Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo

Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo Sezione di Palermo del Partito Comunista dei Lavoratori.

11/08/2026
04/08/2026

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione donne e altre oppressioni di genere Esprimiamo la nostra più totale solidarietà a Pina Basile, attivista ambientalista ed animalista di Sant’Alessio Siculo (Me), bersaglio nei giorni scorsi di gravi intimidazioni, attacchi e minacce sessiste. Pina...

31/07/2026

🔴 L’INCONTRO DELLE FORZE INTERNAZIONALISTE 2026 IN FRANCIA ☭

Il meeting si è svolto dal 15 al 17 maggio a Parigi, all’insegna dei temi «militarizzazione imperialista e guerra sociale contro il proletariato mondiale» e «movimenti giovanili». Le discussioni hanno portato alla luce numerose divergenze e non hanno dato luogo ad alcuna azione comune, il che conferma il carattere dell’evento come forum di scambio di opinioni. La Lega Internazionale Socialista (LIS) ha partecipato in gran numero anche quest’anno

Rubén Tzanoff

UN INCONTRO SIMILE AI PRECEDENTI

L’Incontro 2026 non ha presentato cambiamenti qualitativi rispetto alle edizioni precedenti. L’invito lanciato dal Comitato promotore” [1] ha visto la pubblicazione di oltre quaranta contributi e la partecipazione di più di trenta relatori in rappresentanza di organizzazioni di diversi paesi. Si è distinta la presenza di attivisti cinesi, taiwanesi, cingalesi e iraniani in esilio.

TRE POSIZIONI, DUE CHIARAMENTE CONTRAPPOSTE

Può essere utile tracciare un quadro della situazione per capire il dibattito interno al Meeting. Vi è stato un variegato mosaico di partiti e gruppi di varia ispirazione marxista, trotskista e anarchica. Tra questi si sono delineati tre aree composte da: Lotta Comunista (LC) [2], Lega Internazionale Socialista – in poli chiaramente opposti – e il Nuovo Partito Anticapitalista-Rivoluzionari (NPA-R) [3], le cui posizioni hanno accentuando l’uno o l’altro tema a seconda dell’oratore, polemizzando più con la LIS che con LC, organizzazione che il NPA-R privilegia nella sua prospettiva internazionale, così come privilegia Lutte Ouvrière a livello nazionale, nonostante questo partito ultrasettario li respinga sistematicamente.

PRIMA GIORNATA: ESPERIENZE NEL MOVIMENTO DEI GIOVANI

Sono state poche le organizzazioni che hanno rivendicato un radicamento tra i giovani. Tra queste LC, che ha parlato di altri temi e ha menzionato i giovani solo per sostenere che occorre dedicarsi esclusivamente al movimento operaio. La LIS ha condiviso le esperienze del Gruppe ArbeiterinnenMacht (Germania) e del MST (Argentina), con un nuovo raggruppamento giovanile autonomo finalizzato a coinvolgere centinaia di giovani, cercando di cogliere l’opportunità che si è aperta in quel Paese a seguito del declino di Milei, della crisi del Partito Giustizialista e dell’occasione storica di rafforzare il Frente de Izquierda y de los Trabajadores-Unidad.

SECONDA E TERZA GIORNATA: PREVALGONO LE DIVERGENZE

Hanno prevalso le divergenze in materia di analisi, definizioni e posizioni politiche. La LIS ha presentato le linee politiche delle proprie sezioni nel Vecchio Continente, “No all’austerità per la guerra imperialista, per un governo dei lavoratori e un’Europa socialista”, ha posto come tema centrale il dibattito sulla congiuntura mondiale e su quale politica rivoluzionaria adottare, sottolineando lo stallo di Trump in Iran, l’ampio sconvolgimento che questo genera negli Stati Uniti e in altri paesi, e la necessità di promuovere la più ampia unità d’azione nella mobilitazione per sconfiggerlo. Rispetto a questi temi, la dinamica del dibattito ha preso altre direzioni. I temi più discussi hanno riguardato lo scontro interimperialista, la caratterizzazione di Cina e Russia, il campismo, la natura della guerra in Ucraina, la politica nei confronti della Palestina e del Medio Oriente, la questione nazionale, l’intervento nei processi di massa, le proposte e l’atteggiamento nei confronti dei “partiti anticapitalisti ampi”.

Di seguito vengono precisate alcune delle principali divergenze.

LA “QUESTIONE NAZIONALE”: TEMA RICORRENTE E NON ANACRONISTICO

La ripetizione del dibattito sulle nazionalità oppresse e/o aggredite non è casuale. Riappare in relazione a processi che attraversano la realtà attuale: l’invasione dell’Ucraina, il genocidio in Palestina, l’occupazione del sud del Libano, la guerra contro l’Iran, gli attacchi ad altri paesi del Medio Oriente e dell’America Latina, come il Venezuela e Cuba. Affrontare l’attualità della “questione nazionale” è una necessità imposta dalla realtà per elaborare una politica e costruire il partito proprio là dove si sviluppano tali processi. Su questo tema diverse organizzazioni hanno avanzato tesi che respingono le posizioni storiche di Lenin sull’importanza di intervenire nella lotta per l’autodeterminazione con una politica rivoluzionaria. Tra queste si è distinta Lotta Comunista, per cui vale la pena dedicare un paragrafo a parte alle implicazioni politiche dei suoi postulati in relazione alla Palestina.

PALESTINA, UN CASO A SÉ STANTE DI UNA CONCEZIONE ERRATA

Secondo LC, a Gaza e in diversi paesi la questione nazionale «rimane immediatamente afferrata nella lotta interimperialista…» e «qualsiasi ruolo progressista – e, di conseguenza, qualsiasi possibilità di un uso rivoluzionario delle lotte per l’autodeterminazione nazionale – è scomparso». I compiti principali sarebbero il disfattismo rivoluzionario e la solidarietà tra proletari «per evitare di rimanere agganciati al carro di questa o quella fazione del capitale globale…». In questo modo, la strategia di LC consiste nel non sostenere le giuste lotte dei popoli, ritenendo che siano assorbite da interessi borghesi imperialisti, e nel limitarsi a fare propaganda per l’unità proletaria.

Di conseguenza, la politica di LC a Gaza e in Cisgiordania implica voltare le spalle alla resistenza per una Palestina libera dal fiume al mare e invitare i proletari israeliani e palestinesi a sconfiggere contemporaneamente Netanyahu e Hamas. LC sostiene, riguardo alle manifestazioni filopalestinesi in Europa, che «non è un caso che quelle più affollate abbiano coinciso con una campagna mediatica cinicamente orchestrata dagli stessi settori della borghesia che sono in prima linea nella vendita di armi a Israele». Non è quindi un caso che LC, pur dichiarando di sostenere i palestinesi di fronte ai bombardamenti, non abbia partecipato alla maggior parte delle mobilitazioni svoltesi in Italia.

Gli interventi dei nostri compagni del PCL e del coordinatore della LIS, Alejandro Bodart, hanno messo nero su bianco le differenze e la necessità di una politica di principio che parta dal considerare che la questione nazionale implica l’esistenza di aggressori e di aggrediti, di oppressori e di oppressi; e che quindi sia necessario impostare il dibattito sottostante sul rapporto tra i movimenti e le loro direzioni.

NON CONFONDERE I MOVIMENTI CON I LORO DIRIGENTI

Le posizioni di LC e di altre organizzazioni derivano da una concezione errata del rapporto tra i movimenti e le loro direzioni. Il fattore decisivo dei processi rivoluzionari è la mobilitazione indipendente delle masse operaie e popolari. Esiste una differenza tra le masse e i loro dirigenti, per cui una lotta può essere progressista anche se guidata in parte o inizialmente da dirigenti riformisti, burocratici o nazionalisti. La chiave sta nell’intervento in tali movimenti, perché è a partire da essi che si trasforma la coscienza e si modificano i rapporti di forza. Ciò non implica adattarsi politicamente a direzioni incoerenti o traditrici, ma combinare l’unità d’azione con le masse con una politica di classe indipendente, lottando per conquistare la direzione dei movimenti attraverso perole d’ordine transitorie, attraverso la democrazia operaia e la costruzione del partito rivoluzionario. Si tratta di evitare due deviazioni che sono le due facce della stessa medaglia: il settarismo, che si tiene lontano dalle lotte perché guidate da correnti non rivoluzionarie, e l’opportunismo, che capitola di fronte a tali direzioni.

PARTITI “ANTICAPITALISTI LARGHI”: CHE FARE?

È un dibattito che ha cominciato a emergere. Ci sono alcuni partiti che si stanno rivitalizzando sull’onda dell’ascesa dell’estrema destra, come la Linke in Germania, o che nascono sulla scia della crisi delle varianti pseudoprogressiste, come Your Party nel Regno Unito. Sia coloro che si dissolvono al loro interno sia coloro che si rifiutano di avere un intervento politico nei confronti di questi fenomeni politici – in questo caso come LC e NPA-R – favoriscono le loro direzioni riformiste lasciando loro mano libera. In senso opposto, sono state illuminanti le esperienze raccontate dai nostri compagni della LIS in Germania e nel Regno Unito riguardo alle tattiche da adottare rispettivamente nei confronti della Linke e di Your Party, senza abbandonare la strategia della costruzione del partito socialista e rivoluzionario di tipo leninista.

IL METODO DEL PROGRAMMA DI TRANSIZIONE

Nella discussione sono state affrontate l’importanza del programma e le sue caratteristiche. Ci sono stati interventi che contrapponevano le esigenze sociali a quelle democratiche delle masse, sottovalutando l’importanza di fare affidamento su un programma e dando priorità all’intervento sindacale (economicismo) o alla propaganda. Cioè, oscillando tra proposte minime e massime, senza costruire ponti tra le esigenze immediate e quelle strategiche della classe lavoratrice. In questo senso l’espressione errata più estrema, ma non l’unica, è stata quella di LC, che ha definito il Programma di transizione come la peggiore «invenzione di Trotsky».

COME COSTRUIRE IL RAGGRUPPAMENTO DEI RIVOLUZIONARI?

Un punto chiave del dibattito è stato quello dell’azione a livello internazionale. All’Incontro ha partecipato una schiacciante maggioranza di organizzazioni che si definiscono internazionaliste e si schierano a favore della costruzione di un’organizzazione mondiale. Le differenze riguardano il modo in cui farlo.

Il NPA-R ha sottolineato la necessità di rafforzare il meeting per «acquisire fiducia reciproca attraverso il lavoro comune» – aspetto che essi affrontano principalmente con LC – e tentare di costituire un «polo rivoluzionario», mentre al contrario in Francia insistono nel volersi unire a Lutte Ouvrière, un’organizzazione ipersettaria che rifiuta qualsiasi convergenza.

La LIS, che nel dicembre 2025 ha tenuto il suo terzo congresso in Turchia, sta portando avanti un’altra esperienza. Stiamo procedendo a partire dal porre l’accento sulla ricerca di punti di convergenza riguardanti i principali fatti della realtà attuale, con accordi programmatici di principio e attraverso il centralismo democratico, che ci permette di discutere pazientemente e in modo democratico le differenze che persistono o che emergono nel quadro di un’organizzazione comune. Si tratta dei presupposti fondamentali per intervenire congiuntamente nella lotta di classe e instaurare un clima di fiducia tra rivoluzionari provenienti da tradizioni diverse ma aperti a costruire una nuova tradizione comune. Questo metodo ci porta formulare alcune riflessioni sull’Incontro.

UN FORUM DI DIBATTITO

Non è previsto uno strumento organizzativo strategico comune. Nel corso dei quattro anni in cui si è svolto, il meeting ha delineato un profilo: convocazione ristretta, pubblicazione di bollettini con i contributi scritti, due o tre giorni di dibattito basato su pochi punti di accordo, molte e grandi differenze, nessuna azione comune. Non vi sono segnali che alimentino la prospettiva di formare un “polo rivoluzionario” né un’organizzazione internazionale, il che conferma la natura dell’Incontro come forum di dibattito fra alcune aree rivoluzionarie eterogenee.

GLI ASPETTI POSITIVI

L’Incontro presenta aspetti apprezzabili. Si configura come uno spazio di scambio di opinioni e di chiarimento delle rispettive posizioni politiche. Consente ai gruppi con maggiori punti di convergenza di approfondire le loro relazioni per esplorare la possibilità di convergere tra loro verso un raggruppamento internazionale. È stata l’esperienza concreta della LIS con i compagni dell’ex Opposizione Trotskista Internazionale e della Lega per la Quinta Internazionale. L’Incontro, inoltre, facilita il mantenimento di relazioni fraterne di scambio e collaborazione tra correnti con politiche ed espressioni organizzative internazionali diverse, ma che hanno la volontà di continuare a esplorare punti di contatto. È il caso della LIS, i cui compagni francesi militano nel NPA-R, sebbene quest’ultimo partecipi con lo status di osservatore alla Quarta Internazionale (ex Segretariato Unificato della Quarta Internazionale).

UNA PRESENZA IMPORTANTE DELLA LIS

La LIS ha presentato all’Incontro contributi scritti e interventi orali. Era presente con: Alejandro Bodart, coordinatore della LIS; Rubén Tzanoff di Socialismo y Libertad (SOL, Spagna); Marco Ferrando e Franco Grisolia del Partito Comunista dei Laboratori (PCL, Italia); Martin Suchanek del Gruppe ArbeiternnenMacht (GAM, Germania); Willi Schulz di Revolution (Germania); KD Tait di Workers Power (WP, Regno Unito); Joao Pascoal del Movimento Alternativa Socialista (MAS, Portogallo), e con la collaborazione dei compagni della LIS in Francia. Salutiamo la partecipazione dei compagni di La Aurora, con i cui interventi abbiamo riscontrato punti in comune da approfondire ulteriormente.

La LIS sostiene la nuova convocazione dell’Incontro per il 2027, mentre continua a concentrarsi sulla costruzione del raggruppamento internazionale dei rivoluzionari.

[1] Il Comitato promotore degli Incontri internazionalisti è composto da Associazione Marxista Rivoluzionaria Controvento, ControCorrente, Lotta Comunista, NPA-R, Partito Comunista dei Lavoratori e Rivoluzione Comunista.

[2] Organizzazione italiana fondata nel 1965 da Arrigo Cervetto e Lorenzo Parodi.

[3] Organizzazione francese costituita principalmente dalle tendenze L’Etincelle e Anticapitalisme & Revolution.

31/07/2026

🚩 CAMPAGNA IN DIFESA DEI SINDACATI PAKISTANI ✊🏼

APPELLO URGENTE ALLA CLASSE OPERAIA INTERNAZIONALE E ALLE ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI UMANI

Il popolo del Jammu e Kashmir fa appello alla classe operaia internazionale, ai sindacati, alle organizzazioni socialiste, ai movimenti progressisti e alle organizzazioni per i diritti umani affinché si schierino in solidarietà con la loro lotta democratica contro la repressione e l’ingiustizia.

Oggi, il Comitato Congiunto d’Azione Awami (JAAC) ha annunciato una lunga marcia verso Muzaffarabad per chiedere giustizia e la tutela dei diritti democratici. Secondo quanto riferito dagli organizzatori e da fonti locali, mentre il corteo pacifico entrava nella città di Rawalakot, le forze paramilitari e di sicurezza hanno aperto il fuoco e hanno utilizzato gas lacrimogeni e colpi di artiglieria contro i manifestanti. Le notizie indicano che almeno cinque persone sono state uccise e centinaia sono rimaste ferite. L’operazione è ancora in corso e non si può escludere che il numero di morti e feriti aumenti. Queste segnalazioni richiedono un’attenzione internazionale urgente, una verifica indipendente e l’assunzione di responsabilità.

Lavoratori, studenti, contadini e gente comune nel Jammu e Kashmir stanno subendo una sempre più intensa campagna di repressione da parte dello Stato. Le notizie relative a vittime tra i civili, centinaia di feriti, arresti arbitrari, uso della forza contro manifestanti pacifici e restrizioni all’accesso a cibo, medicinali e cure mediche richiedono un’immediata attenzione da parte della comunità internazionale.

Chiediamo alle organizzazioni dei lavoratori, ai sindacati, alle organizzazioni socialiste, ai partiti politici di sinistra, alle organizzazioni giovanili, ai movimenti femminili, alle forze democratiche e ai difensori dei diritti umani della regione e di tutto il mondo di far sentire la propria voce in difesa dei diritti democratici. Un torto arrecato a un settore della classe operaia è un torto arrecato a tutti. La lotta per la giustizia in Kashmir è indissolubilmente legata alla lotta globale contro l’oppressione, l’autoritarismo, la militarizzazione e lo sfruttamento.

Chiediamo al governo del Pakistan di porre immediatamente fine all’uso della violenza contro i manifestanti pacifici, di rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente, di ripristinare l’accesso al cibo e alle forniture mediche e di rispettare pienamente i diritti democratici alla libertà di espressione, di riunione pacifica e di organizzazione politica. Le rivendicazioni sociali e politiche devono essere affrontate attraverso il dialogo e la partecipazione democratica, non con la coercizione, l’intimidazione o la violenza di Stato.

Ci rivolgiamo inoltre a tutte le organizzazioni politiche, i sindacati, i gruppi studenteschi, le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani del Kashmir all’estero affinché si uniscano in difesa del popolo, a prescindere dalle differenze politiche o ideologiche. La tutela della vita umana e delle libertà democratiche deve avere la precedenza su ogni considerazione di parte.

Chiediamo che venga condotta un’indagine indipendente, trasparente e imparziale su tutte le accuse di uso eccessivo della forza e di violazioni dei diritti umani. I responsabili di qualsiasi uso illegale della forza devono essere chiamati a rispondere delle proprie azioni, mentre i diritti dei civili di organizzarsi, manifestare e ricevere assistenza medica devono essere pienamente tutelati.

La storia ha più volte dimostrato che i diritti democratici non sono un dono dei governi, ma vengono conquistati e difesi attraverso la lotta collettiva della gente comune. Il movimento operaio internazionale vanta una gloriosa tradizione di solidarietà con i popoli oppressi oltre i confini nazionali, respingendo lo sciovinismo, il militarismo e la repressione ovunque essi si manifestino.

Chiediamo quindi ai lavoratori, ai sindacati, alle organizzazioni socialiste, agli intellettuali progressisti, ai giornalisti e agli attivisti per i diritti umani della regione e di tutto il mondo di esprimere solidarietà al popolo del Jammu e Kashmir, di denunciare la repressione in corso, di organizzare azioni di solidarietà e di rivendicare la cessazione immediata delle violenze contro l’inerme popolazione civile.

Il popolo del Jammu e Kashmir merita pace, giustizia, dignità, libertà democratiche e uguaglianza sociale. La lotta di questo popolo è parte integrante della più ampia lotta dei lavoratori di tutto il mondo contro lo sfruttamento, l’oppressione e la repressione di Stato.

Uniamoci in difesa della giustizia, della libertà democratica e della dignità umana. La solidarietà internazionale è la nostra arma più potente.

31/07/2026

🚩 LA LOTTA CONTINUA NEGLI STABILIMENTI ELECTROLUX ✊🏼

PER UNO SCIOPERO GENERALE DEI METALMECCANICI (E NON SOLO) 🛠️

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione sindacale

👉🏼 https://pclavoratori.it/la-lotta-continua-negli-stabilimenti-electrolux-per-uno-sciopero-generale-dei-metalmeccanici-e-non-solo/

Un incontro che lascia presagire ben poco di buono. Martedì 21 luglio si è tenuto a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), l’incontro dedicato alla vertenza Electrolux, presieduto e aperto dal Ministro Adolfo Urso, che ha rivendicato un impegno del suo ministero a livello nazionale ed europeo a tutela del settore, e dichiarandosi in attesa di un piano alternativo a quello attualmente presentato dall’azienda.

Ranieri, che al tavolo rappresentava l’azienda, non ha saputo fare altro che giustificare le scellerate politiche della sua azienda per la concorrenza delle multinazionali asiatiche e per il costo delle materie prime, dell’energia e alle normative fiscali europee. Narrazioni e retoriche delle quali sono pieni i capannoni di migliaia aziende che in tutta Italia da anni delocalizzano e spostano la loro produzione all’estero, causando la perdita ogni anno di decine e decine di migliaia di posti di lavoro.

TENTATIVI DI DIVISIONE E PROMESSE, AZIENDALI E ISTITUZIONALI

L’azienda ha espresso la sua visione su ogni singolo stabilimento. Per quanto riguarda Cerreto d’Esi, a detta loro sono in corso approfonditi studi su soluzioni alternative alla chiusura, ma ribadiscono che ci sono forti criticità sulla sostenibilità dello stabilimento.

Per Susegana e Porcia invece sarebbe previsto l’arrivo di nuove linee di frigoriferi nel primo e di lavatrici nel secondo, mantenendo la produzione intorno rispettivamente alle 500.000 e 600000 unità annue.

A Solaro si registra un incremento dei volumi verso le 700.000 unità, pur in un contesto condizionato dalla forte concorrenza nordamericana e dall’impatto dei dazi, mentre a Forlì il sito vedrà l’implementazione di nuovi forni a vapore. Diversamente da quanto precedentemente dichiarato, i piani cottura a gas e i classici forni elettrici resteranno nel bacino produttivo. Ma non si illudano le operaie e gli operai degli altri stabilimenti su queste chiacchiere riguardanti una presunta riorganizzazione della produzione. Quello che viene dato oggi verrà tolto e delocalizzato domani. Insomma, o ci si salva tutti o nessuno.

Com’è stato ribadito anche dalle organizzazioni sindacali presenti, sono assolutamente necessari interventi strutturali e strumenti straordinari per definire un piano alternativo, solido e di lungo periodo, che salvaguardi gli stabilimenti e i relativi indotti. È chiaro anche che non ci si possa limitare all’uso dei classici ammortizzatori sociali, perché va garantita innanzitutto la difesa di ogni singolo posto di lavoro.

L’incontro, al quale erano presenti anche i rappresentanti delle regioni nelle quali si trovano gli stabilimenti Electrolux, si è concluso con l’impegno formale delle parti a riprendere i lavori attraverso una serie di tavoli tecnici già calendarizzati per il mese di settembre.

CAMBIARE PROSPETTIVA. ROVESCIARE IL TAVOLO E UNIRE LE VERTENZE. SUBITO!

Ma sappiamo bene che, viste le dichiarazioni d’intenti della dirigenza Electrolux, non c’è nulla da negoziare. L’azienda va occupata e presidiata a oltranza in tutti i suoi stabilimenti dagli operai per impedire di portar via i macchinari, oggi da Cerreto d’Esi, domani dagli altri. Dalle fabbriche non deve uscire un bullone.

La proprietà Electrolux va nazionalizzata, senza un euro di indennizzo agli azionisti, e sotto il controllo di consigli operai di fabbrica. La produzione però deve continuare in tutti gli stabilimenti, a salvaguardia dei posti di lavoro e degli stipendi.

Questa è l’unica possibile soluzione della vicenda che non sia penalizzante per gli operai. Altre soluzioni che non penalizzano gli operai non ne esistono. E infatti oggi nessuno sa indicarle.

Chiediamo a tutte le organizzazioni di fabbrica che fanno riferimento alle ragioni del lavoro di unire la propria azione a sostegno della nazionalizzazione della Electrolux sotto il controllo operaio.

Gli operai e le operaie, come nella tradizione delle lotte negli stabilimenti Electrolux, stanno dando prova di una combattività e generosità straordinaria in tutta questa vicenda. Meritano una prova di unità, ma anche di determinazione. L’unica possibilità concreta di salvare il posto di lavoro passa per una svolta radicale dell’azione di lotta.

Va costituita una cassa nazionale di resistenza sotto il controllo diretto dei lavoratori in lotta, a sostegno di una lotta prolungata e dell’occupazione della fabbrica, a Cerreto d’Esi e in tutte le altre fabbriche del gruppo. La vertenza Electrolux deve essere simbolica ed esemplare per tutto il mondo del lavoro.

Fuori da questa prospettiva c’è solo l’eterno ripetersi di un film già visto troppe volte negli ultimi decenni: quello della sconfitta degli operai e delle operaie a vantaggio dei profitti dei padroni. Non si può più proseguire in ordine sparso, azienda per azienda, se non al prezzo di finire sconfitti, l’uno dopo l’altro, in un calvario che dura ormai da anni per milioni di lavoratori e lavoratrici.

Ora basta. Ora è necessario voltare pagina. Se i padroni licenziano gli operai, gli operai hanno diritto di chiedere il licenziamento dei padroni.

È però fondamentale l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori di tutte le aziende in crisi e in chiusura. L’abbiamo visto con numerose vertenze, dalla GKN alla Whirlpool, lo vediamo adesso con l’Electrolux e la BCS. È fondamentale un coordinamento delle fabbriche in lotta, al di là delle sigle sindacali, che sia il trampolino di lancio nuova stagione di lotte che presenti il conto al padronato. È la prospettiva del Partito Comunista dei Lavoratori, che interviene e interverrà nelle lotte operaie con questa rivendicazione, semplice ma netta e radicale, come quella di uno sciopero generale di tutto il settore metalmeccanico e non solo, a sostegno della quale abbiamo lanciato una petizione che riproponiamo 👇🏼

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfDCxpTz5XLq1rMmPfJknG_Wb7aJWQWmNfjmzKmL9dRUX39dQ/viewform

11/07/2026

🔴 A CINQUANT’ANNI DAL DISASTRO DI SEVESO

Partito Comunista dei Lavoratori

👉🏼 https://pclavoratori.it/a-cinquantanni-dal-disastro-di-seveso/

Il 10 luglio 1976, in Brianza, dal reattore della fabbrica ICMESA di Meda, di proprietà della multinazionale svizzera Givaudan-Roche, si sollevò una nube tossica di Triclorofenolo, la forma più letale di diossina.

Nella narrazione dei principali quotidiani, Seveso è stato a lungo descritto come una fatalità, un errore tecnico, un “incidente” della modernizzazione industriale. Per noi il disastro di Seveso non è stato null’altro di diverso da quello che successe a Bhopal nel 1984 (con le dovute differenze in termini di vittime e di contesto, paese imperialista l’Italia e paese semicoloniale l’India) o, per rimanere a noi più vicini, è successo a Casale Monferrato con l’Eternit o in Campania con la miriade di discariche abusive nella Terra dei Fuochi.

Le inchieste indipendenti condotte nei mesi successivi da riviste come Sapere o quotidiani come Lotta Continua dimostrarono che le cause del disastro risiedevano interamente nel taglio dei costi di sicurezza per accelerare i ritmi produttivi.
Il reattore dell’ICMESA funzionava oltre i limiti di sicurezza prescritti e non era affatto dotato di sistemi di contenimento della nube in caso di sovrapressione, e i sistemi di controllo della temperatura erano carenti.

Per ben cinque giorni, l’ICMESA e la Givaudan-Roche tacquero la presenza della diossina alle autorità locali, permettendo a bambini e lavoratori di continuare a respirare il veleno.

Il governo, dal canto suo, guidato dalla Democrazia Cristiana di Giulio Andreotti, operò per settimane un controllo militare del territorio volto più a proteggere gli interessi e i segreti industriali della multinazionale che a salvaguardare la salute pubblica.

LE LEZIONI DI SEVESO PER UNA PROSPETTIVA ECOSOCIALISTA

Scrittrici e militanti comuniste come Laura Conti, con il testo di denuncia Visto da Seveso, e anche Tiziano Bagarolo, che citerà la tragedia di Seveso in vari passaggi del suo Marxismo ed Ecologia collegandola con altri disastri come quello di
Bhopal in India, compresero che anche dopo Seveso non era più possibile scindere la critica allo sfruttamento del lavoro dalla critica allo sfruttamento della natura.

La tragedia di Seveso, con il suo portato sui corpi delle proletarie e dei proletari della Brianza, accese il dibattito anche sull’aborto, visto l’alto rischio di malformazioni per le donne incinte di Seveso e dei comuni limitrofi.

Oggi, a cinquant’anni da quella tragedia, le cause che portarono a quel terribile disastro dominano ancora l’economia.
Le multinazionali, ma anche le piccole aziende sui territori continuano ad applicare lo stesso identico schema che portò all’esplosione dell’ICMESA, quello del profitto al di sopra di tutto.
Basti pensare al caso del fiume Sarno in Campania, il più inquinato d’Europa nel quale sversano i propri scarichi le industrie agroalimentari dell’Agro Nocerino Sarnese e le concerie di pelle di Solofra. O alle navi dei veleni inabissate al largo delle coste tirreniche calabresi.

La lezione di Seveso è questa: la transizione ecologica di cui tanto si parla non si farà che espropriando i mezzi di produzione dalle mani dei padroni, grandi o piccoli che siano, per consegnarli al controllo dei lavoratori.
Solo con un governo delle lavoratrici e dei lavoratori potrà accadere ciò e l’ambiente potrà tornare ad essere una priorità reale.

🔴 𝗥𝗘𝗩𝗢𝗟𝗨𝗧𝗜𝗢𝗡𝗔𝗥𝗬 𝗖𝗔𝗠𝗣 𝟮𝟬𝟮𝟲 ☭Contro il governo della destra reazionaria, contro il carovita, guerre imperialiste e sfrutta...
04/07/2026

🔴 𝗥𝗘𝗩𝗢𝗟𝗨𝗧𝗜𝗢𝗡𝗔𝗥𝗬 𝗖𝗔𝗠𝗣 𝟮𝟬𝟮𝟲 ☭

Contro il governo della destra reazionaria, contro il carovita, guerre imperialiste e sfruttamento padronale, serve organizzarsi ✊🏼

Dal 3 al 6 settembre, le compagne e i compagni del Partito Comunista dei Lavoratori si ritroveranno al Rifugio Terrazza sul Burano a Cagli (PU) per il Revolutionary Camp 2026.

Quattro giorni di dibattito e formazione marxista rivoluzionaria per un’alternativa operaia e socialista.

📌 IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE:

🔺 𝟑/𝟗: “𝐂𝐡𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨” – 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐚𝐫𝐱𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢.

🔺 4/𝟗: “𝟗𝟎° 𝐑𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐚” (𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚) – 𝐔𝐧 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐦𝐚𝐫𝐱𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞𝐝 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨.

“Contro la destra reazionaria, per un’alternativa operaia e socialista” (pomeriggio) - Come affrontare la reazione: un confronto storico nel movimento operaio e la lotta oggi in Italia contro reazione, repressione ed ogni forma di fascismo.

🔺 𝟓/𝟗: “𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚” (𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚)

“𝐈𝐦𝐩𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞” (𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨)

La necessità di un’analisi marxista dello scenario internazionale e della guerra.

🔺 𝟔/𝟗: “𝐂𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨” – 𝐋𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝’𝐚𝐯𝐚𝐧𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞.

🚩 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐕𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐀𝐌𝐁𝐈𝐀 𝐋𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐄 ✊🏼

🗓 Quando: 3-6 Settembre 2026
📍 Dove: Rifugio Terrazza sul Burano, Cagli (PU)
🔗 Info, costi e prenotazioni: Scrivici in DM!

Ti aspettiamo ✊🏼

Indirizzo

Via Gian Filippo Ingrassia, 13
Palermo
90123

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi