05/12/2019
Ninfe in Sicilia
Le Ninfe, creature divine legate all'acqua, hanno avuto per ovvie ragioni un ruolo di rilievo presso le popolazioni Proto-sicule e siculo-greche, legate al mondo prettamente isolano e quindi marino (ma anche fluviale).
Infatti in Sicilia esisteva un forte legame tra fiumi e Ninfe. La monetazione attesta anche l’importanza delle Ninfe come numi tutelari delle città di cui erano eponime.
Le Ninfe erano a loro volta spose di altre divinità fluviali; le coppie a noi note sono Segesta e il Crimiso, Ciane e l’Anapo, Kamarina e l’Ippari, Eurymedosa e il Selinos a Selinunte; nel Crimiso, ma anche nel fiume Gela e nel Pantagia (Sr)
vivevano le Naiadi. Il Simeto era padre di Ninfe.
"Diodoro Siculo presenta le Ninfe come originarie dell’Isola, nel momento in cui sono loro ad accogliere Atena, Artemide, Eracle facendo sgorgare, per ristorarli, sorgenti d’acqua calda.
Troveremo dunque, nei luoghi in cui esse erano venerate, votivi di fattura popolare rappresentanti singole divinità; votivi ‘specifici’ (come le offerenti con il porcellino legate al culto di Demetra e Kore); donne-fiore o con corone di piante o fiori, o recanti frutti (probabilmente mele o melograni) che attestano l’uso di determinate piante sia come elemento simbolico rituale che – pragmaticamente – per il loro utilizzo nella farmacopea; hydrie legate all’uso rituale delle acque; lucerne per i riti notturni; pesi da telaio legati alle offerte di vesti o tessuti…
Insieme alle acque, le Ninfe isolane sono fortemente legate anche alla MUSICA: come racconta Menandro nel Dyskolos, i fedeli – donne e uomini – erano soliti vegliare nelle feste notturne in onore delle Ninfe bevendo e danzando accompagnati da auloi, tamburelli, castagnette, cembali. Da altre fonti sappiamo che il culto loro tributato poteva prevedere la creazione di giardini creati in loro onore, e di spazi (choròs) apprestati per le loro danze.
Timeo, storico siceliota, racconta come «fosse costume in Sicilia offrire sacrifici alle Ninfe di casa in casa e passare l’intera notte, ebbri, vicino alle loro statue e danzare attorno alle divinità». Ancora, nei contesti rituali prenuziali le fanciulle in età da marito dedicavano alle Ninfe e ad Artemide i loro tympana, simbolo dello status virginale. Le migliaia di terracotte votive di auletriai (suonatrici di aulos), tympanistrie (suonatrici di tympanon) e altre suonatrici e danzatrici ritrovate presso i ‘santuari dell’acqua’ in tutto il territorio siciliano testimoniano di esecuzioni coreutiche e musicali rituali e del legame delle Ninfe con la musica e la danza.
Tracce o trasformazioni di questi culti perdurano fino ad età moderna.
La stipe di Fontana Calda presso Butera è un santuario attivo dal VII sec. a.C. legato ad Artemide, a Kore e Demetra, come anche a una Thea Polystephanos (‘Dea ricca di corone’); gli innumerevoli votivi ritrovati in loco ci permettono di ipotizzare lo svolgersi di rituali con danze e canti femminili, insieme ad abluzioni e riti purificatori con l’acqua, che non possono non richiamare la consuetudine delle donne di Butera, almeno fino al secolo scorso, di ba****si con l’acqua di Fontana Calda prima del parto.
La religiosità incentrata sulle acque si è adattata a culture diverse nel tempo. La devozione a “santuari dell’acqua” dedicati a divinità femminili mostra un’impressionante persistenza pur nella trasformazione delle prassi, in contesti in cui l’acqua ha rivestito un ruolo essenziale sia per gli aspetti della vita quotidiana che nelle pratiche di culto, e in cui non è sempre possibile discernere l’una dalle altre."
L'articolo completo si può trovare qui https://osservatorioturistico.sicilia.it/geoportale/index.php/2017/10/04/ninfe-dee-sicilia-un-territorio-sacro/
Dipinto rappresentante Aretusa e Demetra.