05/09/2026
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Il Risorgimento fu quel periodo straordinario che ci diede i natali, un suol patrio, un riscatto storico rivoluzionario ma, soprattutto, ci regalรฒ storie destinate a rimanere imperiture nei secoli: storie che saranno raccontate sia accademicamente, sia generazionalmente.
Le Guerre d'Indipendenza Patrie, oltre alle spedizioni militari annesse o autonome, videro la partecipazione unanime di corpose frange di cittadini appartenenti agli ex Stati preunitari, provenienti da diversi ceti sociali, da estrazioni culturali variegate, ma unite da un ideale politico fortemente aggregante: l'Unitร d'Italia.
E, proprio all'apice del fervore della "Terza Guerra d'Indipendenza" - tra il fumo dei cannoni, gli assalti alla baionetta e il fango addensato sugli stivali da marcia - si distinse una figura tanto insolita, quanto leggendaria: quella del cane "Caffaro", un intrepido bulldog terrier il cui nome divenne sinonimo di fedeltร assoluta e spiccato senso d'accomunanza tra i commilitoni.
โCaffaro crebbe in casa di Giulio e Antonio Grossi, veneziani, veterani della "Spedizione dei Mille" ove avevano combattuto al servizio del futuro generale Stefan Istvรกn Tรผrr; spinti dal nuovo richiamo alle armi di Giuseppe Garibaldi, risposero affermativamente alla chiamata dell'Eroe il 20 maggio 1866, presentandosi al comando generale veneto per l'immatricolazione.
L'amico a quattro zampe, perรฒ, notando la partenza dei propri umani, non esitรฒ a seguirli: preferรฌ lasciare il padre di Grossi, gondoliere dell'albergo lagunare "Danieli", la tranquillitร domestica e la sicurezza di un tetto per il rischio delle battaglie.
Caffaro decise di seguire Giulio, a cui era piรน affezionato ed entrambi furono collocati al servizio della "II Compagnia" del "II Battaglione", inquadrato nel "II Reggimento Volontari Italiani" guidato dal tenente colonnello Pietro Spinazzi.
Divenne immediatamente una mascotte per le truppe in sosta, tanto che Giuseppe Cesare Abba - nelle sue memorie - non esisterร a definirlo "il piรน fedele delle trincee": aveva un fiuto eccezionale e riusciva a individuare tracce biologiche anche a diverse centinaia di metri dalle roccaforti amiche.
โLa "II Compagnia", comandata dal capitano - e assoluto protagonista di questo periodo d'unificazione - Tommaso Marani, fu proprio la formazione d'avanguardia che il 25 giugno 1866 aprรฌ le ostilitร nella "Battaglia di Ponte Caffaro", sfondando con vigore le prime linee austriache del capitano Rudolf Ruzicka - tra i comandanti della "XII Compagnia" del Reggimento "Principe di Sassonia" - e donando al cane il nome con cui fu consegnato alla leggenda.
Difatti, mentre il capitano boemo combatteva contro il tenente Giovanni Battista Cella in un duello alla sciabola, il coraggioso cagnolino azzannรฒ prima una natica di Ruzicka e, poi, un polpaccio del tenente austriaco Suchonel, permettendo a Cella e al caporale Giovanni "Rosso" Trovaioni di neutralizzare i due nemici.
Terminata la battaglia, ferito alle due zampe posteriori da alcune schegge metalliche, fu amorevolmente medicato e gli fu insignita una medaglia al valore, consegnata a Giulio direttamente dal tenente colonnello Spinazzi.
Grossi e il suo amico a quattro zampe seguirono tutte le tappe del Corpo Volontari Italiani sino alla drammatica "Battaglia di Pieve di Ledro" ove, durante un'assalto all'arma bianca, presso il rifugio "Alpino", Giulio fu ucciso dai tiratori del generale Philipp Graf Grรผnne: Caffaro vegliรฒ il suo ca****re sino alla fine degli scontri, accompagnandolo verso l'infermeria da campo con guaiti strazianti; quando Giulio fu sepolto, il cane non si mosse dalla sua tomba per i restanti cinque giorni, nonostante il comandante Ergisto Bezzi tentasse di portarlo via.
Successivamente, fu riconsegnato al padre dei due patrioti caduti (anche Antonio cadde sul campo, durante la "Battaglia di Ponte Cimego") ma morรฌ di crepacuore dopo pochi mesi.
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