05/06/2026
DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI SUL PROGETTO DI RIFORMA DI LEGGE ELETTORALE
Il progetto di riforma di legge elettorale depositato in Parlamento dalla maggioranza di centrodestra, che appare strumentale anche perché presentato a breve distanza dalle prossime elezioni politiche, fa parte del tentativo di ridefinizione degli equilibri istituzionali italiani che il Governo Meloni persegue, fin dal suo insediamento, attraverso la legge 86/24 sull’autonomia differenziata, la proposta di legge sul premierato, la riforma sulla giustizia.
Presentato con l’obiettivo dichiarato di garantire “stabilità” e “governabilità”, il nuovo sistema introduce elementi, quali il premio di maggioranza, l’indicazione preventiva del candidato premier e il mantenimento delle liste bloccate, che, pur con le correzioni apportate dopo le prime audizioni di autorevoli costituzionalisti, mantengono rilevanti criticità sul piano della compatibilità costituzionale e della qualità democratica della rappresentanza parlamentare.
Premio di maggioranza: la proposta prevede l’assegnazione automatica di un consistente numero di seggi aggiuntivi alla coalizione vincente qualora superi una determinata soglia di voti. In tal modo, una forza politica che raccolga una percentuale relativamente limitata del consenso popolare potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare molto ampia, alterando il principio di proporzionalità e di uguaglianza del voto. Molti costituzionalisti hanno evidenziato come il progetto possa produrre un Parlamento non realmente corrispondente agli orientamenti dell’elettorato. In particolare, è stato osservato che un premio fisso potrebbe consentire alla coalizione vincente di raggiungere circa il 57% dei seggi anche con percentuali di consenso ben inferiori alla maggioranza assoluta dei votanti. Questo meccanismo rischia di compromettere il pluralismo politico, che costituisce uno dei cardini della democrazia parlamentare italiana.
Liste bloccate: il cittadino continuerebbe infatti a non poter scegliere direttamente i parlamentari da eleggere. I candidati sarebbero di fatto nominati dalle segreterie politiche, rafforzando ulteriormente la verticalizzazione del potere nei partiti e indebolendo il rapporto diretto tra eletti ed elettori. In questo modo aumenterebbe la disaffezione dei cittadini verso la politica e aumenterebbe l’allarmante fenomeno dell’astensionismo che sta depotenziando la democrazia rappresentativa. Obbligo di indicare il nome del candidato premier al deposito delle liste e dei programmi elettorali: è un tentativo di introdurre il “premierato” attraverso una legge ordinaria. Infatti produce un effetto politico plebiscitario, trasformando il voto da scelta parlamentare a investitura personale del capo del governo. Ciò altera la natura della Repubblica parlamentare delineata dalla Costituzione del 1948, nella quale il governo trae legittimazione dalla fiducia delle Camere e non da un rapporto diretto leader-popolo. È gravissimo che un tale sovvertimento delle regole Costituzionali venga proposto su iniziativa del Governo senza coinvolgimento delle opposizioni.