PSI Sezione Palestrina

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03/05/2026
02/04/2026

Cari Amici,
vi aspettiamo il prossimo 14 aprile per la presentazione del libro "L'Odissea socialista" di Fabrizio Cicchitto.
L'iniziativa si terrà a Roma, presso la Sala della Regina a Palazzo Montecitorio, Piazza Montecitorio, ore 16.00.
Per info e accrediti: https://odisseasocialista.eventbrite.it

30/03/2026

UNA RIFLESSIONE POST REFERENDUM

Una conseguenza, più politica che pratica, perché la vittoria del No ha sancito lo status quo, nel rapporto tra i poteri, legislativo ed esecutivo, e l’organo burocratico, non il potere, della magistratura, sta nell’aver confermato, con una base popolare anche se minoritaria del paese, il cd “potere” o meglio il contropotere della magistratura. Il voto popolare rappresentato da quel 53,75% di elettori per il sì ha decretato un consenso popolare verso, lo ripeto, un “ordine”, non eletto da nessuno a discapito dei due poteri eletti uno diretto, il Parlamento, e uno su delega dei cittadini , l’esecutivo.
Sta qui secondo me la vera “torsione autoritaria”, che discende dalla vittoria del Si, da parte di quel 53,75% di elettori (pari al 31,47% del paese reale).
Il comunicato dell’ANM e alcune conseguenze interne all’organizzazione ci dicono di un paese che ancora una volta, la prima lo fece nel 1992, si è affidato all’ordine giudiziario, diffidando della sua classe politica, che pure concorre ad eleggere e a farne rappresentanza della sovranità popolare. Un consenso popolare che ha rivolto la scelta verso un “ordine burocratico” la magistratura…certo sempre meglio del passato quando quell’ordine burocratico erano le forze armate, quando non l’arma dei carabinieri.
Il paese ha già subito un regime change oltre trent’anni fa e le cui conseguenze (populismo, verticalizzazione del potere, demagogia) stiamo ancora scontando. La mancanza di un riformismo liberale che faccia da argine ad un montante massimalismo fa sentire oggi tutta la sua mancanza.
Il risultato del referendum potrebbe aprire ad una ulteriore fase politica per fare finalmente dell’Italia un paese normale dove tutte le forze politiche dalla destra alla sinistra parlamentare, che si riconoscono nella Costituzione, hanno la stessa legittimità a governare la Nazione.
E’ stata l’alleanza per il Sì tra le forze del centro destra e una parte delle forze di sinistra ad aprire ad una nuova prospettiva.
Dopo la Repubblica dei Partiti, dopo la Repubblica “populista” dove forze come la Lega prima e i cinquestelle poi si sono proposti come forze di governo, siamo entrati in una nuova fase della vita politica della Nazione dove tutte le forze che rappresentano in parlamento parti di popolo, legittimate proprio dal consenso popolare a governare, possono ambire alla gestione del potere da sole o con alleanze a geometria variabile, senza più preclusioni, cercando di dare finalmente a questo paese un’area di riformismo liberale e socialista che non sia un’appendice del PD, ricordiamo tutti la storia del socialismo italiano fino all’avvento dell’autonomismo craxiano.
Nessun dramma se sinistra e destra si ritrovano a dialogare, così come hanno fatto in occasione del referendum, dove il pericolo per la nostra democrazia, nonostante le tante grida manzoniane “al fascismo”, non viene più, o soltanto, dall’est comunista ma dalle aree orientali dove un islamismo radicale sempre più aggressivo minaccia valori, tradizioni e religioni costitutive della cultura e storia occidentale.

Oggi parole come nuovo potere imperiale, guerra come affermazione della potenza territoriale, sono state sdoganate, non per volontà occidentale, ma per necessità di sicurezza interna e internazionale a partire da quell’11 settembre del 2001 con un’azione di terrorismo internazionale che ha aperto una nuova fase nei rapporti fra le Nazioni mondiali e all’interno stesso, con l’affermazione di forze politiche che hanno superato il vecchio schema della guerra fredda e della pace come assenza di guerra, dove invece la pace ha assunto la nuova forma di sicurezza che passa anche attraverso politiche militari e di difesa armata.
La guerra certo fa paura ma oggi non la possiamo esorcizzare con qualche bandiera arcobaleno e slogan pacifisti, nel ricordo di un’epoca passata, in cui le posizioni erano ben definite di qua il “bene” di là il “male”, ovvero la democrazia e il comunismo, come quelle che in questi ultimi tempi hanno attraversato le nostre strade ma che in realtà dietro la parola “pace” mascheravano un sostegno, non si sa quanto disinteressato al popolo palestinese, meno, quando nullo, verso il popolo ucraino o iraniano. E dove il “male assoluto” veniva individuato nella politica “genocidaria” del governo israeliano.

La storia, si dice, la scrivono i vincitori. E questi ultimi trent’anni hanno visto imporsi una narrazione, non la “storia” che finalmente comincia a farsi strada attraverso il faticoso lavoro di indagine storica da parte di storici come Martini, Romano e altri, scritta dai vincitori di allora i magistrati del pool di Milano coadiuvati da un potente sistema mediatico e da quelle forze politiche che ne uscirono indenni, certo non per loro merito.
La distruzione di quel sistema, che oggi chiamiamo prima repubblica o anche repubblica dei partiti ha avuto come conseguenza la permanente crisi politica, culturale, etica ed elettorale della sinistra italiana e per contrappasso il rafforzamento del centrodestra nelle sue molteplici versioni, da quello guidato da Berlusconi all’attuale che ha per premier Giorgia Meloni. Per converso la sinistra ha finito per consegnarsi alla “repubblica delle Procure”.
Ancora una volta la sinistra, dividendosi, ha perso il treno della storia che si chiama “unità della sinistra” e sarà ancora così fino a quando la sinistra ex comunista ed ex democristiana non si emenderà dal peso che una parte della magistratura, quella più politicizzata, ha nello “statuto reale” del PD, come fu all’epoca di “mani pulite”.
Roberto Papa

LUNEDÌ SCORSO IL RIFORMISMO HA PERSO UNA BATTAGLIA IMPORTANTE MA LA SINISTRA HA PERSO UNA GRANDE OCCASIONE DI PROPORSI C...
28/03/2026

LUNEDÌ SCORSO IL RIFORMISMO HA PERSO UNA BATTAGLIA IMPORTANTE
MA LA SINISTRA HA PERSO UNA GRANDE OCCASIONE DI PROPORSI COME ALTERNATIVA CREDIBILE ALLA DESTRA

una riflessione di Lorenzo Cinquepalmi sull’Aventi di oggi

19/03/2026
I SOCIALISTI PER IL SI AL REFERENDUMAl termine di questa campagna referendaria, come sostenitore del SI, sento di dover ...
19/03/2026

I SOCIALISTI PER IL SI AL REFERENDUM
Al termine di questa campagna referendaria, come sostenitore del SI, sento di dover rispondere ad una sola delle obiezioni sollevate sulla riforma, quella che riguarda la circostanza che non è stata concertata in Parlamento con le forze di minoranza.
Le altre contestazioni, di improvvisati costituzionalisti e di vittime del regime ( attori e cantanti ), non mi suscitano alcun interesse.
Torno quindi a quella che ritengo verosimile, del colpo di mano operato dal governo Meloni nell’occasione.
Credo che la causa di questa legislazione unilaterale trovi una ragione nel fatto che dagli anni 90 il passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario ha prodotto il mostro di questo bipolarismo malato, con la divisione del paese in due blocchi/campi che possono sopravvivere solo nella demonizzazione l’uno dell’altro.
Ma non basta: il corpo a corpo tra le due aree porta a rendere vitale il contributo delle ali estreme degli schieramenti ed impedisce il dialogo tra le componenti più ragionevoli dei due campi.
Il fair play diventa un reato, la regola non è la promozione dei propri valori, ma la maledizione di quelli degli altri.
Penso, quindi, che non ci sia una colpa specifica dei protagonisti di questo tragico derby, ma che il sistema politico è imprigionato in un meccanismo che porta a distruggere se stesso.
Il proporzionale, fino agli inizi degli anni 90, ha garantito rapporti equilibrati tra maggioranza ed opposizione, ha consentito molto spesso una legislazione condivisa o almeno non combattuta con le armi.
Il maggior partito di minoranza esprimeva il Presidente della Camera dei Deputati.
Con il maggioritario, invece, chi vince prende tutto e tende a rendere ancor più marginale il ruolo delle minoranze nei comuni, nelle regioni e nel governo del paese.
Non è un mistero che la norma sottoposta a referendum avesse da sempre il consenso del maggior partito di sinistra, ma capisco quanto possa essere difficile sostenere oggi quella stessa riforma quando viene presa come parola d’ordine dell’avversario che devi cercare di ba***re alle politiche del 27.
Da questo punto la chiarezza delle parole di Franceschini è disarmante e quindi addirittura apprezzabile: “ se la Meloni vince il referendum resta in eterno alla guida del governo”.
E’ questo schema che condanna le parti alla NON CONCERTAZIONE anche quando, nel merito, ci sarebbero tutte le condizioni.
La concertazione in Italia con il sistema bipolare/biparlamentare è vietata ed i cittadini debbono farsene una ragione.
Come socialista vittima di questa terribile deriva istituzionale, mi ribello al principio della demonizzazione e mi fermo al merito della questione: apprezzo la riforma e voto SI.
Massimo Lulli
PSI sez. Palestrina

18/03/2026

TUTTO EBBE INIZIO CON UN MARIULO. ..QUALCHE ANNO FA

Con l’implosione del comunismo nel 1991 gli equilibri internazionali subirono un mutamento irreversibile. Finito il duopolio USA-URSS, l’America capì che era venuto il momento per consolidare anche in Italia un modello di governance che superasse il vecchio sistema dei partiti centrato sulla DC e sul PSI, e per dare stabilità ad un nuovo equilibrio portò avanti un regime change “bianco” sporcato da qualche rivolo di sangue, quello dei 44 suicidi, che fece perno sulla “corruzione” attaccando attraverso le procure, anzi la Procura di Milano, il PSI, con il quale doveva saldare antiche partite da Sigonella, al salvataggio di Gheddafi, alla difesa del sistema pubblico e la DC anche qui un conto aperto dai tempi di Moro “la pagherà cara” e poi Andreotti con la sua politica filo araba. Insomma la tempesta perfetta tangentopoli e mafiopoli.
Un regime change che punto’ tutto sull’ex PCI e parte dei DC, l’ala sinistra, un PCI che proprio nel 1991, perso il suo riferimento internazionale, il comunismo sovietico da cui riceveva non solo la linea ma anche cospicui finanziamenti, si proponeva quale alternativa al centrosinistra classico. Un percorso con una lunga preparazione fin dal 1981 con l’intervista di Berlinguer a Scalfari dove già si parlava di “questione morale”: “i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia” e ancora “La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.». Finanziamento illegale, che fu reso tale solo nel 1974, che riguardava tutti, nessuno escluso, fu preso a pretesto dando seguito a quelle dichiarazioni di principio che tali erano, visto che il sistema di finanziamento illegale, vigeva fin dal dopoguerra e che solo nel 1990 fu amnistiato, con tutti i partiti d’accordo.
L’offensiva di mani pulite che vide la magistratura appoggiata dal sistema mediatico (Repubblica e le televisioni di Berlusconi in prima linea) portare un colpo mortale attraverso l’accusa di finanziamento illegale ai partiti della prima repubblica, salvando solo quello che rimaneva dell’ex Pci e della sinistra democristiana che poi per passaggi successivi nel 2007 avrebbero dato origine al Partito Democratico. Quello che forse non fu considerato dalla gioiosa macchina da guerra di Occhetto, fu la discesa in campo di Berlusconi, aiutato anche da molti transfughi di sinistra, la prima formazione di Forza Italia vedeva nell’inner circle di Berlusconi molti uomini che avevano militato a sinistra (Colletti, Ferrara, Cicchitto) e nell’area liberale.
Il resto è storia nota.
Quello che a sinistra, accecati da un antifascismo ormai superato dalla storia e da oltre settant’anni di vita democratica, non si volle vedere era un partito che dal quattro percento raggiunge in pochi anni il 30% ed è dal 2022 è a capo del governo: Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Accorta politica, forse oggi uno dei pochi, che cresciuta in un partito organizzato per struttura e ideologia è in grado di avere una visione politica "decisionista"a che all’ambiguo ondeggiare di una classe politica di seconda e terza linea, che solo per merito di mani pulite, che ha spazzato via la classe politica di prima linea, ha potuto conquistare il potere.
E veniamo all’oggi.
Un referendum che doveva essere l’accettazione o meno di una riforma dell’ordinamento giudiziario si sta trasformando, come lo fu per Renzi nel 2016, in un “giudizio universale” su Giorgia Meloni, che, se inizialmente aveva detto di non volerlo politicizzare, l’attacco violento da parte di chi sostiene il no la vede oggi costretta a scendere in campo e a dispiegare tutta la sua forza politica e la sua credibilità nazionale e internazionale.
Una sfida che non può perdere, pena la caduta inevitabile del suo governo. Almeno così spera il Partito Democratico e i suoi alleati massimalisti (Cinquestelle e AVS)…ma che la stessa Meloni ha negato.
A quattro giorni dal referendum la campagna elettorale sta entrando nel vivo e non si risparmiano colpi bassi che vedono in prima linea procuratori della Repubblica...sempreloro! e gran parte del sistema mediatico giornalistico televisivo, anche pubblico, non senza ricorrere a vere e proprie bufale contro i sostenitori del Sì.
Il referendum quindi sta virando su un giudizio su Meloni lasciando in ombra i reali motivi dei quesiti referendari.
E questo è il vero “attentato” alla Costituzione, dove una modifica costituzionale è ridotta ad un sondaggio pro o contro il capo del Governo.
Roberto Papa

16/03/2026

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