Più Uno Nichelino

Più Uno Nichelino Nasce a Nichelino il Comitato “Più Uno”: il progetto di partecipazione promosso da Ernesto Ruffini arriva sul territorio
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05/06/2026

Ernesto Maria Ruffini Più Uno ospite di Piazzapulita - LA7, da Corrado Formigli su La7.
"Mi è stato chiesto cosa si intenda davvero quando si parla di patrimoniale, tema evocato spesso nelle ultime settimane.
Per me il punto è costruire uno Stato che faccia pagare a tutti il giusto, nel rispetto della progressività prevista dalla Costituzione; che utilizzi bene le risorse che raccoglie; e che renda conto ai cittadini di come vengono spesi i loro soldi.
Perché un fisco più equo è anche uno Stato più credibile."

Tommaso Ederoclite
Vedete, Ernesto Maria Ruffini è esattamente questo, quello che emerge da questo video.
Parla da uomo di sinistra, senza ambiguità, ma lo fa con la capacità di confrontarsi con tutti. Spiega, argomenta, propone soluzioni concrete, entra nel merito dei problemi senza perdere mai la visione d’insieme. Vi segnalo, in particolare, il passaggio sulla Costituzione, poche parole che restituiscono un'idea chiara del Paese e del ruolo delle istituzioni.
Non cerca lo scontro per lo scontro, non rincorre la polemica quotidiana, non costruisce consenso attraverso gli slogan. Prova invece a mettere in relazione valori, problemi e possibili soluzioni.
In poche parole: fa politica.
p.s. da stasera è in Campania per una serie di incontri, si parte da Nocera.

04/06/2026

Stasera, Ernesto Maria Ruffini sarà ospite a Piazzapulita - LA7.

Alle 21.15 su La7, al centro del confronto: la guerra tra Israele e Libano e la situazione dei conti pubblici italiani, tra tasse, promesse mancate e scelte da compiere.

Ernesto Maria Ruffini  - Più Uno  Se l'UGUAGLIANZA resta il compito di Difficile
03/06/2026

Ernesto Maria Ruffini - Più Uno
Se l'UGUAGLIANZA resta il compito di Difficile

Ernesto Maria Ruffini    -  Più Uno “Il crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”.La frase pronunciata dalla Presi...
26/05/2026

Ernesto Maria Ruffini - Più Uno
“Il crollo del centrodestra lo rimandiamo a domani”.
La frase pronunciata dalla Presidente del Consiglio dopo il voto restituisce bene il clima politico di queste ore. Un clima nel quale tutti cercano di leggere il risultato come una conferma di sé stessi. Chi governa rivendica la propria tenuta. Chi sta all’opposizione prova a intravedere segnali di ripresa.
Eppure, il punto forse è un altro. Non riguarda soltanto chi tiene e chi arretra. Riguarda il fatto che il quadro politico sembra restare immobile mentre il Paese cambia a una velocità sempre maggiore.
L’Italia attraversa trasformazioni profonde. Cambia il lavoro sotto la spinta dell’intelligenza artificiale e delle innovazioni tecnologiche. Crescono il costo della vita e le disuguaglianze. La crisi internazionale produce incertezza economica e sociale. E nel frattempo la politica continua troppo spesso a consumarsi dentro riti, tatticismi e parole che sembrano incapaci di offrire una direzione riconoscibile.
Anche l’astensionismo racconta questo vuoto. Non è soltanto disaffezione verso il voto. È spesso la percezione, da parte di molti cittadini, di non sentirsi rappresentati nelle proprie paure, nelle proprie fragilità e nemmeno nelle proprie speranze.
Le elezioni confermano che l’attuale proposta del cosiddetto Campo Largo non appare ancora sufficiente a costruire un’alternativa credibile di governo. L’unità, da sola, non basta se non riesce a trasformarsi in una visione comune del Paese.
Le persone chiedono altro. Chiedono di capire quale idea di lavoro vogliamo difendere davanti alla rivoluzione tecnologica in corso. Quale futuro immaginiamo per le piccole e medie imprese dentro una crisi internazionale che ridisegna mercati e produzioni. Quale ruolo debbano avere l’Italia e l’Europa in un mondo attraversato da conflitti e nuove tensioni geopolitiche. Quali strumenti offrire a una classe media che scivola lentamente verso la paura di perdere il proprio futuro.
E invece il centrosinistra rischia ancora troppo spesso di apparire chiuso nelle proprie liturgie interne, nei personalismi e nei tatticismi. Come se bastasse evocare formule politiche o alleanze per ricostruire automaticamente un rapporto con il Paese reale.
Ma le formule non bastano più. “Campo Largo”, “primarie”, “unità” rischiano di diventare parole vuote se non vengono riempite di contenuti concreti, di una visione sociale ed economica riconoscibile, di un’idea chiara di futuro.
Per questo il centrosinistra ha oggi una responsabilità più grande della semplice costruzione di un’alternativa elettorale. Deve tornare a dare credibilità alla possibilità stessa del cambiamento. Deve ritrovare parole capaci di parlare insieme di lavoro, giustizia sociale, innovazione, ambiente, sicurezza, diritti e comunità, senza separare questi temi o trasformarli in bandiere contrapposte.
La vera sfida non riguarda soltanto chi vincerà le prossime elezioni. Riguarda quale idea d’Italia possa ancora restituire fiducia a un Paese che sembra aver smesso di immaginare il proprio futuro.
Da Vigevano il candidato, dal passato leghista, vicino a Vannacci, cresce dal 6 al 14% in sei anni, intercettando voto sulla sicurezza e le tensioni nel centrodestra. Non un dato nazionale, ma un segnale politico. Così la destra si trova costretta a inseguire la sua ala più radicale. Vannacci diventa così una sorta di linea Maginot: pensata prima per contenere lo spostamento a destra, e che ora rischia di certificare che quello spostamento è già in corso.
È proprio in questa fase che il centrosinistra deve decidere se limitarsi ad attendere il logoramento degli avversari, oppure se provare, finalmente, a costruire una proposta di governo adeguata al tempo che stiamo vivendo. Il campo largo deve ripartire dall’opposizione ai venti dell’ultradestra che fanno leva sulle emozioni più immediate dell’elettorato, ma per risultare davvero credibile ha anche bisogno di aprire subito un tavolo di confronto chiaro, in cui spiegare al Paese quale sia la sua visione e cosa intenda concretamente fare. Prima ancora di un programma di governo, si deve avere chiara la visione di Paese.

Ernesto Maria Ruffini  Più Uno
26/05/2026

Ernesto Maria Ruffini Più Uno

Ernesto Maria Ruffini, lotta alla mafia è battaglia culturale, educativa e politica'Memoria di Falcone rispettata quando...
23/05/2026

Ernesto Maria Ruffini, lotta alla mafia è battaglia culturale, educativa e politica
'Memoria di Falcone rispettata quando non cerchiamo scorciatoie per rispetto dei diritti'
"La memoria di Giovanni Falcone, della sua signora, degli uomini della sua scorta si rispetta ogni volta che, come cittadini, non cerchiamo scorciatoie per il rispetto dei nostri diritti. Ogni volta che ci ricordiamo che il nostro piu grande potere è il voto e il rispetto della legge e non la scorciatoia della domanda troppo frequente del 'conosci qualcuno?'". Lo ha dichiarato Ernesto Ruffini intervenendo in occasione del 33° anniversario della strage di Capaci, partecipando a Ragusa all'evento 'L'Uguaglianza contro ogni illegalità', organizzato dalla Scuola dei Beni Comuni. Ruffini ha sottolineato come la mafia non sia soltanto criminalità organizzata, "ma una forma alternativa di potere che sostituisce i diritti con i favori e la cittadinanza con la dipendenza e la paura". "Per questo, il contrasto alla criminalità organizzata non può limitarsi all'azione giudiziaria e repressiva, ma richiede una battaglia culturale, educativa e politica", ha aggiunto. "Quando le istituzioni democratiche appaiono incapaci di garantire protezione sociale, altri soggetti si candidano a sostituirle» ha proseguito Ruffini, richiamando il rischio di una spirale che alimenta sfiducia nello Stato, crisi dell'etica pubblica e perdita del senso del bene comune. Ruffini ha poi indicato nella scuola il primo e più efficace antidoto alla mafia: "strumento essenziale per costruire autonomia critica, partecipazione democratica e uguaglianza reale". "La sfida della democrazia è dimostrare ogni giorno che la legalità non serve a proteggere il potere, ma le persone. Soprattutto quelle più fragili", ha concluso.
https://trust.ansa.it/7af096256ea093262cc3a31880fc81bfd6f9d61a4215574e779122693d8305d6

22/05/2026
🇮🇹 In una lettera al Fatto Quotidiano, Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate, scrive che la lon...
20/05/2026

🇮🇹 In una lettera al Fatto Quotidiano, Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle entrate, scrive che la longevità del governo Meloni “non sembra tradursi in una trasformazione strutturale del Paese”.
“La crescita resta debole, i salari fermi, i giovani continuano a partire, la natalità crolla, la sanità
pubblica arretra e le disuguaglianze aumentano. Perché la stabilità, da sola, non basta. Non è la durata dei governi a determinare la forza di una democrazia, ma la capacità della politica di preparare il futuro”.

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