Biblioteca Universitaria di Pavia

Biblioteca Universitaria di Pavia La Biblioteca Universitaria di Pavia è tra le più antiche biblioteche pubbliche italiane e dipende dal Ministero della Cultura

La nascita della Biblioteca affonda le sue radici nel progetto di riforma del sistema d’istruzione pubblica e universitaria avviato da Maria Teresa d'Austria nella seconda metà del XVIII secolo. Nel nuovo palazzo universitario si predisposero i locali, progettati dall'architetto Giuseppe Piermarini, che nel 1778, anno di nascita ufficiale, ospitarono la "Imperial Regia Biblioteca Ticinese". La prima sede della Biblioteca fu dunque il Salone, detto poi Teresiano dal nome della fondatrice.

LETTO DA NOIIl libro di questa settimana parte da una provocazione che tocca da vicino tutti noi lettori: se leggere lib...
01/09/2026

LETTO DA NOI

Il libro di questa settimana parte da una provocazione che tocca da vicino tutti noi lettori: se leggere libri non serve, perché continuiamo a farlo?

Enrico Terrinoni, “Leggere libri non serve”

Il saggio di Terrinoni si apre con una tesi spiazzante: la lettura, se misurata con i parametri del profitto e dell’utilità pratica, non serve a nulla. Non produce ricchezza materiale né garantisce il successo, ma proprio per questo si sottrae alla logica secondo cui ciò che conta è soltanto ciò che produce un risultato concreto. Attraverso sette parole – profezia, sogno, infinito, eresia, coscienza, onda e silenzio – l’autore costruisce un percorso nella letteratura, mettendo in dialogo scrittori molto diversi tra loro, da Shakespeare a Virginia Woolf, da Joyce a Giordano Bruno. Le loro opere diventano un punto di partenza per parlare non soltanto di libri, ma anche di immaginazione e del modo in cui guardiamo il mondo. La lettura non deve avere una funzione precisa: sfogliare le pagine è un modo per creare empatia, allargare i confini della nostra coscienza, mettere in discussione ciò che davamo per scontato. In questo senso la lettura apre uno spazio oltre i confini delle nostre abitudini. Forse leggere non serve a qualcosa, serve a qualcuno. A noi.
“Noi leggiamo libri per non servire, e non servire significa capire altro per capire gli altri. Certo, anche per capire noi stessi, ma pure per non capirci, se questo vuol dire cogliere quello che di noi non sappiamo ancora, perché forse è situato al di fuori. La coordinata geografica della lettura dovrebbe essere chiamata ‘altritudine’. Attraverso questa nuova dimensione possiamo finire per ritrovarci persino dove non ce lo aspettiamo. […] Perché se c’è una cosa che descrive al meglio l’essenza dei libri è il fatto che rappresentano estensioni del nostro corpo – dato che la mente appartiene al corpo […]. Ma appartiene al corpo anche in quanto lo tiene a parte di questioni che per alcuni non gli appartengono. Come i sentimenti, ad esempio. O come i sogni”.

Potete leggerlo richiedendolo in prestito all'indirizzo e-mail
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Buona lettura!
Alessandra

LETTO DA NOIQuesta settimana vi consiglio una lettura originale che ci mostra che perdersi a volte non è così male!Loren...
25/08/2026

LETTO DA NOI

Questa settimana vi consiglio una lettura originale che ci mostra che perdersi a volte non è così male!

Lorenzo Marone, “Manuale pratico di smarrimento”

Con il suo consueto tono ironico e riflessivo, Lorenzo Marone costruisce un libro che non vuole offrire risposte definitive o ricette pronte per il successo, ma accompagnare il lettore dentro quella condizione di incertezza che prima o poi tutti sperimentiamo. Lo smarrimento, però, non viene raccontato come qualcosa da cui fuggire, ma come un’occasione per fermarsi e guardare con maggiore attenzione a noi stessi.
Attraverso riflessioni, episodi e considerazioni sulla vita di ogni giorno, l’autore affronta il bisogno di sentirsi all’altezza, la paura di sbagliare, il rapporto con il tempo e le relazioni, mettendo in discussione l’idea che sia sempre necessario avere un obiettivo preciso da raggiungere. In un mondo che ci chiede continuamente di essere efficienti, sicuri e performanti, l’autore rivendica invece il valore dell’incertezza e dell’errore.
Ne nasce un elogio gentile dello smarrimento come parte naturale del nostro percorso. Perché non avere sempre una risposta, cambiare strada o sentirsi fuori posto non significa necessariamente essere sulla strada sbagliata. Significa, semplicemente, essere umani.
“Questo manuale non promette soluzioni, né strategie vincenti, non cambia la vita, ma magari ti tiene un po’ di compagnia mentre cerchi di non farla cadere. Ti regala qualche diritto minimo, di quelli che nessuno ha mai pensato di mettere nella Costituzione: il diritto a non farcela, a non capire, a cambiare idea, a rimanere fermi, a smettere senza colpo ferire, a dimenticare il finale, anche se magari era bello. È uno spazio bianco dove appuntarsi le proprie ferite, dove il disordine ha diritto di cittadinanza e nessuno ti rimette in riga. […]
Un modo, forse, per sentirsi meno rotti. O, almeno, rotti con un certo stile”.

Potete leggerlo richiedendolo in prestito all'indirizzo e-mail
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Buona lettura!
Alessandra

Grazie a La Provincia pavese che vi anticipa la più grande novità del nostro settembre: Librària, la nuova sala accessib...
23/08/2026

Grazie a La Provincia pavese che vi anticipa la più grande novità del nostro settembre: Librària, la nuova sala accessibile e interattiva della Biblioteca Universitaria di Pavia.
Non vediamo l'ora di mostrarvela!!! 🤩

Care amiche, cari amici,da lunedì 24 agosto, ampliamo l'orario di apertura:- da lunedì a giovedì, 8.30-18.30- da venerdì...
21/08/2026

Care amiche, cari amici,
da lunedì 24 agosto, ampliamo l'orario di apertura:

- da lunedì a giovedì, 8.30-18.30
- da venerdì a sabato, 8.30-13.30
*** esclusivamente per il servizio prestito ***

Dopo aver inviato una mail a [email protected] ,dove indicherete i libri che vi interessano, potrete ritirarli accedendo alla biblioteca dal Cortile del Rettorato e restituirli, riponendoli nell'apposito contenitore rosso, accedendo dallo stesso cortile.

Vi aspettiamo!

LETTO DA NOIQuesta settimana scaviamo nei risvolti più oscuri e dolorosi dei legami di sangue, quando la famiglia si tra...
18/08/2026

LETTO DA NOI

Questa settimana scaviamo nei risvolti più oscuri e dolorosi dei legami di sangue, quando la famiglia si trasforma da rifugio a spietata prigione.

Núria Bendicho Giró, “Terre morte”

La storia si apre in modo brutale quando Joan, il figlio più fragile e indifeso di una numerosa famiglia contadina, viene trovato morto, ucciso da un colpo di fucile alla schiena. Lo sfondo è un casolare sperduto tra le montagne della Catalogna, un luogo completamente isolato dal resto della civiltà dove non ci sono testimoni esterni. Questo significa che l'assassino è uno di loro: chi ha sparato si è seduto alla stessa tavola degli altri e ha dormito sotto lo stesso tetto. La ricerca del colpevole diventa il pretesto per scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora domestico. In ogni capitolo l’autrice dà voce a un membro diverso della casa, ricostruendo un intreccio serrato di traumi generazionali, abusi e rancori taciuti per anni. Attraverso intensi flussi di coscienza, a tratti privi di punteggiatura, entriamo nella mente dei protagonisti e li scopriamo allo stesso tempo vittime e carnefici. Scopriamo una realtà familiare dominata da una madre dispotica e manipolatrice, al cui fianco c’è un padre assente e incapace di opporsi alla violenza crescente. L’isolamento geografico diventa così lo specchio di una famiglia incapace di sottrarsi alla propria spirale distruttiva, dove il dolore sembra essere diventato un destino.
“Mi ricordo che era una bella giornata e soltanto io mi ero fermato a guardare le nuvole. Erano lunghe e sottili e poi sparivano come gli uccelli scuri che volteggiavano e volavano via e tornavano e facevano avanti e indietro e non si lasciavano osservare per bene. […] Gracchiavano molto forte e io li seguivo, gridando e saltando come un animale, e così sopportavo l’attesa. L’attesa più lunga di tutte, quella che presto o tardi tocca a ognuno di noi”.

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Buona lettura!
Alessandra

LETTO DA NOIIl romanzo di questa settimana intreccia memoria familiare, storia collettiva e riflessione sul presente.Chr...
11/08/2026

LETTO DA NOI

Il romanzo di questa settimana intreccia memoria familiare, storia collettiva e riflessione sul presente.

Christian Raimo, “L’invenzione del colore”

Il protagonista, che porta il nome dell'autore, cerca di ricostruire la figura del padre Raffaele, chimico della Technicolor e tra gli artefici di una tecnica che ha contribuito a rivoluzionare il cinema a colori. La parabola dell’azienda, che rispecchia il boom economico e il successivo declino industriale italiano, si intreccia con i ricordi privati del rapporto padre-figlio. La vicenda familiare diventa un modo per raccontare un’epoca e le speranze di un’Italia profondamente cambiata nel corso dei decenni.
La trama non è lineare, ma l’autore costruisce un percorso fatto di associazioni, digressioni e continui rimandi tra passato e presente. Il ritorno ai ricordi diventa per il protagonista un modo per confrontarsi con il padre, con il lutto e con tutto ciò che del loro rapporto continua a vivere nel presente. La chimica dei colori cinematografici, che il padre maneggiava ogni giorno, diventa la metafora di un alfabeto emotivo che il figlio cerca di decifrare. Attraverso la storia della propria famiglia, Raimo riflette sul rapporto tra padri e figli, sulla formazione della propria coscienza e su ciò che resta delle speranze del Novecento. È un romanzo che invita a osservare il passato come qualcosa di vivo, capace di continuare a dare forma al nostro modo di guardare il mondo.
“Con la primavera, l’avevo sognato parecchie volte, mio padre. Spalle larghe, alto uno e sessantacinque, i capelli alla Einstein; aveva una barba di tre giorni appena imbiancata, e un corpo più magro e asciutto di quando era vivo, gli occhi come sempre scuri e limpidi […] Erano sogni non lunghi ma diluiti, questo amplificava l’intensità delle emozioni. Mi svegliavo con la sensazione che mi avessero dato dei piccoli colpi sulla gola durante il sonno. Io, non essendo stato educato a soffrire ma piuttosto a contemplarlo il dolore, riconoscevo la mia debolezza ma mi limitavo a considerarla un guasto del carattere”.

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Buona lettura!
Alessandra

Carissimi amici,grazie a La Provincia pavese che vi dà nostre notizie!Ci vediamo a settembre, buone vacanze e buone lett...
10/08/2026

Carissimi amici,
grazie a La Provincia pavese che vi dà nostre notizie!
Ci vediamo a settembre, buone vacanze e buone letture, non vediamo l'ora di riabbracciarvi 🥰

LETTO DA NOIQuesta settimana vi propongo un romanzo che indaga il significato della parola casa: non soltanto un luogo f...
04/08/2026

LETTO DA NOI

Questa settimana vi propongo un romanzo che indaga il significato della parola casa: non soltanto un luogo fisico, ma un intreccio di ricordi, legami e radici che rimane con noi anche quando siamo lontani.

Jeanine Cummins, "Parlami di casa"

La storia prende avvio quando Daisy, giovane donna cresciuta negli Stati Uniti, torna a Porto Rico e rimane coinvolta in un grave incidente durante un uragano. A partire da questo evento, il romanzo riporta alla luce la storia della sua famiglia e delle donne che l'hanno preceduta. Attraverso tre generazioni, Cummins ricostruisce un intreccio di migrazioni, separazioni, segreti e legami profondi. Alternando passato e presente, mostra come le esperienze delle generazioni passate continuino a lasciare un segno nella vita di chi raccoglie la loro eredità. Al centro del romanzo ci sono i rapporti familiari e il bisogno universale di trovare un luogo, reale o simbolico, in cui sentirsi accolti e compresi. La narrazione procede per frammenti e continui spostamenti temporali, accompagnando il lettore alla scoperta graduale dei personaggi e delle ferite che hanno segnato le loro vite. Emergono così temi come il senso di appartenenza, l’identità culturale e il rapporto con una terra da cui si può essere lontani, ma alla quale si rimane profondamente legati. Porto Rico non rappresenta soltanto lo sfondo della vicenda: diventa una presenza viva, capace di influenzare le scelte e il destino dei protagonisti. Ne emerge un romanzo che riflette sul significato della parola “casa” e su come il legame con le proprie origini possa rimanere vivo anche quando la distanza e il tempo sembrano averlo messo a dura prova.
“Quando Dolores si fermò sul pianerottolo e decise di tornare di corsa nella suite a recuperare la lettera, non pensò al motivo per cui voleva tenerla. Forse un giorno sarebbe diventata una prova, un promemoria, una specie di polizza assicurativa. Forse un giorno lei avrebbe avuto l’occasione di sbatterla su un tavolo chiedendo spiegazioni. O magari semplicemente non voleva che qualcun altro la trovasse, perché era una vergogna che quella lettera esistesse”.

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Buona lettura!
Alessandra

LETTO DA NOIQuesta settimana riflettiamo sui problemi legati alla crisi climatica, ma lo facciamo in un modo un po’ orig...
28/07/2026

LETTO DA NOI

Questa settimana riflettiamo sui problemi legati alla crisi climatica, ma lo facciamo in un modo un po’ originale.

Abel Quentin, “I quattro che predissero la fine del mondo”

All’inizio degli anni Settanta quattro giovani ricercatori partecipano a uno studio le cui conclusioni indicano che una crescita economica e demografica illimitata condurrà il pianeta verso il collasso. L’autore, però, sceglie di non raccontare questa vicenda come un saggio scientifico. Al centro del romanzo ci sono le loro vite, seguite nel corso dei decenni, mentre cercano di fare i conti con una scoperta destinata a segnare per sempre la loro esistenza. Quentin intreccia le vicende private dei protagonisti con i grandi cambiamenti politici e culturali degli ultimi cinquant’anni, mostrando come una scoperta scientifica finisca per trasformarsi anche in un dramma profondamente umano. La drammaticità dei temi trattati è bilanciata da un’ironia tagliente e un ritmo narrativo incalzante, che rende la lettura scorrevole senza rinunciare alla riflessione. I protagonisti diventano il simbolo della solitudine di chi comprende il pericolo prima degli altri e si scontra con una società incapace di mettere in discussione il mito della crescita infinita. È un romanzo che invita a interrogarsi sul perché continuiamo a ignorare problemi evidenti e su quanto la cecità del passato pesi ancora sul nostro presente.
“Quei risultati li isolavano dal resto del mondo. Un alveare gioioso circondava il loro campus, pieno di ragazze in salopette corte e giovani barbuti in jeans e T-shirt che chiacchieravano allegramente all’uscita dei corsi. Certo, c’erano anche gli inc****ti, che si rivolgevano ai passanti su Telegraph Avenue. E avevano pure ragione di esserlo […]. Ma quella era sempre e solo stata la parte irriducibile della violenza, quella che la prosperità non potrà mai sopprimere […]. La California trasudava indolenza e una vita matura e forte. Ma adesso i quattro sapevano: quell’indolenza, sul lungo termine, era minacciata”.

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Buona lettura!
Alessandra

*** Porta in vacanza (almeno) uno dei nostri libri! ***Da sabato 1° a lunedì 24 agosto ci trovi dal lunedì al sabato, da...
27/07/2026

*** Porta in vacanza (almeno) uno dei nostri libri! ***

Da sabato 1° a lunedì 24 agosto ci trovi dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 13.30, esclusivamente per il servizio prestito.

Dopo aver inviato una mail a [email protected], dove indicherai i libri che ti interessano, potrai ritirarlo entrando in biblioteca dal Cortile del Rettorato e restituirlo, riponendolo nell'apposito contenitore rosso, accedendo dallo stesso cortile.

Indirizzo

Strada Nuova, 65
Pavia
27100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 18:30
Martedì 08:30 - 18:30
Mercoledì 08:30 - 18:30
Giovedì 08:30 - 18:30
Venerdì 08:30 - 18:30
Sabato 08:30 - 13:30

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