07/06/2026
L'approvazione del ddl 1735 regala alla nazione l'illusione di una rivoluzione etica e procedurale. Nella trincea quotidiana delle nostre scuole, invece, va in scena il consueto capolavoro di ipocrisia istituzionale.
Il preavviso e i materiali: la legge pretende il consenso informato con sette giorni di anticipo e la trasparenza assoluta dei contenuti. La pratica ci ricorda una verità inconfutabile: le nostre segreterie, perennemente sull'orlo di una crisi di nervi, dovranno elemosinare firme a genitori che ignorano sistematicamente persino gli avvisi di sciopero. I moduli torneranno il mattino stesso dell'evento, sgualciti e firmati frettolosamente sul cruscotto dell'auto in doppia fila. Riguardo alla tanto decantata visione preventiva dei materiali: prepariamoci all'esilarante spettacolo di madri e padri pronti a vivisezionare le slide sull'apparato riproduttivo direttamente nelle chat WhatsApp di classe, trasformandole in tribunali dell'inquisizione digitale.
L'esclusione per infanzia e primaria: il legislatore ha sancito il divieto assoluto di affrontare la tematica nei primi cicli di istruzione. Si tratta di una rassicurante, quanto grottesca, visione ottocentesca della società. Mentre fuori dalle aule i bambini navigano senza filtri sui social network, padroneggiando dinamiche e lessico da navigati frequentatori di angiporti, il corpo docente dovrà attenersi a una rigorosa omertà. Per evitare la gogna mediatica e le diffide legali, il personale scolastico sarà costretto a giurare solennemente che i neonati vengono recapitati dalle cicogne o spuntano rigogliosi sotto le foglie di cavolo, in totale ossequio alla purezza prescritta per legge.
Gli esperti qualificati e l'invarianza finanziaria: qui raggiungiamo la vetta della comicità ministeriale. Il testo esige un rigoroso vaglio dei titoli di medici e psicologi da parte del collegio docenti e del consiglio d'istituto: si richiede, di fatto, di allestire una vera e propria commissione accademica. Il tutto è magnificamente blindato dall'articolo 3: la sacra e intoccabile invarianza finanziaria. Nessun euro in più a disposizione. Le scuole dovranno quindi scovare luminari disposti a sottoporsi ai raggi X degli organi collegiali per l'onore di fare divulgazione a titolo rigorosamente gratuito. Alla fine della giostra, le istituzioni scolastiche si riterranno miracolate se troveranno un volontario di passaggio, purché respiri e possegga una laurea affine.
Le attività alternative e la sorveglianza: se la famiglia nega il consenso, scatta l'obbligo di garantire attività formative alternative. Tradotto dal burocratese alla realtà operativa: l'alunno dissidente verrà depositato in fondo all'aula di un collega per colorare l'ennesima fotocopia sbiadita, dato che l'organico aggiuntivo esiste solo nei sogni di viale Trastevere. E la presenza fissa del docente per la sorveglianza assoluta? Si tradurrà magicamente nell'unica ora utile in cui l'insegnante, barricato dietro la cattedra, tenterà di correggere le trenta verifiche in arretrato, pregando in silenzio che l'esperto a costo zero non inneschi incidenti diplomatici irreparabili in classe.
In sintesi, si conferma la classica riforma all'italiana: altisonante nelle premesse ideologiche, a scaricabarile nelle ricadute pratiche. Le segreterie affogheranno nelle scartoffie, i docenti fungeranno da parafulmini per le nevrosi collettive e ai sindacati non resterà che gestire l'ondata di richieste di tutela legale per questa ennesima fatica burocratica.
Laura Razzano