13/07/2026
Il bizzarro caso del professionista che ha smarrito il senso della realtà (e della verità)
Quando le parole tradiscono chi le scrive.
Prima di tutto, una domanda è d'obbligo.
Come può un “principe del foro”, ex consigliere comunale e candidato consigliere non eletto alle ultime elezioni amministrative arrivare a scrivere parole di questo tenore?
In prima battuta non volevamo credere alle parole scritte, era impossibile; poi abbiamo anche ipotizzato che avessero hackerato il profilo Facebook del professionista.
Niente di tutto ciò!
Purtroppo, c'è chi perde un'elezione con un pugno di voti e trova il modo più elegante per elaborare il lutto: insultare chi ha vinto.
Un uomo di legge di professione, ex consigliere, candidato con una lista che alle urne ha raccolto un consenso che definiremmo "modesto" — è quasi un atto di cortesia — ha scritto che per gli amministratori di Oleggio "l'obiettivo principale diventa conservare il posto e lo stipendio", perché per molti di loro sarebbe "l'unica fonte di reddito, non avendo altri impieghi".
Applausi per l'originalità: il classico "sono tutti incapaci che vivono di politica", riciclato ogni volta che i conti con gli elettori non tornano.
Peccato sia falso.
Completamente falso.
Nella giunta di oggi ci sono liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti che ogni mattina macinano chilometri per guadagnarsi lo stipendio ben lontano dal Comune, persone che fanno un lavoro delicatissimo a contatto con gli anziani, architetti, ingegneri.
Gente, insomma, che uno stipendio se lo suda lontano da qualsiasi poltrona istituzionale — a differenza di quanto si vorrebbe far credere.
E qui arriva il dettaglio che rende tutto ancora più imbarazzante: il professionista, queste persone le conosce bene.
Non sta descrivendo sconosciuti su cui specula per sentito dire.
Sa benissimo chi sono, cosa fanno, come si guadagnano da vivere.
Quindi non si tratta di un errore di valutazione o di ignoranza dei fatti: è una bugia detta a mente lucida, da chi i fatti li conosce perfettamente e ha scelto comunque di travisarli.
Ci si aspetterebbe da chi ha maneggiato per anni carte, codici e sentenze un minimo di rigore prima di buttare giù un'accusa così grave.
Invece no: pur di raschiare il fondo del barile della credibilità altrui, si sceglie l'insinuazione gratuita, priva di uno straccio di prova — perché le prove, quando si conosce la verità, sono un ostacolo scomodo.
Va poi rammentato un fatto che da solo basterebbe a chiudere la questione: un assessore comunale è una carica pubblica istituzionale, prevista dall'ordinamento degli enti locali.
Nell'esercizio delle proprie funzioni, gli amministratori sono generalmente considerati pubblici ufficiali ai sensi dell'articolo 357 del Codice Penale, quando esercitano pubbliche funzioni amministrative.
Non è quindi un dettaglio formale e marginale: affermare che gli amministratori comunali avrebbero come unico obiettivo "conservare il posto e lo stipendio" e che, "per molti di loro, è l'unica fonte di reddito", non è una critica politica.
È un'affermazione offensiva, denigratoria e, come si è visto, semplicemente falsa.
Quanto affermato è molto grave.
Si può perdere un'elezione con dignità.
Si può anche perderla male.
Quello che non si può fare è pretendere di riscrivere la realtà pur di non ammettere che, semplicemente, agli elettori non è piaciuta la propria proposta o qualcos’altro.
Alla prossima