NOTE STORICHE SULLE FAMIGLIE PROPRIETARIE DEL PALAZZO
Nella storia di Nicosia, le famiglie RUSSO e CAPRINI spesso sono identificate come un'unica famiglia e insieme hanno inciso sulla sua storia e sulla sua vita sociale. Tra i vari matrimoni contratti, attraverso i secoli, tra la famiglia Russo e la famiglia Caprini, ne ricordiamo due:
il primo risale al 15 Settembre 1673 e fu contratto tra GIOVA
NNI RUSSO (n. il 3 Febbraio 1689), 2° Principe di Cerami (nel 1675), da cui discendono gli attuali Rosso di Cerami che abitano a Catania, e VIOLANTE CAPRINI (figlia del Barone Giacomo Caprini e Caterina Pannuso);
il secondo, che risale al 1835, vede sposi il Barone NICOLO' RUSSO (n.1800 e m.1884), insigne storico e letterato, e MARIA ANTONIA CAPRINI. A Nicolo' Russo è stato intestato un salone del Palazzo Russo Larcan, il Palazzo della Cultura di Capizzi. FAMIGLIA CAPRINI
Famiglia di antichissime tradizioni, di essa si hanno notizie documentate a partire dal 1200, allorché Girolamo Caprini nel 1230 si distinse nella difesa del Castello di Petrignano di Assisi, contro il Conte d'Anversa. Originaria della Catalogna, sembra essere giunta in Italia attraverso la Corsica. Capostipite del ramo siciliano fu Guerao Gugliemo Caprini che arrivò in Sicilia nel 1282, al seguito di Re Pietro D’Aragona. La tradizione locale racconta che la famiglia Caprini giunse a Nicosia agli inizi del 1400, al seguito di Martino I d’Aragona Re di Sicilia (detto Il Giovane, 1374 – 1409), prestando servizi di vassallaggio. Per questo motivo il Re la ricompensò concedendole un latifondo che in suo onore fu chiamato Piano Martino, oggi Piammartino, presso l’omonima contrada. A Nicosia il casato fu nobilitato da numerosi personaggi illustri la cui presenza è documentata a partire dal 1516, molti medici, giuristi, senatori, canonici e filosofi. Da ricordare, tra gli altri, il Barone Andrea Caprini, nel 1569 nei primi sei Rettori del Monte di Pietà, citato anche come uno dei suoi fondatori. Col doppio cognome Caprini – Russo la famiglia ha inciso autorevolmente nella vita sociale di Nicosia. Arma: d’azzurro o di giallo, alla quercia al naturale, frondata di due rami, passati in croce di S.Andrea, nodrita sopra un terreno verde e sinistrata da una capra rampante d’argento. O cipresso di colore naturale e capra rampante argentata, sovra campo celestino o giallo. Fonti:
L’Albero e il Ceppo - I Baroni di Nicosia, di Giovanni D’Urso, a cura di Salvatore Lo Pinzino, Assoro 2011. Heraldrys Institute of Rome.
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(Sintesi storica di Giovanni L.M. Castellana Russo)
FAMIGLIA RUSSO / ROSSO
Da Ugone (il) Rosso, uno dei figli di Guglielmo d’Altavilla, signore normanno e consanguineo di Re Ruggero d’Altavilla, secondoché scrive Mugnos, trae origine questa nobilissima, antica e storica famiglia. La troviamo illustre in vari punti d’Italia, e con precisione in Sicilia, dove è citata tra le principali famiglie normanne, di diretta discendenza da Tancredi de Hauteville (Signore di Hauteville-la-Guicharde) e dalla sua prima moglie Muriella. Nel 1132 Rosso Russo I, fratello di Riccardo Rosso, risulta essere il primo possessore del Castello di Sperlinga di cui si abbia traccia storica. Nella corte di Federico II Hohenstaufen (1194 - 1250) fu molto rinomato, come letterato, Rosso Russo II, Barone di Sperlinga e di Martini, uno dei più antichi poeti italiani. La famiglia raggiunse il suo maggiore splendore, nel corso del XIV secolo, vivendo Enrico Rosso III Conte di Aidone (n. 1323 circa - m. 1393, figlio di Rosso Russo III), uno dei personaggi più illustri e famosi della Sicilia di quel periodo, stratega e guerriero insofferente ad ogni prepotenza e tirannide. Nel 1575, Giovanni Russo il Magnifico (1505 - 1583) figlio di Michele Guglielmo Russo (e nipote del nonno Pietro Ponzio Russo, Barone di Cerami) si trasferisce da Cerami a Capizzi, insieme al figlio Melchiorre. Da lui ha avuto origine la famiglia che ha mantenuto lo stemma e il nome Russo. Questo ramo della famiglia è presente tuttora ad Acireale, Catania, Cerami, Trieste e Roma. I suoi discendenti sono gli attuali comproprietari di Palazzo Russo Caprini di Nicosia. Il Palazzo Russo Larcan di Capizzi è di proprietà del Comune che l’ha trasformato in Palazzo della Cultura (2017). Riguardo al cognome di questa famiglia, a partire dal XII secolo, è riportato Rubeus e anche Russus o de Rubeo, tradotto in siciliano Russo e in italiano Rosso. Nei diplomi spagnoli dopo la metà del XII secolo Rosso era il soprannome di alcuni della famiglia e Russo il cognome. Lo spagnolo Surita li dice Russo. Il Gioacchino Di Marzo (in data 1855/56) nella traduzione del Lexicon Topografico dell’Abate Amico (1757/1760), li chiama Russo, traducendo così il Rubeus latino. Negli archivi notarili di Catania e Cerami dal 1500 in poi sono chiamati Russo e così si firmano tutti i componenti della famiglia (sino a metà dell’ottocento), e ne fanno fede, a Catania, gli antichi registri e i documenti conservati alla nobile Arciconfraternita dei Bianchi (chiesa di S.Martino ai Bianchi), le perizie ottocentesche del Tribunale Civile e i documenti conservati all'Archivio di Stato. Anche il ramo Russo Camoli (or. 1556, grazie al matrimonio tra Paola Russo e Arcangelo Nicolò Camoli) ha mantenuto lo stesso cognome ed è tuttora presente a Cerami e a Roma. Dal Barone Enrico Russo (figlio di Vito), nel 1563 ebbe origine il ramo Rosso – Grimaldi di Enna / Catania, tuttora ivi presente con il nome di Rosso di Cerami. Il Principato di Cerami ha avuto origine nel 1663 (il primo Principe fu Francesco). Nel 1664 dal Conte Ignazio ha origine il ramo Rosso di San Secondo, che diede i natali al famoso scrittore Piermaria ed è presente oggi a Bergamo e in Svizzera. Verso la seconda metà del 1800 (verosimilmente tra il 1857 e il 1870), alcuni discendenti dei Principi di Cerami, residenti a Catania, credendo più democratico Russo, hanno anagraficamente cambiato il cognome in Rosso. Arma: di rosso, alla cometa d’oro. Motto: Serenat. Fonti:
Il Blasone in Sicilia, V. Palazzolo Gravina, Palermo 1871 - 75. Sperlinga, Salvatore Lo Pinzino, Enna 1989. Dizionario Topografico della Sicilia di Vito Maria Amico 1757 - 1760,
tradotto e annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo 1855 - 1856. Enrico Rosso - Conte di Aidone, Nicolò Russo, Palermo 1967.
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(Sintesi storica di Giovanni L.M. Castellana Russo).