipedia

Comunque caro popolo delle 2 Sicilie il nostro esercito è sempre stato il numero 1

Il termine corsiero (o corsiere) designava, tra la fine del Medio Evo e l'inizio dell'Età Moderna, il cavallo da combatt...
27/02/2024

Il termine corsiero (o corsiere) designava, tra la fine del Medio Evo e l'inizio dell'Età Moderna, il cavallo da combattimento, la cui andatura più veloce (il corso, cioè il galoppo) lo differenziava dal portante, ossia dall'ambiatore usato prevalentemente per lunghi e comodi trasferimenti in sella: era, insomma, il nome funzionale della razza.

L'aggettivo napolitano ne indicava l'origine geografica, non limitata esclusivamente a Napoli e dintorni ma estesa, fino al 1860, all'intero Regno di Napoli, comprendente parti delle odierne province di Rieti, di Frosinone e di Latina, nonché gli attuali Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria.

Corsiero napolitano (e non napoletano), dunque, in quanto cavallo storico allevato, principalmente per la guerra, in tutto il Regno di Napoli e da qui esportato, anche come miglioratore, verso il resto dell'Italia e dell'Europa.

La selezione di questo pregevole ausiliario dell'uomo d'armi avveniva nei suoi primi tre anni di vita ed era assolutamente naturale: il puledro veniva scelto in base a criteri estetico-funzionali per l'impiego bellico tra i maschi interi che componevano le mandrie, in passato definite razze, di proprietà delle famiglie nobili; quindi si procedeva al suo addestramento in apposite strutture, denominate cavallerizze.

L’arco di tempo in cui la razza assurse al massimo splendore ed alla più vasta notorietà in Europa fu quello compreso tra il XVI secolo ed il XVIII. Non vi fu, allora, monarca o principe che non ambisse ad ospitare nelle proprie scuderie corsieri napolitani morelli, o bai, o grigi, per la guerra, per la caccia, per il tiro delle carrozze. Durante tutto il XVIII secolo e nel primo quarto del successivo, la monarchia asburgica ottenne numerosi cavalli napolitani, tra i quali sono rimasti famosi Cerbero e Scarramuie, ritratti dal pittore inglese George Hamilton intorno al 1725, nonché tre dei capostipiti degli odierni lipizzani: il morello Conversano, il baio Neapolitano ed il bianco Maestoso (quest’ultimo di origine napolitano-spagnola).

Pasquale Caracciolo, nel suo trattato equestre intitolato La gloria del cauallo (1589), così si espresse:
Ma se di tutti i caualli rarissimi sono quelli, che di tutte le conditioni necessarie adornati, e à tutti gli essercitij siano idonei; di tal lode i Napolitani soli veramente al più generale si trouan degni; perché al caminare, al passeggiare, al trottare, al galoppare, all’armeggiare, al volteggiare, e al cacciare hanno eccellenza, e sono di buona taglia, di molta bellezza, di gran lena, di molta forza, di mirabile leggierezza, di pronto ingegno, e di alto animo; fermi di testa, e piaceuoli di bocca, con ubbidienza incredibile della briglia; e finalmente così docili, e così destri, che maneggiati da un buon Caualiere, si muouono à misura, e quasi ballano …
Nella Novela del coloquio de los perros (1613), il grande Miguel de Cervantes Saavedra richiamò con singolare incisività l’attitudine dei cavalli Napolitani all’apprendimento delle arie dell’alta scuola equestre (Ensenome a hacer corvetas como caballo napolitano…) e la loro versatilità (…viendo mi amo cuan bien sabia imitar el corcel napolitano).

Web

Aurelio De Laurentiis alla Chiesa della Scuola Militare della Nunziatella, a Pizzofalcone, dove ha ricevuto la Croce di ...
23/05/2023

Aurelio De Laurentiis alla Chiesa della Scuola Militare della Nunziatella, a Pizzofalcone, dove ha ricevuto la Croce di Merito dell’Ordine costantiniano di San Giorgio e diventarne così Cavaliere. È il grado più alto dell’onorificenza dell’Ordine, che risale al 1190 ed è collegato alla dinastia Borbone regnante nelle Due Sicilie fino al 1861.

07/05/2023
God save the King! Congratulazioni da tutto il popolo del Regno di Napoli
06/05/2023

God save the King! Congratulazioni da tutto il popolo del Regno di Napoli

Uno spunto notevole di riflessione
28/03/2023

Uno spunto notevole di riflessione

“LE SCUOLE AL TEMPO DEI BORBONE: ALTRO CHE ‘MERIDIONALI ANALFABETI’ (NUOVE FONTI PER LO SMANTELLAMENTO DI UN ALTRO LUOGO COMUNE)”. Un nuovo numero (gratis online) di “QUADERNI PER LA VERITA’ STORICA. ALTRE FONTI, ALTRE STORIE. Analisi, spunti e integrazioni didattiche per lo studio dell’unificazione italiana e della questione meridionale” su ACADEMIA,EDU a firma di Gennaro De Crescenzo. NON MENO DI 7000 LE SCUOLE “POPOLARI” PUBBLICHE E PRIVATE CON NUMERI SCONCERTANTI ELENCATI PROVINCIA PER PROVINCIA E CONFRONTATI CON IL NUMERO DEI COMUNI E I DATI DELLE SCUOLE DEL RESTO DELL’ITALIA GRAZIE A NUOVE RICERCHE PRESSO GLI ARCHIVI DI STATO DEL SUD. “Sul Sud ‘analfabeta’ troppo spesso viene citato il dato dell’analfabetismo meridionale preunitario. Altrettanto spesso il dato viene riportato in vita carico di luoghi comuni generici e razzisti per confrontarlo (il filo rosso dell’ignoranza!) con i dati puntualmente negativi dalle indagini relativi ai famosi e attuali ‘accertamenti delle competenze’ nelle nostre scuole magari secondo lo schema che abbiamo già indicato per altri settori (‘siete stati sempre inferiori/ignoranti’, ‘è inutile aiutarli’, ‘fate da soli’ ecc.). Tornando alla storia, invece, il dato ossessivamente citato è quello del primo censimento italiano del 1861 ma nessuno ha mai analizzato la parzialità (i dati sono quelli relativi solo ad alcune regioni e i documenti originali sono da anni spariti) e la reale attendibilità di quel censimento realizzato in pieno caos amministrativo, nel passaggio da un Regno all’altro e in piena guerra (quella del ‘brigantaggio’) appena scoppiata in tutto il Sud”… “Scuole e maestri nelle Due Sicilie esistevano: con pregi e difetti, con limiti e prospettive, scuole e maestri esistevano ma nessuno (neanche tra gli accademici artefici di alcune tardive e recenti ricerche) mette ancora in dubbio o contesta il famoso luogo comune del censimento su quel ‘Sud borbonico analfabeta’ che ancora imperversa nei libri di scuola come nei dibattiti anche politici. È evidentemente necessaria e auspicabile, allora, un'ulteriore fase di ricerche (e di divulgazione) anche perché queste storie diventano (e non è più tollerabile) alimento per (immotivati) complessi di superiorità ‘padani’ e (immotivati) complessi di inferiorità meridionali, alla base di un sistema di governo che da oltre un secolo e mezzo penalizza le popolazioni dell’ex Regno delle Due Sicilie”... https://www.academia.edu/.../Le_scuole_al_tempo_dei...
Di Gennaro De Crescenzo

Sembra una fiaba, ma è una storia vera: le cinque principesse del Regno delle Due SicilieLa regina Maria Carolina e suo ...
25/02/2023

Sembra una fiaba, ma è una storia vera: le cinque principesse del Regno delle Due Sicilie

La regina Maria Carolina e suo marito il re Ferdinando misero al mondo 18 figli: solo 5 femmine raggiunsero l’età adulta e ognuna di loro sposò un principe.

Si sposarono per procura, senza essersi mai visti, nel 1768, poco più che adolescenti e s’incontrarono per la prima volta solo alcuni mesi dopo.

Lui era un lazzarone, parlava in dialetto, aveva modi plebei, ma non era stupido. Lei era elegante, determinata e ben educata, ma non bellissima: aveva ereditato il mento sporgente degli Asburgo. Le differenze fra Ferdinando (IV di Napoli e III di Sicilia) e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, erano innumerevoli.

Sin dalla prima notte di nozze gli sposi erano sembrati poco compatibili. Il re era scappato all’alba, dal talamo nuziale, per andare a caccia, dicendo che sua maestà dormiva come un’ammazzata e sudava come un porco e la regina aveva scritto alla madre, l'imperatrice Maria Teresa d’Austria: "Confesso, apertamente che preferirei morire piuttosto che rivivere un’altra volta tutto ciò che mi è capitato".

A Maria Carolina non piaceva suo marito, ma all’epoca il matrimonio era un affare di stato, un’alleanza politica che poco aveva a che vedere con l’amore: il dovere più importante di un sovrano era quello di generare un erede e di perpetuare la dinastia. Le unioni venivano stabilite a tavolino (per suggellare alleanze e rinforzare strategie) dai genitori degli sposi, quando essi erano ancora bambini.

Il matrimonio tra Ferdinando e Maria Carolina, tra litigi e tradimenti reciproci, durò ben 46 anni e la coppia reale mise al mondo molti figlioli. La regina Carolina proveniva da una famiglia numerosa, era la tredicesima di 16 figli.

Diventò madre per la prima volta a 20 anni, dopo 4 anni di matrimonio e tra il 1772 e il 1793 mise al mondo ben 18 figli; di questi solo sette raggiunsero l'età adulta, due maschi (tra cui l’erede al trono Francesco I, che fu Re delle Due Sicilie dal 1825 fino alla morte) e 5 femmine: Maria Teresa, Luisa Maria, Maria Cristina, Maria Amalia e Maria Antonia.

Maria Carolina fu artefice del destino matrimoniale delle sue figliole, così come a suo tempo lo era stata per lei sua madre, l’imperatrice d’Austria.

A Maria Teresa, la primogenita nata nel 1772, venne imposto il nome della nonna materna. Il 15 agosto 1790 la principessa sposò il suo doppio cugino (cugino sia per parte materna che paterna) l'arciduca Francesco d'Austria, che divenne successivamente imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Francesco II (1792) e imperatore d'Austria con il nome di Francesco I (1804).

Il matrimonio fu felice e la coppia ebbe 12 figli, nonostante Francesco e Maria Teresa avessero caratteri diversi. Maria Teresa amava la vita mondana, le feste in maschera e partecipava ai balli anche quando era incinta. Ebbe una certa influenza sul marito e su alcune scelte politiche: fu molto critica nei confronti di Napoleone e spinse il marito ad entrare in guerra contro la Francia.

Nell'inverno del 1806, Maria Teresa incinta del suo dodicesimo figlio, contrasse una pleurite tubercolare. I numerosi salassi prescritti dal medico di corte la indebolirono molto. Nella primavera del 1807 Maria Teresa diede alla luce una bambina prematura (che visse pochi giorni) e morì a causa delle complicazioni del parto. Il suo corpo fu seppellito nella Cripta Imperiale di Vienna.

Luisa Maria nata nel 1773, nel 1790 sposò a Vienna il suo doppio cugino, l'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Lorena, granduca di Toscana e fratello del marito di sua sorella Maria Teresa: la coppia ebbe 6 figli.

Luisa a detta di tutti era "un po' difettosa della persona”: il pittore Elisabeth Vigée-Le Brun che realizzò i ritratti della famiglia reale, affermò: "La principessa Luisa Maria era estremamente br**ta, e avrei volentieri fatto a meno di finire il suo ritratto, ma alla fine modificai alcuni tratti della principessa in modo da renderla almeno presentabile".

Maria Carolina decise di destinare la figlia più attraente, Maria Teresa, all’imperatore d’Austria e di concedere Luisa Maria al Granduca di Toscana, affermando che "la corona d'Imperatrice esige maggiori riguardi, mentre per una Granduchessa, anche se con qualche difetto era più che sufficiente".

Luisa Amalia fu dunque Granduchessa consorte e a Palazzo Pitti la sua scarsa avvenenza suscitò spesso pungenti commenti, anche se vi era chi affermava che ella riusciva a rendersi piacevole per il buon carattere e per la grande gentilezza che mostrava verso tutti.

Ferdinando III regnò in Toscana fino al 1801, anno in cui fu costretto da Napoleone alla fuga in esilio a Vienna. Luisa Maria morì di parto nel 1802 al palazzo imperiale di Vienna e venne sepolta nella Cripta imperiale dei Cappuccini, con il figlio nato morto tra le braccia. Il marito le sopravvisse per ventitré anni; nel 1814 tornò nel Granducato di Toscana e il 6 maggio 1821, contrasse nuove nozze, con Maria Ferdinanda di Sassonia, da cui non ebbe figli.

Maria Cristina nacque il 17 gennaio 1779: aveva una sorella gemella, Maria Cristina Amalia, che morì di vaiolo a soli quattro anni nel 1783. Sposò a Palermo il 6 Aprile 1807 Carlo Felice di Savoia, marchese di Susa, che era diventato re di Sardegna dopo le abdicazioni dei due fratelli maggiori (Carlo Emanuele IV nel 1802 e Vittorio Emanuele I nel 1821). Maria Cristina divenne regina consorte ma non ebbe figli.

Ereditò Villa Tuscolana presso Frascati, per lascito testamentario, e vi visse per lunghi periodi. La regina chiamò per una prima campagna di scavi nel territorio della villa il presidente della Pontificia Accademia di Archeologia, Luigi Biondi, che iniziò gli scavi sul Tuscolo. Carlo Felice morì nel 1831, dopo 10 anni di regno e la regina Maria Cristina visse alternando soggiorni tra il Piemonte, Frascati, Napoli e Altacomba in Savoia, dove seguì i lavori di restauro dell'abbazia. Morì ad Aix-les-Bains nel 1849 e venne sepolta con suo marito Carlo Felice nell'abbazia di Altacomba.

Maria Amalia nata a nel 1782, fu regina consorte di Francia. Durante l'esilio della famiglia reale fuggita da Napoli a Palermo, sotto la protezione delle truppe britanniche, Maria Amalia conobbe il suo futuro sposo, Luigi Filippo d'Orléans, figlio
primogenito del duca d'Orléans. Il duca, conosciuto con il nome di Philippe Égalité (dal motto: Liberté, Égalité, Fraternité) era stato ghigliottinato, caduto vittima egli stesso della Rivoluzione francese, alla quale aveva in precedenza aderito.

Maria Carolina, resa f***e per il dolore della morte della sorella minore, non aveva mai perdonato al duca d’Orleans di avere votato a favore della decapitazione del cugino, il re di Francia Luigi XVI, e di avere forse partecipato all'esecuzione di sua sorella Maria Antonietta. Nonostante la regina fosse scettica sull'unione, Maria Amalia e Luigi Filippo si sposarono a Palermo il 25 novembre 1809, tre anni dopo essersi incontrati: avrebbero avuto 10 figli.

Durante i primi anni di matrimonio (e fino al 1814) vissero a Palermo nel palazzo di proprietà del Duca d'Orléans. Alla famiglia fu concesso di poter tornare di nuovo in Francia nel 1817 e di vivere nel Palais-Royal, che era stata la residenza del duca d’Orleans. Nel 1830, a seguito di quella che è conosciuta come Rivoluzione di Luglio, Luigi Filippo venne proclamato re dei francesi.

Egli aveva accettato la corona di Francia, su suggerimento della sorella Adelaide, ma Maria Amalia, pur non approvando aveva concluso: "Poiché per volontà di Dio questa corona di spine è stata posta sul nostro capo, dobbiamo accettarla e i doveri che comporta".

Maria Amalia divenne regina consorte ma non ebbe mai un ruolo attivo nelle questioni politiche, era nota soprattutto per il suo stile di vita molto semplice e per le sue opere di beneficenza.

Per ragioni politiche, il re Luigi Filippo desiderava dare l'impressione che la famiglia vivesse seguendo lo stile di vita della classe borghese. Durante la Rivoluzione del 1848, Luigi Filippo su pressione dei suoi ministri decise di fuggire e firmò la sua abdicazione in favore del nipote, contro il parere di Maria Amalia.

La famiglia lasciò Parigi per l’ Inghilterra, dove Luigi Filippo e Maria Amalia furono ben accolti dalla regina Vittoria, che concesse loro di poter vivere a Claremont House.

Poiché lo stato francese aveva deciso di non confiscare i loro beni, la coppia non ebbe problemi economici. Luigi Filippo morì due anni dopo e Maria Amalia rimase in Inghilterra, dove fu raggiunta dalla maggior parte dei suoi figli e dove spirò il 24 marzo 1866, all'età di 83 anni. Alla sua morte, chiese che sulla sua lapide venisse scritto duchessa d'Orléans piuttosto che regina dei francesi.

Maria Antonia (o Antonietta) nacque nel 1784 e ricevette il nome di Antonia in onore della sorella preferita di sua madre Maria Carolina. Sembra avesse ereditato il carattere e le sue virtù della nonna materna Maria Teresa d’Austria.

Maria Antonietta sposò a Barcellona il cugino Ferdinando, principe delle Asturie, il 6 ottobre 1802. Entrò subito in contrasto con la suocera, la regina madre Maria Luisa, descritta dai contemporanei come una donna, viziosa e grossolana che dominava completamente il re.

Regina intrigante, corrotta e amante del piacere, aveva molta rivalità con sua cognata, Maria Carolina, regina di Napoli. Maria Antonietta era sostenuta anche dal marito, che sin da giovane, aveva cospirato contro entrambi i suoi genitori e contro Manuel Godoy, potentissimo amante della madre.

La coppia non ebbe figli, poiché le due gravidanze di Maria Antonietta, rispettivamente nel 1804 e nel 1805, terminarono con altrettanti aborti. La principessa morì di tubercolosi il 21 maggio del 1806 e venne inumata nelle tombe reali del Monastero dell'Escorial, nel Pantheon delle infanti di Spagna. Suo marito si risposò altre tre volte ed ebbe 4 figlie femmine (ne sopravvissero solo due).

La più longeva tra tutte le figlie di Maria Carolina e Ferdinando fu dunque Maria Amalia, regina consorte di Francia, che morì all'età di 83 anni nel 1866. Era l'ultima nipote superstite dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria e con lei finiva un’epoca quella del Regno delle due Sicilie, nato cinquant’anni prima.

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