01/09/2026
Era un normale ultimo giorno di ferie. Quella strana giornata che è un misto di nostalgia e rassegnazione eterna.
Il gentile protagonista mette in moto il potente SUV nero, assicurandosi di lasciarlo acceso, mostrando una certa sensibilità nel refrigerare gli spazi ai futuri passeggeri.
Schiva come fossero cavi dell'alta tensione le macchinette dei parcheggi e sistema l'auto con una certa creatività: due ruote sulle strisce blu, le altre al centro della strada.
Passano i minuti. Non arriva nessuno.
Poi, improvvisamente, eccolo.
Quello che potrebbe sembrare un'allucinazione da caldo sahariano si rivela invece un signore in carne e ossa. Indossa una canottiera sudata a quattro piazze, veste per l'occasione i panni di Spider-Man e si cala dal balcone del primo piano fino al marciapiede.
Il balzo finale mette a dura prova i pantaloncini, che per fortuna resistono, evitandoci certe mostre mistiche, per la cui visione occorre la tessera da maggiorenni.
Si sistema con la mano destra e comincia a caricare in macchina potenti scatoloni che una mano gli passa dal balcone.
La capienza del SUV è considerevole, ma la fisica non ammette deroghe; si fermano e gli scatoloni restano a terra.
Guardano dentro il vano dell'auto. Prendono le misure a occhio bionico. Tirano fuori una busta, poi ne spostano un'altra.
Ed è qua che arriva il colpo di scena.
Il signore prende una bottiglia di plastica. La guarda. La scuote, sperando che si smaterializzi come il capitano Kirk quando ordina a Scott il teletrasporto.
Invece resta lì. Comprendendo che serva un'iniziativa più prosaica, si guarda intorno. Avanti e indietro. A destra, poi a sinistra.
Si assicura che nessun occhio indiscreto stia osservando, e la appoggia lì. Sul marciapiede.
Finite le operazioni di imbarco, si accomodano sull'auto e partono.
Ma la bottiglia resta lì. Come un tappo di sughero sul tavolo, dopo una bottiglia finita troppo in fretta.
Noi, che siamo sensibili ai temi dell'abbandono, abbiamo deciso di intervenire.
Una missiva, con annesso verbale, li informerà della dimenticanza.
Totò diceva che la felicità siano attimi di dimenticanza. Ma anche la ricordanza, a certe latitudini, sa fare miracoli.