19/08/2026
🌊 IL MARE DI NAPOLI NON È UNA MERCE. È UN DIRITTO.
La Giunta De Luca ha approvato il PUAD – Piano di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo per i circa 500 km di costa campana.
Il dato più sconcertante? Alle spiagge libere viene riservato appena il 30%.
Campania: 30%
Lazio: 50%
Puglia: 60%
Sardegna: 80%
Grecia: 60%
Francia: 80%
Spagna, Croazia e Portogallo: 100%*
*Con modalità e criteri diversi, in alcuni casi con strutture temporanee e removibili.
Ma il problema non è solo la percentuale.
🚨 UN PIANO SENZA GARANZIE
Il PUAD non garantisce una reale alternanza tra spiagge libere e lidi privati. I Comuni potrebbero finire per relegare le spiagge pubbliche nei tratti più difficili da raggiungere, rocciosi o degradati.
Non ci sono inoltre sufficienti garanzie contro le barriere fisiche dei lidi privati, che in luoghi come Posillipo rendono di fatto il mare sempre meno accessibile.
E resta il nodo delle concessioni già esistenti, sul quale servono regole chiare, trasparenti e realmente pubbliche.
Il PUAD dovrebbe poi essere recepito dai Comuni attraverso i rispettivi piani locali. Ma qui emerge una questione fondamentale per Napoli.
🏙️ E NAPOLI?
Napoli è espressamente esclusa dall’obbligo di approvare il piano comunale, almeno fino al trasferimento della gestione delle aree demaniali dall’Autorità di Sistema Portuale al Comune.
Non è un dettaglio tecnico.
A Napoli l’Autorità Portuale gestisce un’enorme porzione della costa, ben oltre il porto commerciale: arenili, moli, waterfront e tratti di litorale.
E così il mare rischia di continuare a essere considerato soprattutto come infrastruttura e spazio economico, invece che come bene comune della città.
L’amministrazione comunale, intanto, non ha avviato con sufficiente determinazione una vera pianificazione integrata porto-città, né una battaglia per riportare sotto gestione pubblica comunale i tratti di demanio non necessari alle funzioni portuali.
⚠️ UN PORTO INGOMBRANTE
È la stessa logica che vediamo in altre grandi trasformazioni della città: beni e spazi pubblici trasformati in occasioni di profitto privato.
È la logica della rendita dei lidi, della speculazione su Bagnoli e della cementificazione di Napoli Est.
Noi vogliamo un’altra idea di città.
🌊 RESTITUIRE LA COSTA ALLA CITTÀ
PIÙ MARE LIBERO
Superare il 30% previsto dal piano regionale e fare della fruizione gratuita una componente prevalente della costa.
SPIAGGE LIBERE, ACCESSIBILI E CURATE
Le spiagge pubbliche non devono essere gli spazi residuali della città: devono essere vive, pulite, accessibili e integrate nei quartieri.
NESSUNA BARRIERA AL MARE
Basta cancelli, recinzioni e ostacoli che impediscono di raggiungere e attraversare liberamente la costa.
CONCESSIONI TRASPARENTI
Stop a rinnovi e proroghe automatiche. Le concessioni devono essere assegnate attraverso gare pubbliche, con criteri sociali e ambientali stringenti.
CANONI DEMANIALI EQUITATIVI
Chi utilizza un bene pubblico per produrre profitto deve pagare un canone proporzionato al suo reale valore economico e commerciale.
TUTELA DELL’AMBIENTE
Bonifiche, depurazione efficiente e controlli capillari sulla qualità delle acque.
SERVIZI PUBBLICI GRATUITI
Docce, bagni, spogliatoi, pulizia, accessibilità e servizi essenziali devono essere garantiti a chi frequenta le spiagge pubbliche.
UNA COSTA VIVA TUTTO L’ANNO
Sport, spazi per bambinə, attività culturali ed eventi: il mare deve tornare a essere uno spazio di socialità e comunità.
✊ E SOPRATTUTTO: LAVORO DIGNITOSO
Il settore balneare non può continuare a essere caratterizzato da bassi salari, precarietà e lavoro nero.
Vogliamo gestione pubblica delle spiagge libere, occupazione stabile e di qualità e concessioni vincolate al rispetto dei diritti dei lavoratori.
Salario minimo di 12€/ora e pieno rispetto dei contratti e delle tutele.
🌊 Il mare è un bene comune.
Non è una merce da consegnare alla rendita.
Non è uno spazio da privatizzare.
Non è un privilegio per chi può permetterselo.
È un diritto di tutte e tutti.
Sottraiamo la costa alla speculazione.
Restituiamo il mare alla città.