25/05/2018
"- A quanto pare Marfa Petrovna le manca molto?
- A me? Può darsi. Davvero, può darsi. A proposito, lei crede ai fantasmi?
- Quali fantasmi?
- Normali fantasmi, quali se no?
- E lei ci crede?
- Be', forse no, pour vous plaire... Ovvero, non che non ci creda...
- Le appaiono, forse?
Svidrigajlov lo guardò in modo strano.
- Marfa Petrovna si degna di farmi visita, - disse storcendo la bocca in uno strano sorriso."
Non ricordo chi, una volta, disse che i fantasmi sono solo le voci del passato che riaffiorano per infestare il presente. Dovrei esserci abituato, ormai. Più vado indietro coi ricordi, più mi rendo conto di aver sempre avuto compagnia nel buio. Ora hanno volti, nomi, consistenze; mischiano conscio e inconscio creando un mondo parallelo e un dubbio insondabile: qual è la realtà? Non lo so più. Ci convivo, provo a sedarli quando posso, e tengo un diario per continuare ad essere presente a me stesso. Di tanto in tanto ci parlo; gli chiedo cosa vogliono, li imploro glielo impongo urlo sbraito, ma non fa alcuna differenza. Ad ogni domanda risponde sempre lo stesso sorriso beffardo. Sembra di essere tornato a quando da bambino lottavo contro gli "uomini neri" nascosti sotto al letto. All'epoca, però, era facile. Mi bastavano due occhiate in cagnesco, affrontarli a muso duro, per mandarli via. Bastava alzare la voce, con la paura che scoppiava in gola; mostrarmi sicuro con le gambe che tremavano, forte delle mie certezze vacillanti, e uno dopo l'altro scappavano via tutti. In fondo, dietro quegli occhi vacui e quelle bocche minacciose, si nascondeva una voglia primitiva di nutrimento: volevano solo appagare la fame innocente di paure al sapore di latte. Non volevano avvelenarmi la mente, non volevano mangiarmi il cuore, non volevano la mia vita.