12/03/2026
Importante incontro a Nissoria
Ringraziamo la professoressa Formica per il suo grande impegno verso la nostra comunità
𝐍𝐢𝐬𝐬𝐨𝐫𝐢𝐚 — 𝐀 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 “𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐞𝐨𝐧𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞𝐬𝐞”.
𝐆𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐒𝐭𝐮𝐫𝐳𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥’𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐀𝐥𝐟𝐫𝐞𝐝𝐨 𝐂𝐫𝐢𝐦𝐢̀
La formazione didattica degli alunni dell’Istituto Scolastico Luigi Sturzo di Nissoria, in prossimità della Pasqua – e quindi della Settimana Santa coi suoi riti e le sue usanze più classici – passa dalla riscoperta del tradizionale “Lamentu” leonfortese: il canto intonato come per consuetudine in occasione del Venerdì Santo da un gruppo di cantori molto particolari, ovunque in Sicilia conosciuti come ‘lamentatori’.
Una riscoperta a sua volta passata attraverso l’iniziativa di mettere in piedi un progetto che ha preso il nome di “Incontro con l’Autore”, coordinato dalla responsabile leonfortese Maria Rita Formica, in collaborazione con Siciliantica, che si è svolto al teatro comunale cittadino, e che ha avuto come destinatari gli alunni della scuola secondaria di primo grado e delle classi quinte della primaria.
Per la verità, i lamenti del Venerdì Santo – che scandiscono le tappe della via Crucis di Cristo – costituiscono una tradizione di cui le comunità siciliane più fiere nel tramandare le proprie radici identitarie, vanno orgogliosi. A Leonforte, così come in tante altre parti della Sicilia. Soprattutto quelle comunità corrispondenti alle province dell’interno, in cui è probabile che permanga una traccia più evidente di attaccamento alle radici di una cultura secolare.
A Nissoria, l’Istituto Sturzo – che fa parte del Comprensivo “Pantano” di Assoro e che è diretto dal Prof. Angelo Picicuto – ha voluto dare risalto alla conoscenza e all’approfondimento del canto del lamento secondo la tradizione in voga nella vicina Leonforte, invitando ad intervenire l’archeologo Alfredo Crimì, noto per essere un ricercatore esperto in tradizioni popolari.
Crimì si è occupato di illustrare la storia di un canto dalle origini millenarie, attraverso l’ausilio di video che hanno permesso agli allievi di vedere e ascoltare; insomma, di rendersi conto direttamente, di tutto il meglio di quella che è una tradizione antica che prosegue il proprio corso a discapito del tempo.
Tra Enna, Caltanissetta e Agrigento (i territori in cui spicca maggiormente la loro presenza folkloristica) i lamentatori – cantori specializzati nell’intonare nènie funebri, favorendo intorno il ricrearsi di un clima di angoscia e inquietudine che ben si coniuga con l’atmosfera tipica di un evento di dolore come quello evocato dalla passione e morte di Gesù Cristo – sono membri di un gruppo, di un sodalizio riassumibile nel concetto di confraternita. Il loro canto lamentoso è un vero e proprio patrimonio che si passa di generazione in generazione, e che costituisce una preziosa eredità immateriale. Abiti, movenze, e i toni corali del loro espressivissimo lutto, costituiscono un’attrattiva che attira, e che fomenta l’accendersi, nel pubblico, di un rinnovato interesse per il recupero del fascino di un passato che arriva lontano nel tempo.
✍🏼 di Ambra Taormina