04/02/2016
I MIEI PADRI FENICI. Non so perché ma i Fenici mi sono sempre stati simpatici. Già il nome. Mi è subito suonato bene. Lo trovavo moderno o se preferite futuribile. Pensavo a quelle navi pensate e costruite nella lontana terra del cedro. Perché i miei antenati sono Libanesi. Non lo sapevate ? Ed erano meravigliosi navigatori, sprezzanti del pericolo, spinti da una fantastica voglia di conoscere l’ignoto. Arrivarono in questa baia incantata, protetta dai venti, nascosta dai possibili aggressori. Dopo mesi di navigazione perigliosa si sentirono al sicuro. Respirarono l’aria di elicriso e decisero che sarei nata qua. Non potevano che chiamarmi Città Felice. Stavano così bene all’ombra di quell’immensa montagna sull’acqua. Che altro nome avrebbero potuto darmi ? Eppoi da qui potevano organizzare, gestire e controllare i loro traffici commerciali nel Mediterraneo. Perché erano mercanti di grande qualità. Gli affari li sapevano fare i miei antenati. Cosa credete ? Quando al mattino guardo il mio orizzonte mi innamoro. Mi vedo nei contorni di Tavolara. Sento l’odore acre e intenso delle reti dei pescatori. Immagino i loro sforzi, le notti insonni, il mare grosso, le tavole spoglie. Pane e poco altro. In quelle case basse e umide. Futuro incerto in quelle reti da rammendare. Esili moli di legno. Cime arrotolate sulle speranze di un futuro. Perché sono anche tutto questo. L’ho vissuto sulla mia pelle. Commercianti. Pescatori. E di nuovo commercianti. Che storia la mia ! Non ci credete ? Beh un po’ vi capisco. Mi vedete tutti i giorni respirare a fatica, quasi soffocata da quei mostri commerciali che mi hanno fatto costruire in testa, ai piedi e sui fianchi. Sono circondata. E questi non sono commercianti. Ma uccisori di commercianti. Il mio cuore infatti batte ormai a stento. Vuoto, spoglio e quasi deserto. Eppure me lo ricordo pulsare ad un ritmo intenso. Felice come il mio nome. E anche di più. E quando mi ricordo così sto meglio. Molto meglio. A tratti respiro a pieni polmoni. Scrollandomi di dosso quei pachidermici capannoni riattati a consigli per gli acquisti. Il mio cuore brulicava di gente. Giovani, anziani, famiglie e coppiette. Tutti insieme appassionatamente. Socializzazione pura. Voi mi direte: “Non c’era il computer”. E’ vero. Ma sapete che ci sono città (perché io sono una città) dove le vie e le piazze del centro sono stracolme. Anche con lo smartphone. Non credete neanche a questo ? Vi capisco. Vi hanno fatto credere che l’unica Olbia possibile sia quella che vi obbligano a vivere. Seduti nei loro scranni hanno tessuto per decenni trame che non vi riguardano. Che non riguardavano nemmeno vostri padri e nemmeno vostri nonni. Non erano le trame delle reti dei pescatori. Quelle sì che avevano valore. Un valore immenso. Perché miravano al mio futuro. Le trame dei signori degli scranni miravano ad un futuro che è il loro presente. Ricco in una valle di lacrime. Sconvolta da due alluvioni devastanti. Che hanno ucciso tanti miei figli: fisicamente, economicamente, moralmente. I miei avi Fenici non volevano questo per me. Nella maniera più assoluta. Quando svoltarono dall’angolo di Tavolara dimenticarono la fatica e i pericoli. Là sarebbe nata la Città Felice. Quando ogni mattina mi innamoro provo dentro un brivido. Prima di sentire nitido lo scroscio dell’onda che si infrange sulla battigia. Rivoglio la mia anima.