23/05/2026
𝙋𝙖𝙧𝙤𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙘𝙪𝙞 𝙥𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙫𝙚𝙧𝙜𝙤𝙜𝙣𝙖!
Oggi ho letto qualcosa che mi ha fatto male.
Qualcuno ha scritto di aver "goduto" nel vedere "i parassiti della flotilla appecorinati".
Ho riletto due volte, sperando di aver capito male. Non avevo capito male purtroppo. Mi sono fermato un momento. Ho pensato a come si potesse scrivere una cosa del genere, con quale leggerezza, con quale indifferenza verso l’umanità di quelle persone. E ho provato qualcosa che non è solo rabbia: è tristezza. La tristezza di chi sa che certe parole non nascono dal nulla, ma da un modo di guardare il mondo in cui alcuni esseri umani valgono meno degli altri.
Chiamare "parassiti" degli esseri umani — attivisti, volontari, persone che credono in qualcosa di più grande di loro — e godere della loro umiliazione come fosse uno spettacolo: questo non è un'opinione politica. È qualcosa che riguarda chi siamo, come persone, come comunità.
Viviamo in una terra che queste cose le ha vissute sulla propria pelle.
Teramo è una provincia che ha scritto pagine straordinarie nella storia della Resistenza Italiana. Una terra che sa, nel profondo, cosa significa essere chiamati "parassiti", "sovversivi", "nemici" da chi detiene il potere.
Una comunità che ha pagato un prezzo altissimo per imparare dove porta la disumanizzazione dell'altro.
Quelle radici non sono un ornamento. Sono un'eredità che ci obbliga.
Non possiamo tacere.
Non dobbiamo tacere.
E c'è un'ultima cosa che sento di dire. In questi giorni, in centinaia di comuni italiani e in alcuni anche nella nostra provincia, i cittadini si stanno avvicinando alle urne, pronti a scegliere chi li rappresenterà e guiderà le loro comunità.
È un momento delicato e prezioso per la democrazia.
Proprio per questo, tutti, nessuno escluso, siamo chiamati a dare l'esempio.
Con le parole che scegliamo.
Con l'umanità che mostriamo.
Anche fuori dai palchi e dai manifesti.