Democratiche Provincia di Novara

Democratiche Provincia di Novara Pagina delle Democratica della Provincia di Novara.

09/05/2026

9 maggio 1950, Dichiarazione Schuman - 9 maggio 2026: UNA COSTITUZIONE PER L’EUROPA?

Parlare di Europa dovrebbe essere come parlare di noi, di casa nostra, della nostra vita, insomma di qualcosa di familiare.

Questo è il salto da fare. E invece oggi guardiamo ancora l’Europa “da fuori”, come se fosse altro e diverso da noi. Lontana ed estranea, insomma una cosa di altri, se non un severo maestro che ci chiede sempre di “fare i compiti”.

Solo se diventeremo pienamente cittadine e cittadini europei, allora sì che sentiremo sulle nostre spalle questa responsabilità, oltre che questa identità e questa passione nei nostri cuori.

E penso che allora avremo la forza di finire il lavoro dei costruttori dell’Europa. Quelli del primo tempo, De Gasperi, Adenauer, Schuman, e quelli dei tempi successivi, Delors, Prodi.

Il tempo è maturo. Le gravissime condizioni geopolitiche lo richiedono: va aperto il cantiere per completare questa costruzione preziosa e unica al mondo, di un progetto di UNITÀ di diversi Stati, il federalismo, di DEMOCRAZIA, i diritti e le libertà, di SOLIDARIETÀ, la dignità della persona, l’inclusione e il welfare, di PACE.

Le possibilità sono molteplici: dal progetto costituente per una vera entità politica e istituzionale attorno al pilastro del bene comune europeo, alla strada di passaggi graduali e concreti, costruendo cooperazioni rafforzate su progetti comuni di crescita, di innovazione tecnologica, di sicurezza o sul pilastro sociale.

Una strada pragmatica, che non tocca i Trattati ma procede verso una più forte unità.

Ma chi ci darà l'ispirazione e la spinta per questi passi avanti?

Io sono convinta che non verrà solo dall’interno delle istituzioni, ma da un impegno popolare e diffuso: cittadini, associazioni, università, mondi di partecipazione civile.

Insomma, l’Europa è troppo importante per lasciarla solo agli “addetti ai lavori”!

Buona Festa dell’Europa a tutte e tutti.

28/03/2026

𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗰'𝗲'!

REALIZZARE IN CONCRETO UN’ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO è un obiettivo di equità, ma anche di trasformazione (rigenerativa, come si dice oggi) della nostra società.

Io sono profondamente convinta che proprio oggi, in un’Europa che sta puntando sulla competitività e sulla crescita economica, questa economia e questo modello siano tanto più essenziali se l’Europa vuole preservare il suo modello sociale. Senza questa identità sociale, l’Europa non è più Europa!

Anche Milano si dota di un Piano di economia sociale per mettere al centro quel sistema fatto di imprese, cooperative, fondazioni che producono servizi e prodotti con un modello che non è per il profitto, ma per le persone e i bisogni. Non è solo cura, non è “riparazione”. È un pezzo di mercato che può essere un modello e un esempio per tutta l’economia.

Ma occorrono orgoglio e competenza, visione e operatività. L’Europa ha piantato paletti importanti (dall’Action Plan alla Raccomandazione agli Stati). Adesso tocca ai governi, agli enti locali e al terzo settore calare questi atti sul territorio.

Di questo abbiamo discusso con Rossella Sacco, portavoce del Forum del Terzo Settore, Valerio Pedroni, consigliere comunale, Luca Stanzione, segretario generale della CGIL Metropolitana di Milano, Giovanni Abimelech, segretario generale della CISL Milano Metropoli, ed Enrico Azzaro, segretario confederale UIL Lombardia.

Le conclusioni di Lamberto Bertolé definiscono i punti chiave del Piano di Milano: creazione di ecosistemi territoriali, innovazione, investimenti e ruolo culturale e preventivo dell’economia sociale.

28/02/2026

Un momento di dialogo davvero intenso e prezioso sull’Europa, il suo senso profondo, la sua unità e le minacce di oggi, questa mattina alla Bocconi con le riflessioni del cardinale Zuppi, della docente e saggista Sylvie Goulard e del rettore Billari.

L’iniziativa, nata da un’idea del Presidente Giuseppe Guzzetti, in un dibattito senza retorica e con tanta passione civica, ha messo al centro parole che oggi non possono essere solo evocate, ma devono tornare a ispirare e guidare le nostre scelte: dialogo, democrazia, libertà. Ne sono scaturiti contributi profondi, ricchi di visione, umanità e responsabilità morale.

Da questo confronto porto con me alcuni spunti forti.

Anzitutto, se in questi anni abbiamo parlato molto di “unità nella diversità”, e abbiamo giustamente esaltato e “salvato” le diversità, adesso è l’ora di avere il coraggio di un passo in più: riconoscere che le cittadine e i cittadini europei hanno bisogno di più unità, anzi hanno il “diritto all’unità”.

Di fronte alle sirene incantatrici (e ingannevoli) dei nazionalismi, chi crede all’Europa deve fare come Orfeo e produrre un canto più bello, che affascini di più, che attragga e unisca.

Al centro di questa idea di Europa resta il valore più grande: la persona. La persona, non sola e isolata, ma nella comunità. La persona con la sua dignità e parità, i suoi diritti, le sue responsabilità, le sue relazioni, i suoi vincoli di solidarietà e la sua libertà.

E poi il ripudio della guerra, cioè la riduzione di parte della sovranità per “salvarci insieme”, e il necessario rafforzamento degli organismi internazionali che prevengono e governano i conflitti, creando una cooperazione più profonda, più stretta e coraggiosa.

Noi europei rappresentiamo una piccola parte del mondo (si stima circa l’8%) che vive nella democrazia, con istituzioni libere e democratiche. Questo non può essere solo una fortuna o solo un privilegio: è una responsabilità enorme, che ci chiama a guardare oltre noi stessi e a prenderci cura anche di ciò che accade nel mondo attorno a noi.

L’Europa è nata da ciò che sembrava impossibile: trasformare il conflitto in cooperazione, la diffidenza in fiducia, la guerra in un destino comune di pace. Oggi, nel tempo più difficile, è chiamata ancora una volta a ritrovare la strada dell’unità.

02/02/2026

UN ABBRACCIO, MARIUCCIO

Non è facile per me parlare di Giovanni Orsenigo, per tutti semplicemente MARIUCCIO.

Tanti ricordi e un intenso moto di affetto mi tolgono lucidità e calma.

Un amico, a volte anche ruvido nella forma, ruvido per sincerità e rigore ma sempre animato da affetto, generosità, da un cuore grande e da una mente intelligente e curiosa di ogni conoscenza e approfondimento.

L'ho avuto compagno di strada nella DC, nella Margherita e nel PD, sempre dalla stessa parte, quella di cui guarda ai deboli, di chi crede nella solidarietà e vuole uno sviluppo giusto per una società più equa.

L'ho avuto collega in Regione, lui Presidente della Commissione Bilancio e io Assessore al Bilancio. Insieme abbiamo fatto tante cose e fatto tante scelte per dare valore politico alle cifre. Abbiamo anche creato in Lombardia il fondo FRISL basato sul concetto di rotazione al fine di sostenere gli enti locali negli investimenti.

L'ho avuto accanto nel comune sostegno ai movimenti e associazioni di cooperazione internazionale, come il Mato Grosso. Con lui ho condiviso il significato di valori profondi e una comune ispirazione ideale.

Caro Mariuccio, tante cose belle si possono dire di te, ma voglio sottolineare che sei stato un UOMO INTEGRO e questa penso sia la dote più difficile e più importante nella vita privata e nella vita pubblica. Sei una figura che deve rimanere nella storia politica più bella e autentica della Lombardia.

01/02/2026
12/11/2025
01/11/2025

“Aveva la bellezza di una donna che pensa, la bellezza di una donna che prende decisioni, la bellezza di una donna che ha un mondo interiore.”
(Dacia Maraini)

Grandissima Tina, avevi anche la bellezza più classica e ne eri così incurante. Hai avuto sempre un coraggio indomito: da giovanissima nella Resistenza e, da adulta, nella politica e nella vita della Repubblica, caricandoti sulle spalle gli incarichi più difficili e pericolosi — dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2 ad altri compiti delicatissimi come la Commissione d'inchiesta sulle violenze dei militari in Somalia (capitolo di cui nessuno parla mai).

Sei stata coraggiosa e determinata anche nel fare grandi riforme per le donne e per tutte e tutti: da Ministra del Lavoro, per la tutela della lavoratrice madre, e da Ministra della Sanità con l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, gratuito e universale — uguale per tutti e accessibile a tutte e a tutti, secondo il bisogno.

Conoscerti, frequentarti e stimarti da vicino è stato un regalo che la politica mi ha dato. Sei stata generosa di te fino all’ultimo (ricordo che accettasti di ve**re a un convegno che avevo organizzato a Milano, pur con grande fatica) e instancabile nell’andare tra i giovani, nelle scuole.

Forse non hai ricevuto dalla politica e dal tuo partito tutto il ringraziamento e l’attenzione che meritavi; di certo ti avrà riempito il cuore l’autentico affetto che le persone, il “popolo”, ti tributavano. Ricordo un 25 aprile: dopo il tuo comizio in piazza Duomo ti aspettavo per accompagnarti in un piccolo comune del Lodigiano, ma l’amore intorno a te era tale che non riuscivamo più a uscire dalla folla. Ti fermavano a ogni passo per un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, un gesto caloroso. E il ritornello continuo era: “Ciao, Tina”.

Allora, anche ora, a nove anni dalla tua scomparsa: ciao, Tina. E grazie per tutto. Cercheremo di non dimenticarti.

21/10/2025

La sentenza di è una ferita profonda, non solo per la giovane donna coinvolta ma per tutte noi.
Dire che una ragazza “sapeva cosa l’aspettava” perché non era vergine significa negare il principio stesso di libertà e di autodeterminazione.
È un linguaggio che riporta il corpo delle donne dentro una logica di colpa e di giudizio morale.

Non è solo una questione di diritto. È una questione di sguardo: di come il diritto, la giustizia e le istituzioni continuano a essere pensati e praticati a partire da un punto di vista maschile che si presenta come neutro, ma non lo è.
Un punto di vista che giustifica gli uomini e la cultura maschilista della sopraffazione e del dominio, e colpevolizza le donne, le loro scelte e i loro comportamenti.
È lo sguardo di chi, per secoli, ha fatto prevalere stereotipi e pregiudizi e ha delineato dentro questo solco anche i confini del lecito e dell’illecito, del pudore e della colpa, della credibilità e del consenso, senza interrogarsi davvero su come le donne vivono, sentono, nominano la propria libertà.

Per questo servono due cose insieme: una legge chiara sul consenso che allinei il nostro ordinamento a quanto prevede la Convenzione di Istanbul; e un cambiamento profondo nel modo in cui si formano e si applicano le regole.
Il consenso non è e non può essere mai implicito: non si presume, non si deduce.
Deve essere esplicito, libero e revocabile in qualsiasi momento.

Il Parlamento tutto deve sentirsi chiamato in causa, perché non si tratta di una battaglia di parte ma di una prova di civiltà.
Fino a quando una sentenza potrà giustificare una violenza appellandosi alla condotta o al passato della vittima, nessuna donna potrà davvero sentirsi e dirsi libera.

12/10/2025

La storia del Paese e dell’Europa — e le radici da cui sono nate — hanno avuto grandi protagonisti, espressioni viventi di quel cattolicesimo democratico che è patrimonio di tutta la comunità.

“Fari di luce, modelli da seguire, riserve di coraggio.”

Vi aspetto lunedì 13 ottobre alla Fondazione Ambrosianeum di Milano, per la presentazione del libro “50 ritratti del cattolicesimo democratico”, curato da Monica Canalis.

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