28/02/2026
Il delitto (im)perfetto
C’è un’immagine che appartiene a molti di noi: quella di un cittadino smarrito tra i corridoi di un tribunale, con un faldone sotto il braccio e la sgradevole sensazione che l’orologio, lì dentro, giri secondo leggi fisiche ignote al resto del mondo. Sappiamo da tempo che la nostra giustizia non brilla per linearità: processi infiniti e sentenze che arrivano quando il mondo è già cambiato, alimentando una frustrazione che oscilla tra il desiderio di rigore e il sospetto di lassismo.
L'altra sera, nella Sala Consiliare di Palazzo della Loggia, abbiamo provato a fare una cosa che in politica sta diventando merce rara, quasi esotica: studiare. Insieme agli amici di Officina Noale, abbiamo ascoltato il Prof. Marcello Degni e l’Avv. Stefano Pietrobon. È stata una serata di alto profilo, dove volutamente non ci sono stati appelli al voto o slogan da stadio. L’obiettivo era sviscerare la riforma sulla carta, lontano dai "sentimenti di pancia". Eppure, proprio osservando i fatti nudi e crudi, noi di Civica Democratica ci siamo convinti di una cosa: questo referendum merita un NO, secco e consapevole.
Il centrodestra, ad ogni decisione sgradita, ripete sempre lo stesso spartito: parla di "toghe rosse", di "accanimento", di una presunta "giustizia a orologeria" o di qualsivoglia altra critica alla magistratura. Ci dicono che la separazione delle carriere sia la cura miracolosa per ogni male. Ma a guardare bene le carte, somiglia terribilmente a un paracetamolo somministrato a chi ha una frattura esposta. I passaggi di funzione tra PM e Giudici sono già oggi ridotti al lumicino; separarli per legge non regalerà mezza garanzia in più all’imputato. Anzi, per assurdo, proprio quelle figure che avrebbero il compito vitale di tutelarlo — come il GIP e il GUP — restano esattamente dove sono. Seguendo la logica della riforma, allora, dovremmo separare anche loro, o no? Ma il silenzio su questo punto è assordante.
Perché allora tanto rumore? Perché la separazione è solo il paravento per nascondere il vero "boccone": il CSM. Dicono di voler introdurre il sorteggio per "spoliticizzare" la magistratura ed eliminare le correnti. In realtà, l’analisi dei fatti suggerisce l’esatto contrario. È il tentativo di depotenziare l’indipendenza dei giudici per sottoporli a un controllo più serrato dell’esecutivo. Non vogliono togliere la politica dalla giustizia; vogliono semplicemente che la giustizia risponda alla politica, rendendola sensibile ai desiderata di chi comanda. Lo stesso Ministro Nordio, in un lapsus rivelatore, ha ammesso che questa riforma servirà a chiunque siederà nelle stanze dei bottoni: un’arma per chi dà gli ordini, non uno scudo per chi viene giudicato.
È una riforma figlia della solitudine. È passata senza un vero confronto, senza ascoltare i corpi intermedi, l'accademia o le diverse sensibilità del Paese. È l'antitesi del metodo di condivisione che guidò i Padri Costituenti, quelli che le leggi le scrivevano per i secoli, non per i sondaggi della settimana dopo.
Siamo davanti a quello che potremmo definire un "delitto perfetto". Il potere legislativo da anni latita, incapace di scrivere leggi chiare che rispondano ai bisogni dei cittadini. E quando la protesta per la malagiustizia m***a, la politica non fa autocritica, ma punta il dito contro i giudici (che quelle leggi confuse devono solo applicare). Si scarica la colpa su chi giudica per limitarne i poteri e aumentare i propri.
Noi di Civica Democratica crediamo che per aggiustare una casa che cade a pezzi serva un bravo restauratore, non qualcuno che vuole solo cambiare le serrature per decidere chi può entrare e chi deve restare fuori. Diciamo NO per difendere una giustizia che sia davvero indipendente e uguale per tutti, e non l'ennesimo ufficio stampa del governo di turno.