01/05/2026
L'incontro “REINVENTARE LA DEMOCRAZIA", organizzato per approfondire e per esplorare nuove strade di partecipazione civile, ha visto un parterre di persone informate e competenti, che ha saputo catturare l'attenzione e l'interesse del pubblico.
Di seguito il puntuale resoconto della serata, curato Alessandro Tidore, che ringraziamo per la chiarezza e la completezza della esposizione.
"L'evento, coordinato da Ester Capelli, ha messo al centro del dibattito l’urgenza di accorciare la distanza, oggi purtroppo sempre più ampia, tra le istituzioni cittadine e la comunità, offrendo prospettive concrete e soluzioni praticabili per un coinvolgimento che vada ben oltre il semplice momento del voto elettorale.
La serata è stata dedicata alla memoria di Stefano Sotgiu, ricercatore sassarese e fondatore dell’associazione Prossima Democrazia, scomparso prematuramente lo scorso dicembre. Il suo libro postumo, “Reinventare la democrazia”, è stato il filo conduttore dell'intera serata: un’opera che rappresenta un vero testamento politico e intellettuale per chi crede in una democrazia dinamica, capace di evolversi attraverso il dialogo costruttivo e l'innovazione delle pratiche sociali.
LA DEMOCRAZIA COME ECOSISTEMA: IL CONTRIBUTO DI PROSSIMA DEMOCRAZIA
L'introduzione di Lisetta Bidoni ha dato il via ai lavori, sottolineando l’importanza di restituire centralità alla voce dei cittadini nei processi decisionali. RODOLFO LEWANSKI (già docente all'Università di Bologna) e SAMUELE NANNONI (Presidente di Prossima Democrazia) hanno illustrato una visione della democrazia intesa come un "ecosistema" complesso e integrato. In questo scenario, il tradizionale voto rappresentativo viene affiancato e arricchito da pratiche deliberative innovative.
Un esempio approfondito è stato quello delle Assemblee dei Cittadini, basate sul campionamento casuale stratificato. Questo metodo permette di formare organismi temporanei che siano uno specchio fedele della composizione sociale della città, includendo giovani, lavoratori e tutte quelle fasce della popolazione spesso "silenziose" e distanti dai palazzi del potere. Questi cittadini, dopo una fase di studio in cui vengono informati in modo imparziale da esperti e tecnici del settore, possono confrontarsi per poi fornire raccomandazioni con cognizione di causa su temi amministrativi complessi. Ciò garantisce che anche le visioni solitamente meno rappresentate contribuiscano alla definizione del bene comune, con l'importante conseguenza di rompere le rigide dinamiche di potere dei gruppi di pressione già organizzati, permettendo così l'emergere di soluzioni condivise e libere da interessi particolari.
UNA "CASSETTA DEGLI ATTREZZI" PER LA PARTECIPAZIONE
Un momento centrale dell'incontro è stato dedicato all'analisi delle altre possibilità da attuare nel contesto territoriale nuorese. Alessandro Tidore ha presentato una ricca "cassetta degli attrezzi" per la partecipazione, evidenziando come lo Statuto comunale e i relativi regolamenti debbano diventare lo spazio vitale per l'attuazione di strumenti che oggi sono spesso solo accennati o privi di efficacia reale.
Tra le varie possibilità illustrate figurano le petizioni, che se opportunamente regolate possono obbligare l'amministrazione a fornire risposte ufficiali dal Consiglio Comunale entro tempi certi, evitando che le istanze popolari restino inascoltate. Sono stati descritti i comitati di quartiere, immaginati come sentinelle attive del territorio capaci di interloquire formalmente per segnalare necessità immediate e visioni di sviluppo locale. Non è mancato l’approfondimento sui referendum comunali, intesi come lo strumento di massima espressione decisionale per i temi più sensibili e divisivi.
Tidore ha poi spiegato il ruolo strategico delle consulte, fondamentali per un confronto settoriale continuo (su giovani, ambiente, cultura), del bilancio partecipativo — un processo dove i cittadini decidono direttamente sulla destinazione di quote reali del bilancio comunale, influenzando il Documento Unico di Programmazione (DUP) — e dei laboratori partecipativi. In questi ultimi, l'uso di professionisti della facilitazione permette di trasformare piazze, scuole e periferie in centri di co-progettazione urbana, dove la comunità non subisce le decisioni dall'alto ma contribuisce attivamente a disegnare i servizi e gli spazi di domani.
Innovazione digitale e prospettive future
L’aspetto tecnologico è stato curato da Marco Delrio, che ha presentato Decidim, la piattaforma open-source leader mondiale per la partecipazione digitale, già adottata con successo da metropoli come Barcellona, Madrid e New York. Delrio ha spiegato come l'impiego di strumenti digitali trasparenti e sicuri possa abbattere drasticamente i costi logistici delle consultazioni popolari, rendendo la partecipazione una pratica frequente e accessibile. Grazie alla totale tracciabilità offerta dalla piattaforma, ogni cittadino può monitorare in tempo reale lo stato di una proposta, vedendone l'evoluzione dall'idea iniziale fino alla delibera finale, eliminando la percezione di opacità burocratica.
Tale innovazione è cruciale per garantire una reale inclusione sociale: permette infatti di coinvolgere attivamente chi ha difficoltà di spostamento, persone con disabilità o i molti studenti fuori sede che desiderano restare connessi alle scelte della propria città. L’obiettivo dichiarato non è la creazione di una democrazia puramente virtuale, ma l’attivazione di un modello di "democrazia ibrida" dove il digitale funge da infrastruttura di supporto. Questa tecnologia potenzia l'incontro fisico e il dibattito in presenza, offrendo uno spazio di documentazione e continuità che permette alla discussione di restare viva e produttiva anche tra una riunione e l'altra.
L’incontro si è concluso con un vivace e partecipato dibattito, espressione di una cittadinanza desiderosa di essere protagonista, ben sottolineata dalla qualità delle domande e delle riflessioni"