23/10/2026
Da nord a sud, l'Italia sta vivendo settimane di mobilitazioni e proteste profonde, nate da contesti e istanze differenti ma accomunte da un unico, inequivocabile denominatore comune: il dissenso contro le politiche messe in campo da chi ci governa.
Come operatori e operatrici del terzo settore, che ogni giorno scelgono di stare accanto alle persone, nei quartieri e sui territori, non possiamo restare indifferenti di fronte a questo scenario. Siamo profondamente colpiti dalle tensioni che attraversano le nostre città, ma al tempo stesso sentiamo di dover esprimere vicinanza umana e sociale alle ragioni di chi protesta.
Crediamo fermamente che questa rabbia non nasca dal nulla. È il sintomo doloroso di una mancanza di ascolto profondo, di una distanza che si è fatta voragine tra i bisogni reali delle persone e chi dovrebbe amministrare, governare e dare risposte. Quando sui territori vengono meno i punti di riferimento, quando il carovita, la precarietà e l'isolamento schiacciano le famiglie e i giovani, e i lavoratori il disagio si trasforma inevitabilmente in urlo e rottura del dialogo sociale.
Il nostro lavoro quotidiano per la coesione sociale ci insegna che non esistono scorciatoie: i problemi non si risolvono con l'indifferenza né con la contrapposizione, ma rimettendo al centro la presa di contatto reale con i territori.
Oggi più che mai, come cooperativa sociale, rinnoviamo il nostro impegno a essere presidio di ascolto e di comunità. Perché un Paese che non sa ascoltare la rabbia dei suoi territori rischia di perdere la sua direzione più umana.