26/09/2022
Oggi siamo scese in piazza a fianco della comunità Iraniana.
È stato un presidio intenso, partecipato, colmo di rabbia e di corpi in lotta.
In Iran, dopo l’uccisione di Masha Amini da parte della polizia perché non indossava correttamente l’hijab, sono esplose le rivolte in tutto il paese. Dopo di lei, altre decine di persone sono state uccise dal regime repressivo, che legittima la violenza con la religione.
La lotta è per la liberazione del popolo iraniano dal suo governo dittatoriale, patriarcale e repressivo. Al contempo è una lotta universale, per la liberazione di tutt* dal disciplinamento e dal controllo sui corpi e la libertà di ognun*.
Perché non cambia se l’ hijiab viene imposto o se viene strappato via in nome di una presunta laicità e modernità (come avviene in India alle donne musulmane), non importa se ci danno delle puttane e ci stuprano perché abbiamo la minigonna, non importa cosa indossiamo o non indossiamo, i nostri corpi sono considerati come proprietà di altri, proprietà del desiderio maschile, corpi su cui non abbiamo alcun diritto.
Le donne iraniane stanno mettendo in campo i loro corpi, in una lotta universale che è quella per l'autodeterminazione dei corpi, per riappropriarsene e sconfiggere il dominio patriarcale. Stanno lottando per la loro vita e per quella dei figli, per il diritto al divorzio, contro gli abusi della polizia, le torture e gli stupri, per la libertà di parola e la libertà di movimento, per tutte quelle persone che sono dovute fuggire dall'Iran e che non possono tornare nel loro paese.
Siamo scese in piazza perché vogliamo far sentire anche noi la nostra rabbia per tutte le sorelle uccise da questo sistema di dominio, rivendicare insieme a loro e per loro i nostri corpi, rivendicare il diritto di mostrarli o coprirli come più ci piace, senza per questo essere insultate, stuprate o uccise. La lotta delle donne iraniane non è una lotta per il velo, ma per la vita e contro il sistema patriarcale. Jin Jiyan Azadi, Donna vita libertà