09/06/2026
L’anomalo incremento delle temperature registrato nelle scorse settimane, il conseguente rarefarsi delle precipitazioni (scarse piogge cadute “a macchia di leopardo” in alcune zone, grandinate violente quanto repentine in altre) ed il precoce scioglimento delle nevi in montagna – con la dispersione di risorsa idrica lungo fiumi e torrenti sino al mare – sta determinando un primo, netto abbassamento della falda freatica ipodermica, ossia la porzione di acqua libera contenuta nel suolo entro i 3 metri dal piano di campagna: è l’esito dell’Osservatorio Falde del Consorzio CER, il Canale Emiliano Romagnolo, i cui campionamenti vengono rilevati periodicamente da Acqua Campus (innovation hub targato ANBI) grazie ad un sistema di rete costituito da 75 sensori di monitoraggio sull’intero territorio ed in convenzione con Regione Emilia-Romagna, integrando in sinergia i dati forniti dal servizio Struttura IdroMeteoClima di ARPAE.
“Il monitoraggio che effettuiamo periodicamente ha rilevato che le variazioni percentuali, rispetto alla media storica, continuano ad essere negative nella parte centro-occidentale di pianura (-25% nel Reggiano, -18% nel Parmense, -19% nel Modenese); mentre il settore orientale restituisce un dato di poco positivo, oscillando fra il +8% di Forlì-Cesena ed il +12% del Ravennate – spiega Raffaella Zucaro, direttrice generale del Consorzio CER e coordinatrice di ANBI Emilia Romagna –. Inoltre, confrontando i quantitativi di pioggia caduti nei primi cinque mesi del 2026 (1° gennaio – 8 giugno), con quelli caduti nello stesso periodo del 2025, anno non eccessivamente piovoso, continua a osservarsi un deficit in tutta la pianura, anche se in riduzione, che oscilla con valori tra -17% e -39%”.