02/02/2026
Azione Padova - Comunicato Stampa
Ancora un detenuto suicida nel carcere “Due Palazzi” di Padova. Dopo il primo, che si è tolto la vita il 28 gennaio e che faceva parte dei 23 ristretti del reparto dell’Alta sicurezza ai quali era appena stato annunciato il trasferimento in altri istituti penitenziari sollevando non poche polemiche, all’alba di venerdì 30 gennaio si è tolto la vita un altro detenuto di 36 anni, che invece stava scontando una condanna di media entità. Un dramma senza fine dovuto alle croniche problematiche del sovraffollamento e della carenza di personale, unitamente all’accanirsi di politiche securitarie che contrastano apertamente col dettato costituzionale (art.27 comma 3).
Tale situazione richiede interventi urgenti e mirati per interrompere questa spirale che interessa pure un carcere come quello di Padova, considerato un modello del sistema.
Siamo a fianco di tutte le Associazioni che collaborano col carcere di Padova e a tutto il Personale Penitenziario e alla sua Direzione, profondamente scioccati dai funesti episodi che non possono tuttavia scalfire il grande e insostituibile lavoro che assieme, ognuno per le proprie competenze, compiono da anni.
Così dichiara l’onorevole Fabrizio Benzoni, parlamentare di Azione, da sempre attento e vicino alla questione carceraria:
“Il suicidio di una persona detenuta non è mai un fatto privato né un gesto inspiegabile: è un fallimento dello Stato. Quando accade, soprattutto in strutture già note per condizioni critiche, la responsabilità è sistemica e politica. Nel carcere di Padova si continua a morire anche perché manca il personale necessario a prevenire, intercettare il disagio, intervenire in tempo. Un suicidio in carcere non avviene nel vuoto: avviene in contesti di sovraffollamento, isolamento, carenze sanitarie e sorveglianza ridotta all’osso. Avviene quando chi dovrebbe vigilare e ascoltare è costretto a coprire numeri ingestibili. Con un agente ogni cento detenuti, come denunciato da tempo dagli stessi operatori, parlare di prevenzione dei suicidi è una presa in giro. In queste condizioni non si controlla, non si accompagna, non si protegge. Si rincorrono le emergenze fino a quando qualcuno muore. Ma questo non può essere accettabile. Mi unisco allo sconcerto del Garante Antonio Bincoletto e delle Associazioni del terzo settore che ho avuto modo di incontrare lo scorso settembre”