Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone"

Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone", Biblioteca, Centro per le pari opportunità della Regione Umbria/Via Mazzini, 21, Perugia.

La Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone" - servizio del CENTRO PARI OPPORTUNITA' della Regione Umbria - ha l'obiettivo di diffondere e incentivare la produzione letteraria, artistica e scientifica femminile. La Biblioteca delle donne "Laura Cipollone" è un servizio del Centro per le pari opportunità della Regione Umbria e ha l'obiettivo di diffondere e incentivare la produzione letteraria, ar

tistica e scientifica femminile, di divulgare i saperi delle donne e di promuovere il dibattito intorno a questi temi. Dispone di documentazione e riviste specializzate, di un vasto patrimonio librario (oltre 9.000 volumi) suddiviso in differenti aree tematiche, concernente la produzione artistico-letteraria, filosofica, scientifica femminile, la storia delle donne, il pensiero della differenza, la cultura di genere e di pari opportunità, il femminismo e i movimenti delle donne. Promuove e organizza attività culturali, presentazioni di libri e riviste, iniziative editoriali, dibattiti, con particolare attenzione alla produzione delle donne umbre; rivolge la sua attività prevalentemente a studentesse, studenti e docenti dell'Università, all'associazionismo femminile e alle scuole proponendosi come luogo in cui le/gli utenti hanno non solo l'opportunità di leggere, fare ricerche, aggiornarsi, ma anche di incontrarsi, suggerire iniziative ed assumere un ruolo attivo. SERVIZI OFFERTI
- consultazione libri e periodici
-prestito a domicilio con tessere di iscrizione
-prestito interbibliotecario
-consulenze bibliografiche per ricerche e tesi di laurea
catalogo on-line

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. 𝘐𝘰 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. ❞— Carla Lonzi𝐂𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐋𝐨𝐧𝐳𝐢 non è una figura che si lascia r...
08/09/2026

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. 𝘐𝘰 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. ❞
— Carla Lonzi

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐋𝐨𝐧𝐳𝐢 non è una figura che si lascia raccontare facilmente. E forse è proprio questo il motivo per cui vale ancora la pena incontrarla.

Critica d’arte, scrittrice, femminista, è stata una delle voci più radicali del femminismo italiano. Con le sue parole ha messo in discussione il rapporto tra donne e uomini, il potere, la cultura, il corpo, il desiderio. E ha aperto domande che non hanno ancora smesso di interrogarci.

🎥 Abbiamo realizzato un video-racconto per avvicinarci a Carla Lonzi, alla sua storia e al suo pensiero. Non per raccontarla tutta - sarebbe impossibile - ma per offrire un primo incontro, suscitare curiosità e invitare ad andare oltre.

📚 Perché dopo il video ci sono le sue parole. Ci sono i suoi libri, le sue pagine, le sue idee. E ve**re a scoprirla attraverso i suoi libri, qui, nella nostra Biblioteca delle Donne, può essere il passo successivo.

Questo video è un invito a conoscerla.
E, magari, a lasciarsi ve**re voglia di leggerla.



Carla Lonzi (Firenze, 1931 – Milano, 1982) è stata una critica d'ar...

❝ 𝘐 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪. ❞🌍 𝗜𝗹 𝟰 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟵𝟱, 𝗮 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 ...
04/09/2026

❝ 𝘐 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪. ❞

🌍 𝗜𝗹 𝟰 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟵𝟱, 𝗮 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘃𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲: 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗹’𝘂𝗴𝘂𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗮 𝗮𝗳𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲.

Si apriva la 𝗤𝘂𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲, uno degli appuntamenti più importanti nella storia internazionale dei diritti delle donne. Oltre 17.000 persone parteciparono ai lavori ufficiali, mentre nel vicino Forum delle ONG di Huairou si riunirono circa 30.000 persone tra attiviste, rappresentanti di associazioni e organizzazioni della società civile.

🔥 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 𝗳𝘂 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼̀ 𝗰𝗼𝗻 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲. Non si trattava semplicemente di chiedere alle istituzioni maggiori opportunità per le donne, ma di mettere in discussione le strutture sociali, economiche e culturali che producevano e continuavano a riprodurre la disuguaglianza.

Da quella mobilitazione nacque la 𝗗𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗣𝗶𝗮𝘁𝘁𝗮𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, adottata da 189 governi e destinata a diventare uno dei principali riferimenti internazionali per l’uguaglianza di genere.

La sua forza stava anche nella capacità di leggere la condizione delle donne nella sua complessità. La Piattaforma individuava infatti dodici aree critiche sulle quali interve**re: dalla 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝘁𝗮̀ all’𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, dalla 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 ai 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝘀𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, dalla 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 alla condizione delle donne nei 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶, dal 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 e dall’autonomia economica alla partecipazione ai 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶.

E ancora i 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲, il ruolo delle 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, la rappresentazione nei 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮, il rapporto tra donne e 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 e, con particolare attenzione, i diritti delle 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲. Dodici dimensioni diverse, unite dalla stessa consapevolezza: la discriminazione non è un destino naturale, ma il risultato di rapporti di potere e di strutture che possono essere trasformati.

🌱 𝗘 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼.

Le donne riunite nel 1995 non chiedevano semplicemente di trovare un posto dentro un mondo costruito da altri. Chiedevano di poterlo cambiare: di decidere del proprio corpo e della propria vita, di avere accesso al sapere, al lavoro, alle risorse e al potere, di vivere libere dalla violenza e di essere riconosciute pienamente come soggetti politici.

Sono passati trentuno anni e quella Piattaforma continua a interrogarci, perché molte delle questioni che allora furono portate al centro dell’agenda internazionale - la violenza, l’autonomia economica, il lavoro di cura, la rappresentanza, l’autodeterminazione, il diritto alla salute - sono ancora questioni aperte.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼. Significa riconoscere la forza di quelle donne che, nel 1995, hanno contribuito a dare un nome alle disuguaglianze e a indicare gli strumenti per combatterle.

E significa continuare a raccogliere quella sfida, perché l’uguaglianza non è una promessa già mantenuta: è un processo da difendere, conquistare e rendere ogni giorno più reale.

❝ 𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘰. 𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰.❞— 𝘒𝘪𝘳𝘢𝘯 𝘋𝘦𝘴𝘢𝘪, 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢...
03/09/2026

❝ 𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘰. 𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰.❞
— 𝘒𝘪𝘳𝘢𝘯 𝘋𝘦𝘴𝘢𝘪, 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢

🌿 𝘕𝘢𝘵𝘢 𝘢 𝘕𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘋𝘦𝘭𝘩𝘪 𝘪𝘭 3 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 1971, Kiran Desai appartiene a una generazione di scrittori capaci di abitare più mondi contemporaneamente. Cresciuta tra India, Inghilterra e Stati Uniti, ha fatto della distanza, dello spaesamento e dell’identità sospesa alcuni dei luoghi più fertili della sua narrativa.

📚 È con 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢 (The Inheritance of Loss, 2006) che raggiunge la consacrazione internazionale, vincendo il 𝘔𝘢𝘯 𝘉𝘰𝘰𝘬𝘦𝘳 𝘗𝘳𝘪𝘻𝘦 nel 2006. Era allora la più giovane vincitrice del premio.

🏔️ Il romanzo si muove tra le montagne del Darjeeling, ai piedi del Kanchenjunga, e New York. In una vecchia casa coloniale vivono un giudice ormai anziano, la giovane nipote Sai e il cuoco, mentre la storia del figlio di quest’ultimo, Biju, emigrato negli Stati Uniti, procede lungo un’altra traiettoria di precarietà e solitudine.

Ma 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢 non è soltanto una storia di famiglia. È un romanzo sulla 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘪𝘵𝘢 come eredità: quella lasciata dal colonialismo, dalle disuguaglianze di classe, dall’emigrazione, dalla violenza politica e dal bisogno, spesso doloroso, di appartenere a un luogo. La critica ha sottolineato proprio questa capacità di intrecciare colonialismo, nazionalismo, globalizzazione, diaspora e conflitti di classe senza lasciarsi rinchiudere in una sola categoria interpretativa.

✍️ La scrittura di Desai procede per 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪, cambi di prospettiva, ironia e improvvise accensioni liriche. Il racconto passa dal comico al tragico, dal grottesco alla tenerezza, mentre il paesaggio diventa parte della storia tanto quanto i personaggi. La struttura stessa del romanzo — fatta di brevi sezioni e continui passaggi da una coscienza all’altra — restituisce quella sensazione di dislocazione che è al centro dell’opera.

🌱 Prima del Booker Prize era arrivato 𝘓𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘴𝘶𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘣𝘦𝘳𝘪, un esordio ironico e surreale che racconta la trasformazione di un giovane fallito in improvvisato santone, con una comicità già capace di osservare criticamente la società indiana.

E, dopo quasi vent'anni di silenzio narrativo, nel 2025 Desai è tornata con 𝘓𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘚𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘦 𝘚𝘶𝘯𝘯𝘺, un romanzo che l'ha riportata fino alla shortlist del Booker Prize.

💫 La sua letteratura sembra nascere proprio lì, nel punto in cui le appartenenze si incrinano: tra Oriente e Occidente, tra passato e presente, tra ciò che si è perduto e ciò che ancora può essere immaginato. Perché, nelle pagine di Kiran Desai, la perdita non è soltanto ciò che resta quando qualcosa finisce. È anche ciò attraverso cui impariamo a guardare il mondo.

01/09/2026
❝ 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘰̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘳𝘢𝘻𝘻𝘢. ❞✍️ Quando, a ventidue anni, Annie Ernaux scrive queste parole nel suo diario, n...
01/09/2026

❝ 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘰̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘳𝘢𝘻𝘻𝘢. ❞

✍️ Quando, a ventidue anni, Annie Ernaux scrive queste parole nel suo diario, non può ancora sapere che quella promessa finirà per accompagnarla per tutta la vita. Non sarà una vendetta affidata alla rabbia, ma alla memoria: scrivere per riportare alla luce ciò che la storia tende a lasciare ai margini, per dare un nome alle esperienze che per vergogna, convenzione o solitudine sono rimaste a lungo senza parole.

Nata il 1° settembre 1940 a Lillebonne, in Normandia, Ernaux cresce in una famiglia di piccoli commercianti e conosce presto la distanza che può aprirsi tra il mondo da cui si proviene e quello al quale l'istruzione consente di accedere. Quella distanza non verrà mai cancellata. Al contrario, diventerà una delle materie più profonde della sua letteratura: il desiderio di emanciparsi e, insieme, il senso di colpa per essersi allontanata, la lingua imparata sui libri e quella della famiglia, il corpo individuale e le regole sociali che lo attraversano.

📖 In "Il posto", il padre diventa il centro di un racconto che è anche il ritratto di un'intera classe sociale; in "La donna gelata" Ernaux guarda alla condizione femminile dentro la quotidianità domestica, raccontando la progressiva scoperta di quanto anche l'istruzione e l'indipendenza non bastino, da sole, a sottrarre una donna ai ruoli che le vengono assegnati. Con "L'evento" affronta invece uno dei nuclei più dolorosi della propria esperienza, l'aborto clandestino vissuto quando in Francia era ancora illegale, restituendo al corpo una storia che per troppo tempo era stata costretta al silenzio.

Poi arriva "Gli anni", il libro in cui la memoria personale sembra dilatarsi fino a contenere un'intera epoca. Le fotografie, le canzoni, le pubblicità, le trasformazioni del costume e della lingua accompagnano il passaggio del tempo, mentre la voce individuale si trasforma lentamente in una memoria collettiva. La vita di una donna diventa così anche la storia di ciò che è cambiato intorno a lei, e di ciò che, nonostante tutto, continua a ripetersi.

È forse questa la forza più singolare della sua opera: Ernaux ha saputo trasformare ciò che sembrava appartenere soltanto alla sfera privata in qualcosa che riguarda tutti. La vergogna, il desiderio, la maternità, l'aborto, l'amore, la malattia, l'invecchiamento, il rapporto con i genitori e con la propria origine sociale non sono mai, nei suoi libri, semplicemente fatti personali. Dentro ogni esperienza individuale si muovono la società, la classe, la storia e il modo in cui un'epoca insegna alle donne a stare al mondo.

🏆 Nel 2022, il Premio Nobel per la Letteratura ha riconosciuto proprio questa capacità, premiandola «per il coraggio e l'acutezza clinica con cui svela le radici, gli estraniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale».

31/08/2026
    🌹
31/08/2026

🌹

❝ 𝘐𝘭 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘰 𝘦̀ 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀.❞— 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘔𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰𝘳𝘪🌱 Ci sono rivoluzioni che comincia...
31/08/2026

❝ 𝘐𝘭 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘰 𝘦̀ 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀.❞
— 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘢 𝘔𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰𝘳𝘪

🌱 Ci sono rivoluzioni che cominciano con un gesto apparentemente piccolo: sedersi accanto a un bambino e decidere, prima di insegnargli qualcosa, di osservarlo davvero.

È da lì che passa una parte della straordinaria rivoluzione di 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫𝐢, nata a Chiaravalle il 31 agosto 1870. Una donna che ebbe il coraggio di entrare in territori nei quali, alla fine dell’Ottocento, una donna era ancora considerata un’eccezione e che, nel 1896, divenne la prima donna italiana a conseguire la laurea in Medicina, all’Università di Roma.

🩺 Ma il suo sguardo non si fermò alla medicina. Fu nell’incontro con l’infanzia che Montessori trovò la domanda destinata a cambiare la sua vita: che cosa accade se smettiamo di considerare il bambino come un essere da plasmare e cominciamo invece a riconoscergli una propria intelligenza, una propria volontà, un bisogno profondo di autonomia?

La risposta non fu soltanto teorica. Montessori la cercò nell’osservazione quotidiana, nei gesti dei bambini, nelle loro mani, nella loro capacità di concentrarsi quando l’ambiente offriva loro qualcosa di significativo da fare.

📚 Nel 1907, nel quartiere romano di San Lorenzo, nacque la prima "Casa dei Bambini". E lì prese forma un’idea destinata ad avere un impatto profondo sulla pedagogia del Novecento: 𝒊𝒍 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏 𝒅𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒂𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒊𝒗𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒆𝒅𝒖𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒎𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒂𝒈𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒄𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐.

Era un cambiamento radicale rispetto alla scuola tradizionale. Al centro non c’era più soltanto l’adulto che trasmette conoscenze, ma il bambino che impara attraverso l’esperienza, il movimento, la ripetizione, la scoperta e l’autonomia.

👐🏻 Anche l’ambiente diventava parte dell’educazione. Tavoli e sedie proporzionati al corpo dei bambini, oggetti accessibili, materiali costruiti per sviluppare progressivamente capacità sensoriali, motorie e cognitive: ogni elemento doveva permettere al bambino di fare da sé ciò che prima avrebbe fatto l’adulto al suo posto.

Da qui nasce uno dei principi più innovativi del metodo Montessori: “𝑨𝒊𝒖𝒕𝒂𝒎𝒊 𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒅𝒂 𝒎𝒆”. Non si trattava di abbandonare il bambino alla propria libertà, ma di offrirgli gli strumenti necessari per conquistare gradualmente indipendenza e responsabilità.

Anche il ruolo dell’insegnante cambiava. Non più necessariamente al centro della classe, come unica fonte del sapere, ma osservatore attento e guida discreta, capace di preparare l’ambiente e di riconoscere il momento giusto per interve**re. L’osservazione diventava così uno strumento pedagogico fondamentale: conoscere il bambino significava guardare come apprende, quali interessi manifesta, quali difficoltà incontra, quali possibilità sta sviluppando.

🌿 Le conseguenze di questa impostazione andarono ben oltre le "Case dei Bambini". Il pensiero montessoriano contribuì a rafforzare, nella pedagogia contemporanea, idee che oggi ci sembrano quasi ovvie ma che allora erano tutt’altro che scontate: l’importanza dell’esperienza diretta nell’apprendimento, il rispetto dei tempi individuali, la centralità dell’autonomia, l’attenzione alle differenze tra i bambini e il valore educativo di un ambiente progettato in funzione delle loro esigenze.

La sua pedagogia si inserì così nel grande movimento di rinnovamento dell’educazione che, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, mise in discussione la scuola autoritaria e trasmissiva e cercò nuove strade per rendere l’apprendimento più attivo e aderente alla vita del bambino. Il metodo Montessori, nato da un’osservazione rigorosa e da una pratica educativa concreta, divenne uno dei sistemi pedagogici più conosciuti e diffusi a livello internazionale.

✨ Ma forse la sua eredità più profonda non sta in un insieme di materiali, esercizi o regole da applicare. Sta nel modo in cui Montessori ci ha insegnato a pensare l’infanzia.

Guardare un bambino significa, per lei, trovarsi davanti a una persona in costruzione, non a un contenitore da riempire. Significa riconoscere che l’educazione non consiste soltanto nel trasmettere ciò che sappiamo, ma nel creare le condizioni perché qualcun altro possa scoprire ciò che ancora non sa di poter essere.

E questa idea, a distanza di più di un secolo, continua a interrogare la scuola e chiunque abbia a che fare con la crescita di una persona.

🌸 Nel giorno della sua nascita, la Biblioteca delle Donne Laura Cipollone ricorda Maria Montessori, medico e pedagogista, pioniera di un’educazione che ha spostato lo sguardo dall’adulto al bambino e ha fatto dell’autonomia, dell’esperienza e della fiducia nelle capacità individuali alcuni dei suoi principi fondamentali.

Perché educare, in fondo, non significa decidere in anticipo chi qualcuno dovrà diventare. Significa avere abbastanza fiducia da offrirgli uno spazio in cui possa scoprirlo.

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢. 𝘝𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦.❞🌿 Il 28 agosto 1924, a Dunedin, in Nuova Zelan...
28/08/2026

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢. 𝘝𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦.❞

🌿 Il 28 agosto 1924, a Dunedin, in Nuova Zelanda, nasceva 𝗝𝗮𝗻𝗲𝘁 𝗙𝗿𝗮𝗺𝗲, una scrittrice che avrebbe conosciuto molto presto quanto possa essere pericoloso lasciare che siano gli altri a decidere chi siamo.

Cresciuta in una famiglia numerosa e modesta, Janet amava i libri e le parole. Sua madre aveva scritto poesie e in casa la letteratura non era qualcosa di lontano, riservato agli altri: era una possibilità, un modo di guardare il mondo. Janet avrebbe voluto insegnare, ma soprattutto desiderava diventare scrittrice. La vita, tuttavia, avrebbe preso una strada completamente diversa da quella che aveva immaginato.

🕊️ Nel 1947, dopo una serie di lutti e una profonda crisi personale, venne ricoverata in un ospedale psichiatrico. Le fu diagnosticata la schizofrenia, ma quella diagnosi era sbagliata. Per otto anni passò da un istituto all’altro, sottoposta a numerose sedute di elettroshock, mentre la sua identità veniva progressivamente sovrapposta a quella che gli altri avevano deciso per lei: una donna malata, fragile, incapace di tornare alla vita.

Eppure, anche dentro gli ospedali, Janet continuava a scrivere.

📖 Nel 1951 terminò una raccolta di racconti, 𝘓𝘢 𝘭𝘢𝘨𝘶𝘯𝘢 𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦, che vinse nel 1952 un importante premio letterario neozelandese. La notizia arrivò in ospedale proprio quando era stata presa in considerazione per sottoporla a una lobotomia. L’intervento venne annullato.

È uno di quegli episodi in cui la realtà sembra assumere, per un istante, la forma di un romanzo: un libro che arriva dall’esterno delle mura dell’istituto e interrompe un destino che sembrava già scritto.

🌺 Ma sarebbe ingiusto ricordare Janet Frame soltanto per essere scampata alla lobotomia grazie alla letteratura. Perché la sua grandezza non sta soltanto nella vicenda biografica, per quanto drammatica, ma nella scrittura che da quella vicenda seppe nascere.

In 𝘝𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘤𝘲𝘶𝘢, pubblicato nel 1961, Frame tornò all’esperienza degli ospedali psichiatrici attraverso la storia di Istina Mavet, una donna che trascorre anni dentro le istituzioni. Non è un’autobiografia, ma un romanzo potente e doloroso, nel quale il mondo dell’ospedale viene raccontato dall’interno e le persone che lo abitano smettono di essere semplicemente “pazienti” per tornare a essere esseri umani, con la loro memoria, le loro paure, i loro desideri e la loro irriducibile complessità.

🌙 In 𝘎𝘪𝘢𝘳𝘥𝘪𝘯𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘶𝘮𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘪 𝘤𝘪𝘦𝘤𝘩𝘪, invece, la scrittura di Frame diventa ancora più visionaria e inquieta, attraversando il silenzio, l’isolamento e il rapporto fragile fra ciò che accade dentro di noi e ciò che gli altri credono di vedere. È una letteratura che non offre risposte semplici e non si lascia chiudere dentro una sola interpretazione.

📚 Nei suoi libri — tra cui 𝘎𝘳𝘪𝘥𝘢𝘯𝘰 𝘪 𝘨𝘶𝘧𝘪, 𝘝𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘶𝘯’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦 e 𝘜𝘯 𝘢𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘵𝘢𝘷𝘰𝘭𝘢 — Janet Frame continuò a tornare sulla memoria, sulla solitudine, sull’infanzia e su quella sottile distanza che spesso separa una persona dal resto del mondo.

Ma è proprio nell’autobiografia 𝘜𝘯 𝘢𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘵𝘢𝘷𝘰𝘭𝘢 che la sua storia acquista una forma compiuta: non la storia di una “malata mentale” che è riuscita a guarire, ma quella di una donna alla quale era stata attribuita un’identità e che, lentamente, attraverso la scrittura, si è ripresa il diritto di raccontarsi.

💭 Forse è questo ciò che colpisce di più, rileggendo oggi la sua vicenda. Perché le parole con cui descriviamo una persona possono diventare molto più potenti della persona stessa. Possono finire per sostituirla, per restringerla, per convincere persino chi le pronuncia di sapere tutto ciò che c’è da sapere.

Janet Frame ha conosciuto sulla propria pelle il peso di quelle parole. E ha risposto costruendo, libro dopo libro, una lingua che non accetta di semplificare gli esseri umani.

🌸 La sua scrittura guarda con particolare attenzione a chi rimane ai margini, a chi non trova facilmente il proprio posto, a chi viene considerato strano o diverso. Ma non lo fa con pietà. Lo fa con una forma di rispetto profondo, quasi ostinato, restituendo a quelle persone ciò che ogni definizione rischia di togliere: la loro complessità.

Nel 1990 Jane Campion portò sullo schermo la sua autobiografia con il film 𝘜𝘯 𝘢𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘵𝘢𝘷𝘰𝘭𝘢, facendo conoscere al grande pubblico la ragazza dai capelli rossi che aveva attraversato gli ospedali psichiatrici ed era diventata una delle più importanti scrittrici neozelandesi del Novecento.

✨ Janet Frame morì nel 2004, nella sua Nuova Zelanda, dopo aver dedicato una vita intera alla letteratura. Non aveva bisogno di essere trasformata in un simbolo, né di essere ricordata soltanto per ciò che le era accaduto.

Era, prima di tutto, una scrittrice.

E forse oggi, nel giorno della sua nascita, il modo più bello per ricordarla è proprio questo: tornare alle sue pagine e ascoltare quella voce che per tanto tempo altri hanno cercato di definire, correggere, rinchiudere.

Una voce che alla fine è rimasta libera. 📖🌿

28/08/2026

Clara Sereni: il 28 agosto 80mo anniversario della nascita. Intervista a Benedetta Tobagi di Noi Donne, La presidente del Premio Letterario Nazionale Clara Sereni illustra il valore culturale e sociale dell’iniziativa nel campo editoriale che ha anche u

Indirizzo

Centro Per Le Pari Opportunità Della Regione Umbria/Via Mazzini, 21
Perugia
06121

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone" pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare