20/02/2026
Noi non siamo i proprietari del Teatro Sannazaro: siamo i gestori.
Luisa Conte, insieme a suo marito Nino Veglia, lo prese in fitto nel 1969, quando era ormai diventato un cinema p***o. L’allora cinema versava in uno stato di completo abbandono: non c’erano più i palchetti, il palcoscenico era distrutto, la cupola e l’arco scenico erano malconci, per non parlare del resto.
Con immensi sacrifici e grazie a un prestito ottenuto dall’allora Banco di Napoli, effettuarono la totale ristrutturazione del teatro, restituendo a Napoli la “bomboniera di Chiaia”.
Ancora oggi la nostra famiglia è gestore, non proprietaria, del Teatro Sannazaro. La polizza antincendio è dei proprietari. Il teatro è munito di tutte le regolari licenze di agibilità, del certificato di prevenzione incendi, e l’impianto elettrico è dotato di certificazione di verifica periodica effettuata da enti accreditati. Non è vero che l’impianto antincendio non abbia funzionato. Non tutti sanno che l’obbligo di sprinkler, per legge, riguarda esclusivamente la zona del palcoscenico.
Inoltre, essendo in scena il nostro Café-Chantant, la platea era vuota: le poltrone non erano presenti.
Noi non siamo proprietari. Siamo gestori? Locatari? Inquilini? Non so quale sia il termine corretto. I teatri non hanno padroni né semplici gestori. Hanno custodi. Custodi di un bene che appartiene a tutti: alla cittadinanza, al pubblico, agli artisti e alle maestranze.
’O teatro nun tene padrone.
Lunedì non è andato in fumo solo un teatro.
Sono andati in fumo i sacrifici di Luisa Conte e Nino Veglia.
Sono andati in fumo i ricordi, e quelli nessuno potrà mai restituirceli.
Ricordi materiali: i costumi di scena di nonna Luisa Conte, i suoi copioni, le sue foto di scena con Eduardo, le locandine storiche di fine ’800 e tanto altro.
Lunedì è andato in fumo il nostro Café-Chantant: le sue scene, i suoi costumi, le sue luci, le sue piume non ci sono più. Il nostro spettacolo, che con sacrificio avevamo fatto diventare un punto di riferimento per i cittadini di Napoli e per i suoi visitatori, non c’è più.
Lunedì sono andati in fumo anche i ricordi del cuore: quelli di Lara, che a quattro anni restava seduta sulle ginocchia della nonna dietro le quinte; quelli di nostro figlio Christopher che, nel 2013, era seduto dietro le quinte a leggere il copione di Festa di Montevergine, perché volevo che imparasse il napoletano vero, quello di Raffaele Viviani, e anche il modo corretto di scrivere nella nostra lingua.
I ricordi sono tanti, impossibile elencarli tutti.
Cosa resta ad attori, cantanti, ballerini, musicisti, macchinisti, scenografi, tecnici luci, fonici, maschere quando si chiude un sipario? Non resta nulla, se non il ricordo del suono degli applausi rivolti a tutti loro.
Lunedì non è andato in fumo solo un teatro. Anche gli appartamenti a noi vicini sono stati danneggiati.
Anche per loro siamo in attesa di notizie su quanto accaduto.
Ho bisogno di sapere se ho fallito come custode, se c’era altro che dovevo o potevo fare, e se è dipeso da noi. Ho bisogno di dare un senso a questo dolore che, ogni giorno, anziché diminuire, cresce e mi sta divorando dentro.
Intanto… è calato il sipario.
Sasà Vanorio