28/02/2026
UNO DEI CASTELLI RUPESTRI PIÙ AFFASCINANTI DELLA SICILIA, oggi in stato di abbandono:
IL CASTELLO DI GRESTI o DI PIETRATAGLIATA, sito nel Comune di AIDONE, è qui sulla sulla nostra pagina grazie alle belle foto di EMILIO MESSINA PHOTOGRAPHY, che ringraziamo.
"Il suo vero nome tramandato nei secoli è PIETRATAGLIATA che ben si addice alla sua struttura ampiamente intagliata nella viva roccia.
Tale particolarità lo rende simile al castello di Sperlinga.
La tradizione popolare lo ha invece denominato CASTELLO DI GRESTI (in dialetto Castedd' i Grest') perché si trova vicino al cozzo di Gresti, collina dove sono stati ritrovati numerosissimi cocci di ceramica che ci danno testimonianza di un insediamento del periodo greco-romano.
NOTIZIE STORICHE: l'origine del castello non è ben definita, l'insediamento nel sito sembra risalire all'era paleolitica.
La preesistenza dell'insediamento e di qualche parte della struttura in epoca greca e romana, si sostiene su labilissime tracce (2 monete, cocciame e vasellame).
La località è poco distante dall'antica città di Morgantina, per cui si pensa, che già a decorrere dal periodo greco o romano, una postazione sulla rocca avrebbe potuto costituire un ottimo luogo di avvistamento e controllo, non solo dell’antica strada che collegava Morgantina con Valguarnera ed Enna, ma anche di un vastissimo territorio in relazione alla caratteristica e strategica posizione dominante della rocca.
L’edificazione dell’attuale struttura del castello, risalente al periodo arabo normanno, contempla la torre ed il complesso di ambienti che hanno inglobato alcuni preesistenti vani scavati nella roccia.
Le prime notizie storiche documentabili sul castello risalgono al XIV secolo.
Il feudo denominato Fassima o Fessinia e il relativo fortilizio venne concesso dal re Federico III a Prandino Capizana di Piazza Armerina.
A seguito della ribellione di Prandino, che aveva fomentato un sollevamento popolare contro il re, il feudo e il fortilizio furono assorbiti dalla Regia Curia.
Successivamente questi beni furono assegnati alla famiglia Gioieni da Termini il 17 marzo 1374, alla quale appartiene fino al 1521, anno in cui passò alla famiglia CAPRINI.
Attualmente (2026) appartiene agli eredi del barone La Lumia.
DESCRIZIONE DEL CASTELLO: in linea di massima si possono distinguere alcune caratteristiche fasi costruttive e precisamente:
1) Una concentrazione di ingrottamenti denunzianti un insieme di abitazioni preistoriche.
Tali ingrottamenti sono localizzabili alla base della parete occidentale della rupe, nella vasta grotta preceduta da un riparo sotto roccia posta ai piedi della torre e nei due vani ipogei scavati nella zona superiore ed incorporati nella struttura del castello. Il più allungato di questi due vani è stato in epoca successiva suddiviso in tre piccole stanze.
2) La realizzazione di una fortezza di avvistamento e segnalazione sul culmine del roccione, che inglobò i due primitivi vani ingrottati. In questa medesima fase il più lungo dei due vani fu suddivido con diaframmi in muratura. Sembrerebbe appartenere a questa fase l’erezione della torre a pianta quadrata, anche se essa denunzia alcuni postumi rimaneggiamenti e interventi di restauro.
3) Un ulteriore ampliamento del complesso edilizio a valle del torrione, costituito da un complesso di grandi magazzini destinati alla conservazione e al trattamento dei prodotti del feudo, attorniato da stalle e da modeste abitazioni rurali."
(questo testo è a cura del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano)
IL CASTELLO, A PARTIRE DAL 1521, È APPARTENUTO AI NOSTRI ANTENATI CAPRINI.
Nel 1668 il Barone GIACOMO CAPRINI fece incidere un'epigrafe su un'architrave con una dedica al figlio. Dell'epigrafe oggi non abbiamo più traccia ma ci è stata tramandata in un testo dello storico Giacomo Magno:
"A Dio Ottimo Massimo o giovinetto, al quale queste cose appartengono per diritto di Giacomo Caprini, il quale ne è barone e qui risplende col suo antico stemma, ti avanza.
Tu godrai non dell'orto delle Esperidi, ma dei feudi, del pingue armento di lui e del gregge pascolante.
Felice te, o giovinetto, che ti pasci di aura celeste nella casa del grande eroe piena di abbondanza.
Anno del Signore 1668".
Da quest'epigrafe nacque poi la leggenda che il cavaliere che galoppando veloce fosse riuscito a leggerla (era posta molto in alto), lo stesso avrebbe scoperto un ingente tesoro.
Del tesoro non ne abbiamo mai avuta traccia, tranne che del ritrovamento di alcune monete d'argento, di vasellame e cocci vari che furono rinvenuti da ignoti nel corso del 1800, secondo quanto riportato da alcune storie locali.
In zona non risultano essere stati effettuati scavi archeologici di un certo rilievo.
Nel 1769 il Castello di Pietratagliata, e il feudo adiacente, furono venduti dai Caprini a Gioacchino Andrea Amato, V Principe di Galati.
La famiglia CAPRINI ha detenuto il castello per 248 anni.
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